Raccolta fondi per il Giappone

L’associazione culturale “Fons Perennis” organizza una raccolta fondi per il
sostegno alla popolazione del Giappone.
L’intero importo sarà devoluto all’iniziativa organizzata dalla.
Croce Rossa Giapponese
Domenica 3 aprile
dalle ore 12 alle ore 15
Maccarese,
Viale Castel San Giorgio 225
Offerta prevista di 15 €
Durante l’incontro verrà
offerto un rinfresco.

Nessuno Sconto!

Siamo stati educati, continuiamo ad esercitarci e per quel che la nostra umiltà ce lo consente, 
cerchiamo di educare alla virtù. 
Adesso che il vostro mondo va in rovina, 
volete giustificarvi dalla responsabilità mortale di aver educato i vostri figli solo ad un agonismo economico? 
No, nessuno sconto. Pagherete caro, pagherete tutto!
AzionePuntoZero

Ma non doveva essere nel 2012?

In Giappone c’è stato un terremoto fortissimo. Poi un maremoto. Mentre si cerca ancora di capire a quante migliaia di persone ammonti la somma di morti e dispersi (che poi in questi casi sono, purtroppo e praticamente, la stessa cosa), una delle numerose centrali nucleari ha fatto tilt e dopo due esplosioni se ne attendono altre. Le radiazioni, comunque vada, sono già state disperse nell’atmosfera.
In Libia c’è una rivolta, dopo due settimane di sangue l’Onu ha ora deciso l’intervento e l’Italia ha offerto sette basi per far bombardare da terzi il territorio libico. Per la cronaca, noi dalla Libia importiamo due prodotti: il gas naturale e gli immigrati disperati. Ovviamente, il primo cesserà di arrivare e i secondi si moltiplicheranno.
In Palestina è ricominciata la criminalizzazione di Hamas e in Irlanda del Nord quella dell’Ira. Una volta al mese, una bara torna avvolta dal tricolore dall’Afghanistan.
Al potere c’è ancora Berlusconi e all’orizzonte nessuno che sia pronto a sostituirlo. Al Quirinale in compenso c’è Napolitano.
Vogliono fare la discarica di Roma ad Allumiere e la centrale nucleare a Montalto.
Per il resto, va tutto bene.
P.S.: chi abbia notizie del “resto” che va bene, è pregato di informare AzionePuntoZero e soprattutto il Calabrone, che ne ha un gran bisogno, nei commenti. Grazie.

