Riflessioni su Risorgimento ed Unità d’Italia

Continuiamo la pubblicazione di importanti contributi sulle questioni relative all’unità d’Italia, al risorgimento ed al rapporto con la destra radicale e moderata.

«ALL’ITALIA DI OGGI SERVONO ÉLITES

PORTATRICI DI UNA CULTURA UNITARIA»

Intervista al prof. Sandro Consolato

ROMA – Nel Risorgimento italiano le idee federaliste non mancano. Molti pensatori vedono proprio in questo modello organizzativo lo sbocco del processo unitario nazionale. In ambito moderato, ad esempio, ben prima del 1861 si progetta una Italia federale, come somma degli Stati esistenti, guidata da una figura carismatica e super partes (il pontefice). A sostenere questa linea è, principalmente, Vincenzo Gioberti, secondo il quale il Risorgimento non consiste nella creazione di una civiltà nuova, bensì nel riannodarsi del filo della storia nazionale. Una reinterpretazione del presente, insomma, fondata sui valori specifici e le qualità indiscutibili del “genio” italico (pelasgico, dorico, romano, ma anche, più modernamente, cattolico). Queste riflessioni sono la base di partenza per un colloquio più ampio sul centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, con il prof. Sandro Consolato. Nato a Bagnara Calabra nel 1959 è laureato in Filosofia a Messina, dove risiede e insegna Italiano, Latino e Storia nei Licei. Consolato è uno studioso di storia delle religioni e dei rapporti tra politica, religione ed esoterismo. Ha pubblicato il saggio “Julius Evola e il Buddhismo” (SeaR, Borzano RE, 1995) ed ha collaborato alle riviste “Arthos” e “Politica Romana”. Cura dal 2001 per la casa editrice romana “I libri del Graal” la rivista di studi storici e tradizionali “La Cittadella”. È già intervenuto nel dibattito sui centocinquant’anni dell’Unità con un ampio articolo apparso sul quotidiano “Il Foglio”, anticipazione del suo libro “Dell’elmo di Scipio. Risorgimento, storia d’Italia e memoria di Roma”, la cui uscita è prevista per il 2011.

Entriamo subito nel vivo dell’argomento. Il Risorgimento fu davvero la resurrezione del mito di Roma per la nazione italiana o, come ormai si contesta da più parti, può definirsi un semplice processo di espansione del Regno di Sardegna?

«Il Risorgimento propriamente detto è un fenomeno storico che occupa un tempo abbastanza lungo, dalla fine del ‘700 fino al 1870, e di cui l’estrema appendice è la Grande Guerra, nella misura in cui poté apparire come la IV guerra di indipendenza. In questo arco di tempo ci stanno dentro molte cose, uomini e idee tra loro anche molto diversi, ma il dato fondamentale di ciò che chiamiamo Risorgimento è l’aspirazione, inizialmente coltivata da delle minoranze intellettuali e poi da strati sempre più vasti della popolazione di tutta l’Italia, all’unità e all’indipendenza nazionali. Il mito di Roma (nel senso di Roma antica) non fu, nel processo risorgimentale, sempre presente o gradito a tutti coloro che volevano l’unità. Esso fu proprio soprattutto alla sinistra risorgimentale e ricevette un grande impulso dall’esperienza della Repubblica Romana del 1849. Il mito di Roma è presente in un veneziano come Foscolo e in un lucano come Lomonaco in età napoleonica, in Mazzini, in Garibaldi, in Amari, in Crispi e anche in un Quintino Sella più tardi. Silvio Spaventa, esponente meridionale della Destra storica, giustificava il suo progetto di nazionalizzazione delle ferrovie, osteggiato dai moderati toscani, con il fatto che a Roma le strade erano dello Stato… Comunque sia, fu sentimento comune di tutti i patrioti, anche dei moderati, non troppo inclini al mito alfieriano e mazziniano della Terza Roma, che l’Italia avesse dei diritti storici all’unità e all’indipendenza dati dal suo grande passato, e la massima grandezza era stata indubitabilmente quella di Roma antica. Che l’inno di Mameli evochi la Roma degli Scipioni, le coorti eccetera, è un fatto che mi sembra già significativo. Quanto a chi ritiene il Risorgimento “un semplice processo di espansione del Regno di Sardegna”, può avere ragione solo se bada a quelli che furono i sentimenti di una parte del mondo sabaudo (in particolare di quello militare). La realtà è diversa. Si possono riconoscere degli squilibri tra le regioni d’Italia dopo l’unificazione, ma vederli tutti come effetto della cosiddetta “conquista regia” è sbagliato: tra l’altro il cuore del Regno di Sardegna, il Piemonte, di fatto nel Regno d’Italia non mantenne un ruolo veramente egemonico, come è stato invece il caso dell’Inghilterra nella creazione della Gran Bretagna. L’Italia arriva al cinquantenario del Regno, nel 1911, complessivamente cresciuta, e ha un peso politico, militare, economico che prima, spezzettata, non aveva, che nessuno stato regionale aveva».

