Lettera aperta di Dora Liguori a Roberto Benigni

Gentile Signor Benigni,
         una mancanza di obiettività quando si affronta la storia, sia pure a fini spettacolari, crea sempre dei  danni; se poi la mancanza proviene da lei, che di certo è un personaggio straordinario o come spessissimo dice, riferendosi ad altri “memorabile”, e lo fa attraverso il mezzo più mediatico esistente – la televisione-  questo danno diviene assolutamente grave sino a raggiungere l’offesa.
        Pertanto mi consenta, come direbbe qualcuno, di fare alcune precisazioni al suo lungo, e peraltro in certi momenti esaltante, monologo sui prodromi dell’Unità e conseguente lettura del famoso inno di Mameli.
         Prima osservazione: Cavour, a differenza di Mazzini e Garibaldi,  non è morto povero ma, grazie alle possibilità consentitegli anche dal suo ruolo di politico, anzi di primo ministro del regno Sabaudo, divenne ricchissimo attraverso ben orchestrate e poco ideali operazioni speculative in Borsa.
         Seconda osservazione: il regno del Borbone non era il peggiore d’Italia sul piano delle persecuzioni agli esponenti del (giustissimo) pensiero liberale, figlio dell’illuminismo, bensì lo era proprio il Regno di Piemonte e Sardegna che fece perseguitare, arrestare, torturare e condannare a morte il più alto numero di patrioti liberali (Mazzini e Garibaldi compresi, anche se quest’ultimi scamparono, alla morte, fuggendo). I Savoia divennero, solo dopo, per quelle storture tipiche delle esigenze politiche e soprattutto economiche, assertori delle dottrine liberali; conversione avvenuta non tanto per unire il Nord con un Sud che massimamente disprezzavano, bensì per unire le loro disastrate casse con quelle pingui del regno dei Borbone. L’Unità consentì, infatti, la sopravvivenza della loro dinastia almeno fino al 1946.
         Terza osservazione: l’Unità non fu movimento di popolo ma azione, come sopra detto, di pochi gruppi di liberali, per lo più esponenti dell’aristocrazia del Nord e dell’alta borghesia, i quali, in “fortunata combinazione” con interessi internazionali inglesi (leggasi zolfo siciliano e apertura del canale di Suez) nonché interessi finanziari dei Rotschild in Francia, preordinarono ed effettuarono una specie di “golpe” nel meridione. Per questa azione molto poco idealistica (i primi ad essere traditi, dopo, furono proprio i principi liberali) fu raccolta una somma ingente presso i “fratelli” inglesi e americani, utile ad ammorbidire pensiero ed azioni dei vertici militari borbonici e consentire, per l’appunto, il cosiddetto golpe o meglio invasione del Sud. D’altra parte scoprire che il denaro sia l’arma più efficace per combattere e ribaltare diritti e ragioni delle genti è una storia antica come il mondo.
         Ultima osservazione, o in questo caso omissione da parte sua: Mameli e Novaro avevano vent’anni quando decisero di rischiare la vita per testimoniare i loro nobili ideali, e pertanto meritano rispetto; lei però dimentica che avevano vent’anni anche le migliaia di giovani del Sud i quali, per un’ideale, altrettanto rispettabile, quale quello di difendere la propria terra invasa proditoriamente, furono fucilati, senza processo, o deportati per trovare morte nei tremendi lager allestiti, appositamente, dai Savoia in Piemonte.
Non pensa che anch’essi, meritino pietà e rispetto?
         Signor Benigni, lei ha scelto di fare una delle arti fra le più antiche ed onorabili della tradizione artistica, ovvero il “giullare”, uomo al quale, per le capacità ironiche ed istrioniche, tutto veniva consentito dire dal potente di turno. E spesso il giullare fu l’unico che seppe elevare la sua coraggiosa voce a difesa della verità e dei vinti. Ebbene, non tradisca, oggi, quest’antica missione per porsi, lei, ultimo vero giullare, in controtendenza, del tutto dalla parte dei vincitori.
         La prego, pertanto, per le nobili motivazioni di cui sopra, di divenire testimone di come tutte le vittime della raggiunta unità, abbiano diritto ad un identico pietoso ricordo e rispetto. Anzi mi permetta di sottolineare che proprio l’alto tributo di sofferenza pagato dal Sud ha finito col rendere, particolarmente cara e imprescindibile, a noi meridionali, la raggiunta, anche se ancora incompleta, almeno moralmente, unione.
        Termino, pregandola, se non vuol tenere conto delle mie parole, di porgere attenzione, vista la sua stima per Garibaldi, alle severe parole che, proprio il 17 Marzo 1861, in occasione dell’apertura dei lavori del primo Parlamento italiano, il Generale  profferì, a Torino. Esse furono parole accusatorie per i terribili avvenimenti che erano intervenuti e che proseguivano nel martorizzato Sud: dicasi guerra civile, dopo e a causa della sua conquista.
         In virtù di queste premesse, e per quanto di tragico è comunque accaduto, per tutte le vittime di Nord e Sud, e in sintonia anche con il pensiero di Garibaldi, il 17 di marzo, non crede che, forse, sarebbe più appropriato il suggerire agli italiani non di festeggiare ma di celebrare l’Unità d’Italia?