AMO LA MIA PATRIA, ma non come è stata fatta

da una ristretta cerchia d’intellettuali distanti dal popolo 

combattuta da potenze straniere  

ai danni di un sud depredato e violentato

di Gianfredo Ruggiero

Nella prima metà dell’800 l’Italia centro settentrionale era divisa in una moltitudine di statarelli arretrati e in profondo ritardo sulla rivoluzione industriale che, partendo dall’Inghilterra, stava cambiano il volto dell’Europa.
Nel sud d’Italia la situazione era molto diversa. Il meridione, dopo essere stato faro di civiltà con la Magna Grecia prima e la Roma Imperiale poi, attraversò un periodo di decadenza causato dalle continue dominazioni straniere e le successive vessazioni dei vicerè spagnoli.
La rinascita del sud avvenne nel 1816 con la costituzione del Regno delle Due Sicilie, uno Stato italiano del tutto indipendente retto da sovrani italiani che riprese il cammino di modernizzazione e di progresso culturale avviato da Federico II, il più grande imperatore che l’Italia abbia mai avuto dai tempi di Roma.
Sotto la dinastia dei Borboni (a tutti gli effetti napoletani) fu avviata la riorganizzazione delle amministrazioni locali cui fu data ampia autonomia (antesignana del federalismo municipale con cui oggi si baloccano i leghisti), fu dato grande impulso all’industria sia metallurgica che cantieristica, all’agricoltura, alla pesca ed anche al turismo, segno di un diffuso benessere.
Le ferrovie, inventate nel 1820, ignote in Italia, fecero la loro prima apparizione a Napoli (1839). Nel 1837 arrivò il gas e nel 1852 il telegrafo elettrico.
La riforma agraria pose fine alle leggi feudali e permise di bonificare paludi e di incrementare l’agricoltura.
Grande impulso fu dato alla cultura, all’arte e alle scienze: il teatro San Carlo, primo al mondo, fu costruito in meno di un anno. In quegli anni sorsero il Museo archeologico, l’Orto Botanico, l’Osservatorio Astronomico, l’Osservatorio Sismologico Vesuviano, la Biblioteca Nazionale, l’Accademia delle Belle Arti, l’Accademia Militare la Nunziatella.  Scuole pubbliche e conservatori musicali erano presenti in ogni città.
L’Università di Napoli, divenne al pari della Sorbona di Parigi, il più grande polo culturale dell’Europa.
Lo sviluppo industriale fu travolgente con 1 milione e 600mila addetti contro il milione e 100 del resto d’Italia. I primi ponti in ferro in Italia, opere d’alta ingegneria, furono realizzati in quegli anni.
Le navi Mercantili del Regno delle Due Sicilie solcavano i mari di tutto il mondo e la sua modernissima flotta, costruita interamente nei cantieri navali meridionali, era seconda solo a quella Inglese. Nel 1860 contava oltre 9.000 bastimenti e nel 1818 era stata varata la prima nave a vapore italiana.
Le industrie tessili e metallurgiche si svilupparono in tutto il Regno  (solo quella di Pietrarsa dava lavoro ad oltre mille operai a cui si aggiungevano i settemila dell’indotto).
Nel Regno delle Due Sicilie la disoccupazione era praticamente inesistente e così l’emigrazione (per tornare a questa situazione bisognerà attendere gli anni trenta del ‘900). Gli sportelli bancari, altro segno di sviluppo economico, erano diffusi in ogni paese. E’ qui che videro la luce i primi assegni.
La Sicilia, la Campania ed il basso Lazio erano ricchissimi di reperti archeologici etruschi, greci e romani che affiancati da musei e biblioteche diedero un impulso alla costruzione di alberghi e pensioni per accogliere i numerosissimi visitatori. Sorsero così le prime agenzie turistiche italiane.
Carlo III di Borbone fondò l’Accademia di Ercolano che diede l’avvio agli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano. Oggi Pompei è una delle città più visitate al mondo.
La sanità non era da meno con oltre 9mila medici usciti dalle Università meridionali che operavano in ospedali e ospizi sparsi in tutto il territorio. Il Regno delle Due Sicilie poteva vantare la più bassa mortalità infantile d’Italia.
Le strade erano sicure e la mafia, che soprattutto oggi affligge il sud e non solo,  non esisteva neppure come parola.
Dal punto di vista amministrativo il Regno del Sud godeva ottima salute, non a caso la Borsa di Parigi, allora la più grande al mondo, quotava il Regno al 120 per cento, ossia la più alta di tutti i Paesi.
Nella conferenza internazionale di Parigi nel 1856 fu assegnato al Regno delle Due Sicilie il premio di terzo paese del mondo, dopo Inghilterra e Francia, per lo sviluppo industriale.
Come mai allora Garibaldi con soli mille uomini riuscì ad abbattere un Regno così ben organizzato e sostenuto dal suo popolo?