Ma allora quali questioni ci pone, oggi, l’unità d’Italia. Questo Paese può dirsi, oggi, davvero unito?

«Il problema dell’Italia non è l’unità. Il problema è la cattiva politica, la diffusa corruzione, la criminalità organizzata e il suo intreccio tentacolare con il mondo economico e politico. È un grave errore dire, tanto a Nord come a Sud, che tutti i nostri mali derivano dall’unificazione nazionale. Sarebbe più corretto dire, con particolare riferimento al Sud, che l’Unità non sanò tutta una serie di problemi che c’erano già prima: la forte corruzione in campo amministrativo, ad esempio.

Non crede che le attuali spinte secessioniste, sempre più forti, del Nord pongano di nuovo, clamorosamente dopo centocinquant’anni, il problema della possibile perdita dell’indipendenza politica dell’Italia sullo scacchiere europeo?

«Sì, io temo che la secessione possa essere una prospettiva reale. In Europa si è dimostrato che si può secedere anche senza violenza, come nel caso della Cecoslovacchia e come potrebbe accadere in Belgio. Al Nord certuni pensano che, liberatisi dal Sud, una repubblica settentrionale sarebbe un grande paese, in grado di contare di più. In realtà la repubblica del Nord finirebbe per entrare nell’orbita dell’egemonia tedesca, probabilmente. E vi è chi, tra i leghisti, guarda apertamente con favore a tale prospettiva. Tutti hanno potuto vedere certi servizi televisivi in cui militanti leghisti si dichiaravano idealmente sudditi degli Asburgo e così via».

Le speranze suscitate dall’Illuminismo e i valori della Rivoluzione francese furono alla base dello Stato unitario intrecciandosi con i richiami alla tradizione, alla Roma degli antichi padri. Quale può essere, invece, il nostro orizzonte futuro? Quali ideali di riferimento possono, a suo avviso, rilanciare quello spirito unitario?

«La rivoluzione francese, o meglio, la successiva invasione francese dell’Italia, portò un grande scossone politico-militare nella Penisola, uno scossone senza il quale forse l’unità sarebbe stata raggiunta molto più tardi, e probabilmente in forma diversa. Ma l’idea unitaria non è l’effetto dell’influenza francese: essa nelle élites italiane è una vocazione presente da molto tempo, e con una forte relazione con la cultura letteraria di tali élites, che è una cultura unitaria. Un positivo orizzonte futuro si potrà delineare se in Italia torneranno ad esserci delle élites portatrici di una cultura unitaria capaci di divulgare e rendere popolari certe idee, e di connettere tali idee, il che è compito della politica, ad una rinascita dello Stato e delle virtù civiche, ad un rilancio dell’economia nazionale e, soprattutto, ad una vera e propria rivoluzione nel Meridione».