Le Idee a Posto – Adriano Romualdi

Essere di Destra [di Adriano Romualdi]

Essere di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo, o la democrazia o il socialismo.

Essere di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici, progressistici, materialistici che preparano l’avvento della civiltà plebea, il regno della quantità, la tirannia delle masse anonime e mostruose.

Essere di Destra significa in terzo luogo concepire lo Stato come una totalità organica dove i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto “a ciascuno il suo” non significa uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa.

Infine, essere di Destra significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea, e — in nome di questa spiritualità e dei suoi valori — accettare la lotta contro la decadenza dell’Europa.

Adriano Romualdi

CineAperiCena – BRIGANTI! [recensione]

Ci sarà un manipolo di italiani che non saluterà i 150 dell’Italia unita con semplice patriottismo da folklore, ma con consapevolezza di ciò che il processo di unificazione scritto nella storia ha comportato, in fatto di sangue e sofferenza, per molta parte del popolo italiano. Questo manipolo sarà tra l’altro, ben cosciente, che i rappresentanti delle istituzioni utilizzeranno proprio l’anniversario solo ed esclusivamente per continuare ad autoleggittimarsi come autentici rappresentanti di un Popolo che non li conosce più, non li elegge più, non sa nemmeno chi sono o che fanno.
Merito della proiezione di “Li chiamarono Briganti”, film di Pasquale Squitieri che al tempo della sua uscita (si era nel 1999) ebbe il grosso merito di attirare critiche pressoché unanimi in “arco costituzionale”, il che è soltanto un pregio.
Al “Solito Posto” dopo una breve introduzione al tema da parte di un membro di Punto Zero e la distribuzione del foglio informativo di lotta (richiedilo a cst.aurhelio@gmail.com), abbiamo apericenato, assistito alla proiezione e poi discusso brevemente degli spunti offerti dal film. È doloroso avere una così brutale conferma delle vene contaminate presenti nel processo storico che ha portato all’Italia Unita: il ruolo allora giocato da Massoneria, borghesia sabauda, organizzazioni criminali mafiose e potentati stranieri (come il ruolo dell’Inghilterra), è stato foriero di sovversione e morte, in particolare nelle Regioni del Sud, aprendo quella Questione Meridionale che per certi versi mai è stata chiusa, di cui si comprendono bene le radici nella trama, che gira attorno alla figura del brigante lucano Carmine Crocco.
Da questo, l’esigenza di una virile e matura consapevolezza delle storture che in quell’imbuto della Storia si sono riversate a danno del popolo e che non possono essere, dimenticate o nascoste sotto il tappeto delle celebrazioni. Non per questo, bisogna lasciarsi andare a sentimentalismi, neo-leggittimismi, filoborbonismi o altri sofismi che lasciano il tempo che trovano. Si tratta solo di avere una visione matura e consapevole delle proprie radici e della propria identità storica e culturale, anche intesa come Patria e Nazione, in una visione organica e tradizionale della vita e del mondo: un esercizio che deve continuare a rappresentare la stella polare dell’azione di ogni comunità e singolo militante.
Il prossimo appuntamento per la CineAperiCena è il 1° Marzo con la video proiezione del Film “Una Scelta d’Amore” che non è lo smielato film con Julia Robert ma una pellicola che narra le vicende relative alla lotta di liberazione irlandese dal giogo inglese. 
Per chi crede nella fedeltà agli ideali, è sicuramente un film su cui riflettere. Ventuno persone pronte a morire per qualcosa in cui avevano sempre creduto, un sacrificio comunitario forse troppo
snobbato e dimenticato dalla storiografica contemporanea internazionale.
Una buona occasione di riflessione per arrivare al 17 marzo, giorno di San Patrizio, festa nazionale dei nostri fratelli irlandesi.