Per dare risposta a questa domanda dobbiamo prima capire chi fece realmente L’Unità d’Italia.
A partire dai fratelli Bandiera, che sbarcati a Cosenza il 16 giugno 1844 per organizzare la sollevazione popolare furono invece accolti dai forconi dei contadini, tutti i tentativi di insurrezione popolare, dalla Repubblica romana del 1849 di Mazzini ai moti carbonari, ebbero risultati effimeri perché il popolo era del tutto assente e disinteressato (a parte qualche malessere che sfociava in deboli rivolte).
Al nord, dominato dagli austriaci, l’insofferenza era invece marcata, ma per motivi economici e non certo per idealismo patriottico.
Di Italia Unita si parlava solo nei ristretti circoli intellettuali liberali e nei palazzi della politica piemontese. Il minuscolo regno dei Savoia era infatti smanioso di allargare i suoi confini e di contare sullo scacchiere europeo.
La prima e unica guerra risorgimentale condotta in prima persona dai piemontesi contro l’Austria    comunque affiancati da regolari e volontari di altri stati italiani, tra i quali ben 16 mila napoletani guidati da Guglielmo Pepe – si trasformò in un disastro per le truppe sabaude.
La seconda guerra d’indipendenza che portò all’annessione della Lombardia fu vinta grazie all’apporto della Francia di Napoleone III che a Magenta  il 4 giugno 1859 sconfisse gli austriaci costringendoli alla resa. Al generale francese Patrice De Mac Mahon, artefice della vittoria, a Magenta è stato  – giustamente – dedicato un monumento.
La terza guerra per la conquista del Veneto fu vinta grazia agli accordi con la Prussia di Bismarck. La condotta delle truppe sabaude fu deludente e ancor di più quella della marina sonoramente battuta dagli austriaci nella battaglia di Lissa.
Anche la tanto mitizzata presa di Roma avvenne grazie agli stranieri e non certo per il valore dei soldati piemontesi. I bersaglieri del generale La Marmora poterono infatti attraversare trionfanti la Breccia di Porta Pia e sconfiggere i pochi soldati svizzeri posti a protezione del Papa solo perchè seppero approfittare dei rovesci militari della Francia contro la Germania che costrinsero Napoleone III nel 1870 a ritirare le sue truppe a difesa dello Stato Pontificio.
Le Guerre d’Indipendenza furono pertanto vinte più dall’abile diplomazia di Cavour che dal sangue italiano e, cosa ancor più deprimente, senza alcun coinvolgimento popolare. A Parte le gloriose cinque giornate di Milano, fatto rimasto sostanzialmente isolato.
Riunito sotto la corona Sabauda quasi tutto il nord, i Savoia volsero lo sguardo al ricco e prospero Regno del Sud contro il quale attivarono, ancor una volta, la loro spregiudicata diplomazia per ottenere il sostegno dell’Inghilterra.
L’Inghilterra, che vedeva nel Regno delle Due Sicilie un pericolosissimo concorrente marittimo, fu ben felice di assecondare le mire espansionistiche piemontesi.
Si attivarono sopratutto i circoli massonici inglesi, a cui erano affiliati i padri del risorgimento da Mazzini a Garibaldi e lo stesso Cavour, per fornire quegli enormi finanziamenti necessari per corrompere generali e ammiragli borbonici e spingerli al tradimento. Una cifra enorme fu stanziata a tal scopo da Albert Pike, Gran Maestro Venerabile della massoneria di Londra, e da Lord Palmerston Primo Ministro della Regina Vittoria.  
Ma erano veramente mille i garibaldini? Certamente! Ma ogni giorno sbarcavano sulle coste siciliane migliaia di soldati piemontesi congedati il giorno prima e protetti dalla flotta Inglese dell’ammiraglio Mundy, a questi si unirono i soldati borbonici passati al nemico per denaro insieme ai loro generali Landi e Anguissola.
Da mille che erano i garibaldini divennero in pochissimi giorni oltre 20.000, una vera e propria armata d’invasione sotto mentite spoglie. Infatti non vi fu alcuna dichiarazione di guerra.
Il 13 febbraio 1861 cadeva la fortezza di Gaeta, ultimo baluardo borbonico. Per tre mesi, tanto durò l’assedio dell’isola, la città fu martoriata dai bombardamenti navali. Eroico fu Francesco II, il giovane Re napoletano, ed eroica fu la sua consorte Regina Sofia e l’intera popolazione che si strinse attorno ai loro sovrani nella strenua difesa della loro libertà.
Ignobile fu invece il comportamento del generale piemontese Cialdini che non esitò un istante a scagliare oltre 160 mila bombe per massacrare l’intera popolazione su ordine di Cavour.