Concentriamoci sul Sud. Una più attenta storiografia ha rivelato come, ad esempio e per taluni aspetti, il brigantaggio sia stato una forma di guerra civile nata nel nostro Mezzogiorno dopo l’annessione al Regno d’Italia. Nell’attuale gap tra Nord e Sud, caratterizzato dalla forte emergenza criminale del nostro Mezzogiorno, ci portiamo ancora dietro i segni di quelle vicende a suo avviso?

«Che il cosiddetto “brigantaggio” sia stato una forma di guerra civile non è una novità, da un punto di vista storiografico. Il fatto è che questo tema sta piuttosto diventando una moda, correlata all’attuale crisi del sentimento nazionale. Comunque, la divaricazione tra Nord e Sud a mio avviso oggi non va letta andando indietro al 1860. Oggi questa divaricazione sta aumentando rispetto a solo vent’anni fa, poiché l’attenzione verso il Meridione non è aumentata ma è diminuita. Il problema fondamentale del Sud sono le sue classi dirigenti, le quali hanno tutelato solo i propri privilegi e creato consenso solo attraverso il clientelismo e lo sperpero del denaro pubblico, prima nazionale e ora anche europeo. Le classi dirigenti hanno anche guastato ciò che vi era di sano nel popolo meridionale, che non era affatto un popolo di fannulloni, visto che per lo più era formato da contadini che lavoravano sodo dalla mattina alla sera. Quanto alla criminalità, va detto chiaramente che va distinta dal fenomeno del brigantaggio postunitario. Se si guarda bene, questo interessò delle aree che non sono quelle storiche della ‘ndrangheta e della camorra: la Basilicata, ad esempio. Gli avvenimenti tristi di allora possono aver lasciato dei segni negativi nella popolazione, quali quelli del sentire lo Stato come qualcosa di estraneo quando non nemico».

Una certa interpretazione storica sostiene che nel Risorgimento italiano sia stata assai limitata la partecipazione della masse popolari del Sud, soprattutto contadine, agli eventi che hanno caratterizzato l’unità nazionale e che il Risorgimento stesso possa essere considerato, in effetti, una sorta di rivoluzione mancata per il nostro Mezzogiorno. Che pensa a tale proposito?

«Le masse popolari in tutta Italia, a quell’epoca, erano costituite sostanzialmente dai contadini. E da questo punto di vista, l’estraneità al processo risorgimentale riguarda tanto i contadini del Veneto quanto quelli del Sud. I contadini erano molto legati alla Chiesa, e il loro massimo di partecipazione, nel ’48 nel Lombardo-Veneto ad esempio, si ha quando anche il clero prende posizione anti-austriaca. Al Sud pure vediamo una parte del clero con sentimenti antiborbonici, e questo spiega come vi siano preti, monaci e suore che salutano favorevolmente Garibaldi nel 1860. Allo stesso tempo nel mondo contadino ci si aspetta anche, da Garibaldi, un miglioramento sociale ed economico, che di fatto per i contadini non ci fu. Quello che però bisogna evidenziare, parlando del Risorgimento e del Meridione, è che non è affatto vero che il Sud fu estraneo al processo risorgimentale, che lo subì come una iniziativa voluta e venuta dal Nord. Come emerge anche in un film come “Noi credevamo” (di cui qui non voglio evidenziare i limiti e gli errori da un punto di vista storico), il Sud fu parte attivissima dei moti indipendentistici, ed espresse delle élites, sia nell’aristocrazia che nella borghesia (anche quella piccola, artigiana) che sacrificarono vita, privilegi e beni nella lotta antiborbonica, e questo non va assolutamente dimenticato. Vorrei anche sottolineare che un uomo come Crispi, figura importante della sinistra risorgimentale meridionale, è vero che attua la repressione dei fasci siciliani, ma immediatamente vara un suo proprio progetto di legge agraria per la Sicilia che era il più avanzato che fosse mai stato proposto, volto alla creazione di un vasto ceto di piccoli proprietari terrieri, e questa volta non più sottraendo terre ai demani o alla manomorta ecclesiastica ma al latifondo privato. Tale progetto purtroppo fallì, insieme al resto della sua politica, con la sua caduta, voluta da un grande fronte che andava dai latifondisti siciliani legati al marchese di Rudinì ai gruppi industriali del Nord ostili alla politica coloniale e meridionalistica del presidente del Consiglio, gruppi straordinariamente in sintonia con la sinistra socialista settentrionale».