10 Febbraio – Civitavecchia

La pattuglia di azionepuntozero, stamattina di buon’ora ha onorato i martiri delle Foibe, come già indicato nel precedente post, con dignità, rigore e rispetto. Ci siamo recati presso il Parco Martiri delle Foibe ed abbiamo lasciato un mazzo di fiori. Abbiamo trovato la solita incuria e le solite scritte sui muri che infangano la memoria di questa tragedia italiana. Ci occuperemo anche di questo. La memoria si onora con l’azione.

10 Febbraio – Santa Marinella

Si, oggi è il 10 Febbraio, il “Giorno Del Ricordo” per i Martiri delle Foibe e gli Esuli istriani, dalmati e giuliani.Una ferita ancora aperta, una data che va ricordata con rispetto, senza retorica e senza inutili quanto dannose rappresentazioni flokloristiche. E’ con questo spirito che ci approssiamo a questa data. E’ per tale ragione che questa mattina ci siamo recati a Civitavecchia e dopo un momento di riflessione abbiamo lasciato un mazzo di fiori, la stessa cosa faremo a Santa Marinella questa sera alle 19.00 presso il “Giardino”. Siamo passati stamattina per un sopralluogo ed abbiamo trovato una scena da far bruciare il sangue nelle vene.

Ci verranno a dire che i “Giardini dei Martiri delle Foibe” sono in ristrutturazione, che questo e che quest’altro. Una amministrazione comunale degna di questo nome non avrebbe dovuto far trascorrere questo giorno, lasciando in questo stato l’unica isola della memoria per questa tragedia italiana. Non si smentiscono mai. Utilizzano le istituzioni per fare le belle parate senza avere un minimo di memoria e di rispetto per le cose che hanno un valore senza avere un prezzo.
Per il prossimo anno fateci un favore, segnatevelo sull’agenda, per quest’anno vergognatevi….

AGENDA AZIONEPUNTOZERO

Gli Appuntamenti del mese di Febbraio
8 Febbraio, solito posto ore 19.30, proiezione film “Li chiamarono …. Briganti”
Cineforum, apericena, dibattito introduzione su Unità d’Italia e Risorgimento
10 Febbraio “Giorno del Ricordo” appuntamento presso
Monumento ai Martiri delle Foibe a Civitavecchia, ad inviti
Parco Martiri delle Foibe a Santa Marinella, ad inviti
19 Febbraio Tivoli – Scuderie Estensi, concerto con La Vecchia Sezione e SKOLL ore 21.00
26 Febbraio Conferenza, mostra videodocumentario, concerto, 
Una voce controvento a Raido – ROMA
La Storia della Musica Alternativa, in collaborazione con LORIEN, LA FENICE, CANTIRIBELLI, ARCHIVIO NON CONFORME
27 Febbraio Fondazione RSI, Incontro con i Combattenti,
Cicogna – Terranuova bracciolini – Arezzo, aperto
1 Marzo, solito posto, ore 19.30, proiezione film “Una scelta d’amore”
Cineforum, apericena, dibattito introduzione su Irlanda del nord e lotte di liberazione nazionale, ad inviti
Per ulteriori informazioni inviare mail a cst.aurhelio@gmail.com