Con la capitolazione di Gaeta finì il glorioso Regno delle Due Sicilie che aveva fatto dell’Italia meridionale uno Stato autonomo ed indipendente, prospero e moderno. E da quel giorno iniziò l’inesorabile declino del sud reso possibile dalla incapacità e disinteresse dello Stato unitario prima e post fascista poi.
Nel 1860 – e qui arriviamo al vero motivo che spinse lo statarello piemontese a inventarsi l’Unità d’Italia – il debito pubblico del Piemonte ammontava alla somma di oltre un miliardo di lire di allora, una voragine spaventosa che il piccolo Stato Sabaudo con i suoi 4 milioni di abitanti mai e poi mai sarebbe riuscito a colmare per l’arretratezza della sua economia montana.
Nel 1861, quando avvenne l’unificazione del Nord con il sud, il Patrimonio aureo dell’Italia Unita era di 668 milioni di lire oro. Ebbene di questi ben 443 provenivano dal Regno delle Due Sicilie e solo 8 dalla Lombardia (il resto dagli altri stati annessi).  Questa enorme massa di denaro proveniente dal sud permise di rimpinguare le disastrate casse del Regno di Savoia e a dare vigore alla sua asfittica economia.  
Appena sbarcato in Sicilia il primo obiettivo di Garibaldi fu…la zecca di Palermo per impossessarsi dei 5 milioni di ducati in oro depositati.
Nei dieci anni successivi i piemontesi effettuarono un vera e propria opera di spogliazione. Svuotarono le casse comunali, quelle delle banche, saccheggiarono le Chiese e smontarono i macchinari delle fabbriche per rimontarli al nord. Agevolati in questo dai molti notabili meridionali subito accasati, per denaro e potere, alla corte del nuovo sovrano.
Nelle casse piemontesi finirono inoltre gli enormi proventi dalla vendita dei beni ecclesiastici confiscati e del demanio borbonico.
Lasciando per sempre il suo Regno Francesco II disse profeticamente: “il nord non lascerà ai meridionali nemmeno gli occhi per piangere”.
Quello che il giovane Re napoletano non poteva prevedere era l’ondata repressiva, i massacri di contadini, la fucilazione dei renitenti alla leva, i villaggi bruciati, le brutali violenze con tanto di esposizione di teste mozzate ad opera della soldataglia piemontese che per dieci anni avrebbero martoriato il suo ex-Regno. Spiace evidenziarlo, ma a macchiarsi le mani di sangue innocente furono in gran parte i bersaglieri.
Alcuni giornali stranieri (la censura del governo al riguardo era rigorosa) pubblicarono delle cifre terrificanti nonostante fossero sottostimate: nel solo primo anno di occupazione vi furono 8.968 fucilati, 13.529 arrestati in gran parte deportati nei campi di concentramento e “rieducazione” al nord, 6 paesi dati alle fiamme, 12 chiese saccheggiate. Complessivamente si parla di un milione di contadini uccisi e decine di villaggi rasi al suolo. La chiusura per decreto di un numero imprecisato di scuole e di Chiese. (Vittorio Gleijeses: La Storia di Napoli, Napoli 1981 – Isala Sales: Leghisti e sudisti, Laterza Editore 1993 – Antonio Ciano: I Savoia ed il massacro del sud, ed. Granmelo, Roma 1996).
Antonio Gramsci, nato in Sardegna ma originario di Gaeta, parlando della questione meridionale ebbe a dire”…lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori compiacenti tentarono di infamare con il marchio di briganti”.
I briganti per l’appunto…tutti i figli maschi erano obbligati, pena la fucilazione, a prestare il servizio militare per sparare ai loro fratelli del sud. Per chi si rifiutava non restava altra via che quella dei monti, braccati con l’infamante etichetta di “briganti”.
Tanta ignominia ai danni del sud ha provocato delle profonde ferite che ancora oggi stentato a rimarginarsi, alimentate in questo dalle posizioni di supponenza etnica e di antimeridionalismo del partito di Bossi.
Per tentare di unire veramente l’Italia, per superare i contrasti con la Chiesa e per sradicare il fenomeno mafioso bisognerà attendere l’avvento del Fascismo: il Concordato del ’29 pose fine al contenzioso con la Chiesa di Roma, il grande programma di opere pubbliche e di bonifica diede lavoro ai giovani meridionali e la politica repressiva del Regime, con il Prefetto Mori, costrinse la mafia ad emigrare in America (per poi tornare al seguito delle truppe di liberazione).
Oggi festeggiamo il centocinquantesimo anniversario della proclamazione del Regno d’Italia (e non dell’unità d’Italia, come viene erroneamente detto, che avverrà solo dopo la Prima Guerra mondiale e con l’annessione di Fiume del ’24). Brindiamo pure, caro Presidente della Repubblica, ma non dimentichiamoci della Storia, se vogliamo guardare al futuro.
Nonostante tutto: Viva L’Italia, la nostra Patria!
Gianfredo Ruggiero, presidente del Circolo Culturale Excalibur – Varese