Per chiudere, con quali auspici e speranze, a suo avviso, ci accingiamo a festeggiare questi centocinquant’anni di storia unitaria del nostro Paese?

«Noi dobbiamo festeggiare i centocinquant’anni dello Stato unitario non per dirci che tutto è andato magnificamente ieri e procede benissimo oggi, ma per sottolineare che a quel risultato, che trova pieno compimento solo con la liberazione di Trento e Trieste nel 1918, si è giunti grazie ad una aspirazione di secoli delle menti più alte di tutta l’Italia e con il sacrificio di tanti uomini e non poche donne che hanno creduto in una Italia unita che fosse anche una Italia grande e migliore. I centocinquant’anni devono servire, più che a una celebrazione, ad un esame di coscienza della nazione, a ritrovare le ragioni, le nuove oltre che le vecchie, per cui è comunque meglio che l’Italia sia unita (con o senza federalismo) piuttosto che divisa. Oggi, poi, guardare al Risorgimento può anche dare un salutare modello al mondo politico: in poche altre occasioni i diversi “partiti” politici (e nel Risorgimento ve ne erano diversi anche entro i due grandi schieramenti dei liberal-moderati e dei democratici) hanno saputo anteporre uno scopo grande ed unico (allora l’indipendenza e l’unità nazionali) ai propri progetti di organizzazione dello Stato, dell’economia e della società (anche se bisogna riconoscere che personalità come Mazzini dovettero registrare amarissime delusioni dal raggiungimento di quello che consideravano il fine prioritario, una volta che questo si realizzò nelle forme politiche e socio-economiche volute essenzialmente da Cavour)».


Francesco Pungitore

da www.ildomani.it (che gentilmente ringraziamo) di lunedì 27 dicembre 2010

Dal 14 Gennaio scarica il nostro Ebook !

“2010: un anno musicalmente scorretto”. Così si intitola il nostro ebook sugli ultimi trecentosessantacinque giorni della Musica Alternativa, giorni segnati da nuovi album e straordinari ritorni. Al suo interno troverete info su Skoll, Zetazeroalfa, Hobbit, Aurora, Amici del Vento, Gabriele Marconi e tanti altri ancora. Come sempre il download sarà gratuito. Appuntamento allora al 14 Gennaio!

http://www.cantiribelli.com/dal-14-gennaio-scarica-il-nostro-ebook  

Nessun Futuro Senza Memoria [recensione]