Santa Marinella – Sinistri Tricolori Festeggianti

Qualche giorno fa, a seguito di una premonizione sciamanica scrivevamo “A questo punto, non volendo profetizzare strane alchimie, ci mancano solo centrosinistri, progressisti, ambientalisti e neocomunisti che festeggiano il 17 Marzo “sventolando il tricolor…” …. rimanete connessi!”

La lista civica “Un’Altra Città è Possibile”, l’associazione degli ex combattenti e reduci, il Circolo del PRC/Federazione della Sinistra danno appuntamento a tutti i cittadini, i partiti politici, le associazioni, il 17 marzo 2011, alle ore 10.00, presso il Monumento ai Caduti in piazza Unità d’Italia, per ricordare il grande significato di questa ricorrenza e per deporre una corona di fiori, in onore di tutti coloro che hanno combattuto per regalarci un paese unito e democratico.
Intervenite numerosi!

 
Guardacaso stamattina che succede? Il centro città tempestato di palloncini tricolori a firma Pd, manifesti affissi da Rifognazione con Bandiera tricolore e sinistrorsi misti in corteo con bandiere sulle quali fino a 10 anni fa sputavano. A questo punto ci chiediamo… un infame pentimento o vile opportunismo? Come può essere che per decenni (solo un mese fa sugli spalti di qualche stadio)  il solo mostrare il tricolore era sinonimo di fascismo, ed invece ora no? Allora……. alle acque della salvazione….. a li lavacri!

Riprendiamo da Internet

C’era un tempo in cui,coloro che oggi fanno i “patriottici” i Tricolori li bruciavano in piazza.Sentirsi Italiani era una vergogna,un insulto.

C’era un tempo in cui,i poliziotti impedivano ai giovani missini di portare la Bandiera in piazza,era ritenuta una “provocazione”.

C’era un tempo in cui,un giovane 16enne missino foggiano salì sul pennone del Comune di Trieste, allora sotto amministrazione britannica, per appendere il Tricolore.Gli  spararono, lo uccisero. Nessuno si sdegnò.

C’era un tempo in cui un simpatico signore cattolico,si vantava di NON essere italiano, essendo egli nato a Trento.Vendette gli italiani agli Stati Uniti. La chiamarono “Liberazione”.

C’era un tempo in cui il suo partito,col Trattato di Osimo,svendè parte del territorio nazionale alla Yugoslavia.Il 90% della Provincia di Gorizia,per esempio.La stessa città fu amputata di una sua porzione,divenne Nova Gorica,Yugoslavia.

C’era un altro signore molto pacioso e sorridente,che sognava un Repubblica Socialista Sovietica sotto il dominio dell’Urss. Scatenò una guerra civile. Il sangue del fratello contro il sangue del fratello.

Il partito di questo signore combattè armi alla mano per rafforzare le mire dello Yugoslavo. Politicamente e militarmente, servirono altri paesi, in nome della loro ideologia internazionalista.

C’era un tempo in cui questi due signori fecero la Costituzione. Scoppiazzando il meglio del periodo che avevano condannato e combattuto, ma vedendosi bene dall’applicarlo…

C’era un tempo in cui i sindacalisti CGIL gettarono a Bologna sui binari il latte destinato a donne e bambini esuli da Istria e Dalmazia. E ad Ancona, vennero accolti dai Giovani Comunisti a pietrate, increduli.

Oggi i loro eredi sventolano la “Retorica” dell’Unità d’Italia, mentre l’hanno sempre disprezzata e umiliata.

Erano gli stessi che sputavano addosso ai Reduci al ritorno dalla Grande Guerra.

NON sono la NOSTRA Italia, in verità per noi NON sono neanche l’Italia.

L’Italia NON si serve con le parole, ma nei fatti.

PuntoZero, si è approssimato a questo evento con la sobrietà che da sempre lo contraddistingue. Con la visione di film non conformi, letture, studio. Martedì scorso siamo andati ad assistere ad un recital sulle ragioni del Regno del Sud e confrontandoci abbiamo cercato le ragioni, le cause, abbiamo imparato molte cose, le date, il sacrificio e gli eroismi di tutte le aprti in causa. Siamo giunti ad una conclusione molto amara.
Il patriottismo di questi giorni è una roboante parata di cartapesta. Scartata la confezione retorica, resta in mano ben poco, e questo poco è insufficiente a far parlare dell’Italia come di un’esperienza riuscita di cui andare fieri. 17 marzo 2011: il patriottismo senza patria.
Destrorsi indifferenti, clericali cerchiobbotisti, sinistrorsi pentiti. Alla fiera dell’opportunismo mancano solo le lacrime …..  In compenso questa sera vi paghiamo un’altra cenetta. Bella Festa. 

Ladispoli: 15 marzo Terroni 150 Anni di Menzogne

Una amministrazione comunale del comprensorio, quella di Ladispoli, che si distingue dall’asfittico clima di bolse e sterilizzate celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia . Il guaio è che le altre non sentono l’anniversario come dovrebbero da esponenti di centrodestra e non lo avvertono come leghisti e alto-atesini che si rifiutano di festeggiarlo. Gli scivola addosso, come tutto il resto, approfittando magari di qualche festicciola qua e là per riaffermare il loro uso delle istituzioni….. A questo punto, non volendo profetizzare strane alchimie, ci mancano solo centrosinistri, progressisti, ambientalisti e neocomunisti che festeggiano il 17 Marzo “sventolando il tricolor…” …. rimanete connessi!

“In occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unita’ d’Italia anche la cultura darà un prezioso contributo ad una giornata che vuole essere un momento di festa e di riflessione per tutti i cittadini di Ladispoli”. Con queste parole l’assessore alla cultura, Daniela Ciarlantini, ha annunciato che martedì 15 marzo alle ore 21,15 lo Spazio Polifunzionale di via Yvonne De Begnac avrà l’onore di ospitare l’anteprima nazionale dello spettacolo “Terroni 150 anni di menzogne” di Roberto D’Alessandro tratto dal libro di Pino Aprile. Uno spettacolo che si avvarrà delle musiche originali eseguite dal vivo da Mimmo Cavallo e band.
“Abbiamo scelto questo spettacolo – spiega l’assessore Ciarlantini – per ribadire la necessità di far conoscere al maggior numero di persone possibile la storia dell’unità d’Italia, della sua economia, di quanto fino ad ora taciuto dalla storiografia ufficiale sugli eccidi compiuti durante la lotta al brigantaggio, sugli squilibri tra nord e sud su cui fu basata tutta l’economia del nascente Regno D’Italia. Su come di fatto l’Unità D’Italia fu un atto di conquista sleale e scorretto da parte del Piemonte a danno del Regno delle due Sicilie. Un’opera teatrale che certamente susciterà l’interesse dei cittadini che siamo certi affolleranno lo Spazio Polifunzionale di via Yvonne De Begnac dove l’ingresso sarà gratuito”. Sempre per la cultura, mercoledì 23 marzo alle ore 18 è in programma la conferenza musicale “L’inno svelato” a cura del conferenziere del Quirinale Michele D’Andrea. L’inno svelato non è né una lezione né una conferenza, ma una passeggiata fra le pieghe della storia ufficiale con il passo dell’ironia e del disincanto. “Al centro della narrazione il nostro inno – ha proseguito l’assessore Ciarlantini – attorno al quale ruotano le curiosità e gli aneddoti che ne hanno accompagnato la nascita, il successo, il significato, l’attuale percezione. Non mancano i confronti con gli inni degli altri Paesi, veri e propri forzieri di retroscena tanto sorprendenti quanto sconosciuti. Chiacchierata musicale è il sottotitolo dell’incontro. Ed è proprio attraverso la musica che si riusciranno a comprendere le vicende della nazioni e dei suoi simboli, guardando finalmente al nostro Risorgimento con una prospettiva diversa. Da Bobby Solo a La Marsigliese, da My darling Clementine a Tottigol, la musica è il filo rosso che lega il canto alla storia. Un legame strettissimo, perché in tutte le epoche e latitudini, la narrazione musicale ha raccontato i fatti, portandoli fin negli angoli più remoti”. Anche per questo appuntamento l’ingresso è libero.