Civitavecchia 9 Gennaio 2011 
 
Aria pura al SOLITO POSTO.
Incontri i camerati di vecchia data, come immagini di fiori dai balconi la domenica mattina e sorrisi a ricordare i tempi andati. Ma no, non solo quello: d’altronde la nostra comunità è particolarmente allergica ai “nostalgismi”. C’era di più: innanzitutto quel piacevolissimo dovere che risponde al nome di testimonianza. Poi la continuità ideale, la torcia che passa di mano in mano attraverso le generazioni rischiarando la notte funebre della modernità. Infine la visione organica del mondo, che si riafferma senza posa né timore, capace di leggere le cose del mondo all’istante, perché ogni fenomeno è riportato per il giudizio che gli compete alla scala di valori che non sono scambiabili, negoziabili e commerciabili, alla faccia delle mani invisibili dei mercati di ieri, di oggi e di domani.
LE GENERAZIONI: sì, ce n’erano tante presenti, praticamente tutte quelle pensabili. Tutti intorno ad un’ideale focolare, ad ascoltare chi ne ha di più da raccontare. “Non interromperemo l’anello tra le generazioni”, avverte in apertura Azione Punto Zero “perché i nostri veterani sono come le costellazioni nel cielo, l’orientamento per rimanere in piedi tra le rovine”, e qui ne abbiamo la manifestazione fisica.
IL DRAPPO – Rifuggiamo i nostalgismi. E scansiamo ostentazioni e pose. Se però c’è un tempo per vedere un’aquila spiegare le sue ali per portare il suo simbolo nel verde, nel bianco e nel rosso, domenica mattina era quel tempo.
IL BENVENUTO DI TONINO – Particolarmente significativo che il primo intervento, dopo l’introduzione di Azione Punto Zero, sia giunto da Antonio Pedrini. Padre politico per chi è cresciuto su questa sponda di Tirreno, quindi padrone di casa parso piacevolmente sorpreso delle visite di vecchi amici. “I giovani che sono presenti oggi – dice rivolto proprio agli amici – sono la testimonianza che abbiamo lasciato il segno”.
L’ESTETICA DI NADIA – Nadia Sala, Ausiliaria Rsi ed animatrice e sostenitrice del’Associazione che le rappresenta tuttora, dedica all’amore la prima parte del suo intervento. “Amore per la nostra Terra, il nostro passato e la nostra gente. Perché la nostra è bella gente e se c’è qualcosa che non ci perdonano è proprio questo, e l’aver saputo affrontare i nostri guai a testa alta. Ma come fanno a capire, non gli è dato: son dei poveri scemi”.
LA GIUSTIZIA DI MARIO – Non solo moschetto. C’è chi il suo essere combattente Rsi in territorio nemico lo ha speso nei tribunali. “Non potendola più svolgere sul piano politico – rammenta l’Avvocato Mario Niglio – ho preferito astenermi negli ultimi anni. Ma la mia esistenza è stata giustificata facendo da avvocato ciò che da politico non potevo più fare, inseguendo la sete di Giustizia e smascherando le menzogne di questo Stato, in Italia e all’estero che perseguitava i nostri giovani. Io li ho difesi fin dove ho potuto, pagando a testa alta anche la mia carcerazione”.
I RIMPIANTI DI MARIO – Mario Cohen, graditissimo ospite a sorpresa portato da Pedrini, ne avrebbe di motivi per avere la coscienza più che a posto. Anzi, semplicemente ne ha talmente tanti da rappresentare un faro fermissimo nel panorama degli esempi da seguire. Eppure cita gli esponenti della sua generazione come “involontari sopravvissuti”; eppure si rammarica perché “nel Dopoguerra, quando ci avevano rinchiuso nel ghetto, dovevamo studiare la situazione, studiarla meglio nonostante l’odio nei nostri confronti. E” anche oggi dobbiamo studiare! studiare! studiare!. Anche perché “è un miracolo che ci siano dei giovani che, nonostante l’informazione contraria di stampa e mezzi d’informazione, a pelle hanno compreso certi valori”.
LA FORZA DI STELVIO – A chiudere Stelvio Del Piaz, Fiamma Bianca e Combattente Rsi, lucidissimo nel disporre esperienze personali, ricordi e analisi attuali in un mosaico che disegna fin troppo bene l’Italia di ieri e quella di oggi. “La nostra Nazione ha il destino di cadere, ma sa sempre come risorgere. La speranza dell’Italia è nella sua stirpe e nella sua storia. Ad ognuno di noi resta il compito di misurarsi con se stessi e rendere sempre conto del proprio agire verso i Camerati, in un legame che è sacro perché nasce in trincea. Tanti di noi, come Tonino, portano le cicatrici dei tradimenti subiti: questo accade perché purtroppo molte persone con le quali abbiamo condiviso un cammino avevano un “punto di fusione” basso: all’innalzarsi di certe temperature, si sono sciolti”. Ma occhio, avverte il professore. “Oggi c’è una rivoluzione in corso e nessuno se n’è accorto. Il rivoluzionario è Marchionne, strumento della finanza apolide: ha demolito l’ultimo baluardo costruito dal fascismo, il contratto nazionale di lavoro erga omnes”.
I PRESENTI – Un saluto a fine incontro è stato dedicato ai tutti i Camerati caduti sul campo dell’onore, in particolare ai 22 martiri della RSI di Civitavecchia, assai raramente ricordati. Il successivo pranzo ha consentito di familiarizzare tra diverse generazioni. Tutto, sempre, con il sorriso, anche davanti ad inevitabili e benedetti momenti di commozione. La schiena dritta, la fronte spianata, c’è ancora chi continua a marciare.