Belfast: scontri tra nazionalisti e lealisti [Da RINASCITA]

Gli incidenti sono scoppiati dopo che per la seconda volta in una settimana è stata danneggiata una chiesa cattolica
Sale di nuovo la tensione in Irlanda del Nord: razzi e molotov negli scontri tra nazionalisti e lealisti. Le violenze hanno avuto luogo nell’area di Lower Newtownards Road attorno alle 22 ora locale, dopo che per la seconda volta in una settimana era stata danneggiata con vernice rossa, bianca e blu la facciata della chiesa cattolica di San Matteo a Belfast.
La calma è stata riportata nella tarda serata dall’intervento delle forze di polizia (Police Service of Northern Ireland – Pnsi) e di alcuni membri della comunità locale, che si sono adoperati per fermare i dimostranti. Un rappresentante del Sinn Fein, Niall O’Donnghaile, in linea con quanto deciso negli ultimi anni dal suo partito favorevole ad accordi con gli occupanti britannici, ha dichiarato che è giunta l’ora che questi incidenti vengano fermati. “L’onere rimane a carico dei genitori dei giovani coinvolti, ma anche della Psni che ha bisogno di riprendere il controllo della situazione. Fino a poco tempo fa la Psni era stata in grado – con risorse limitate – di prevenire ogni focolaio di disordini, così hanno bisogno di rivalutare e stimare” i pericoli, ha proseguito O’Donnghaile. Gli ha fatto eco il rappresentante del Partito socialdemocratico e laburista (Sdlp), Seamas de Faoite, che ha definito l’attacco contro la chiesa come “estremamente deludente”, denunciando la rabbia dei cattolici per il vandalismo dei lealisti. Tensioni che sono esplose per le continue violazioni dei lealisti contro la comunità cattolica, dalle parate che rievocano ogni anno la sconfitta dei cattolici da parte dei protestanti britannici, fino ai recenti atti vandalici contro i siti culturali e religiosi dei nazionalisti irlandesi. Stanchi per le ripetute provocazioni e vessazioni i giovani nazionalisti di Belfast hanno sfogato ancora una volta la loro rabbia scontrandosi con i loro avversari di sempre. I protestanti sono avvertiti, la battaglia per l’indipendenza nazionale continua.

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=7024
(11 Marzo 2011) – AzionePuntoZero Gentilmente ringrazia la redazione di Rinascita

"Una scelta d’amore" – CineAperiCena [recensione]

Praterie, folletti, birra nera: certo. Ma anche bombe, sofferenza, violenze e ribellismo di un’isola che non vuole tracciati confini, né impiantate colonie, su di essa. L’Irlanda a tutto tondo è questo, non si ferma alle belle canzoni degli U2 e alle cartoline di verdi colline e brume e scogliere.
Azionepuntozero, con il mese di marzo, ha così puntato l’occhio e il cuore sull’estremo nord-ovest d’Europa, ritrovandosi al solito posto per la proiezione di “Una scelta d’amore”. Marzo è il mese di San Patrizio, ma il 1 marzo fu anche il giorno nel quale Bobby Sands decise di rifiutare, per la prima volta, il pasto nel H block di Long Kesh. 
Introdurre l’argomento non è stato facile. Ha richiesto serietà, come serio deve essere l’approccio di chi decide di interessarsi a questa grande ed epica storia d’Irlanda. Grande perché ha chiamato a raccolta energie profonde di un intero popolo così come di singoli uomini; epica perché, fino ai giorni nostri, in essa rimane radicato il riferimento alle origini. Quindi storia di Irlanda, ma ancor prima degli uomini e delle donne d’Irlanda, e di come questa gente che vuole esser nazione, libera e indipendente.
A 30 anni di distanza, a disturbare la cena a noi spettatori è stata solo la visione della Thatcher in apertura di film: poi la storia, tra parti romanzate e rigorosa ricostruzione documentale ha rinfrescato a tutti noi la memoria sul sovrumano sacrificio degli hunger strikers, ma anche sul loro esempio di militanza, basato sulla rinuncia, su corsi di gaelico ed esercizi ginnici tenuti in cella, sulla fedeltà ai valori religiosi. A noi lo sforzo, riflettendo su quegli eventi, di unirci a quegli uomini, al loro stesso sogno…magari riusciremo ad immaginare Bobby Sands che ci passa il corno del mitico antico eroe Cuchulainn affinché almeno una volta nella vita, anche noi chiameremo un’adunata.
Un insegnamento quindi, che è andato aldilà della chiacchierata che ha seguito la proiezione e che si è successivamente spostata su temi geopolitici odierni.
Ringraziamo tutti coloro sono intervenuti, certi che la serata ha lasciato il segno!