RUTILIO FEST [recensione]

Nella vigilia dell’Epifania Azione PuntoZero in collaborazione con la delegazione romana Fondazione RSI, l’Ass Cult Raido e l’Ass ARIES, ha organizzato una cena/concerto per il combattente Rutilio Sermonti, presso la Birreria Parsifal, che ringraziamo per la calorosa accoglienza e per l’ottima cucina.
Rutilio seppur provato nel fisico da una recente operazione, ha partecipato alla serata, ringraziando calorosamente tutti i presenti, con un saggio intervento. I tanti ragazzi intervenuti alla serata (da roma, ancona, pescara, santa marinella e dall’abruzzo tutto) hanno potuto sentire dalla sua viva voce, parole di incoraggiamento per le lotte future e per le future vittorie; nonchè alcuni racconti del suo passato di combattente per l’onore e per la patria. Dopo il brindisi di rito, la serata è stata allietata dal concerto de “La Vecchia Sezione” e dal gruppo “Terza Via” che hanno intrattenuto i convenuti fino a tarda notte. Il mattino seguente con Rutilio, prima della partenza una delegazione degli intervenuti la sera precedente, ha definito una serie di attività che prenderanno vita a breve. Una bella iniziativa che speriamo di poter replicare a breve

SOSTENGO RUTILIO!

E’ stato creato su Facebook il gruppo di riferimento per le attività di sostegno relative a Rutilio. Naturalmente maggiore sarà il numero degli aderenti maggiori saranno le possibilità di conoscere le attività che si svolgono nel segno di Rutilio. Vi invitiamo pertanto ad iscrivervi e a far iscrivere. Chiunque abbia documenti, foto o immagini è pregato di postarle sulla bacheca del gruppo.

Grazie per l’attenzione

http://www.facebook.com/home.php?sk=group_132973206764722&view=doc&id=132976966764346#!/home.php?sk=group_132973206764722

Agenda Militante – Gennaio 2011

5 Gennaio – Rutilio Fest, Colli del Tronto AP

Si parte nel pomeriggio, si dorme su e si torna la mattina dopo.
Concerto de “Terza Via” e “La Vecchia Sezione”.
Cena, concerto e pernottamento tutto a 15 euro.
Partenza da Roma ore 16.30
7 Gennaio – Acca Larenzia, Foro 753
Presentazione editoriale presso il foro 753 del libro relativo ad ACCA LARENTIA
Roma – Via Beverino 49, ore 21.00. info@753.it

8 Gennaio – Fiumicino, Alkatraz

Concerto per i Camerati Caduti
Hobbit, Ultima Frontiera, La Vecchia Sezione
9 Gennaio 2011, AzionePuntoZero
Civitavecchia, ore 11.00
Incontro con i combattenti della RSI

15 Gennaio – Firenze, concerto de la Vecchia Sezione
Note: non è solo un concerto de La Vecchia Sezione,
15 Gennaio- RAIDO
Presentazione e concerto acustico in Via Scirè 21-23 a Roma del nuovo libro-cd di Gabriele Marconi “NOI” Canzoni di amore per la lotta e di lotta per amore
21 Gennaio – Cerveteri, FASCIO ETRUSCO
La Vecchia Sezione in concerto
22 Gennaio – Viterbo
Presentazione di “NOI” di Gabriele Marconi,
Concerto con Francesco Mancinelli e La Vecchia Sezione, ZetaZeroAlfa
Concerto per Raffaele