MISTICA DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA

Un’antologia che raccoglie i più significativi testi di Niccolò Giani, tra i massimi esponenti della corrente più radicale, oltranzista e universale del Fascismo, la Scuola di Mistica Fascista.
Questa antologia rappresenta la prima raccolta organica dei più significativi scritti di Niccolò Giani nel periodo che va dal 1932 al 1941. È, a nostro giudizio, il modo migliore per illustrare senza filtri la sua persona, il suo pensiero e la sua azione.
È un omaggio doveroso al testimone di quello che fu il Fascismo universale e intransigente che mai scese a compromessi con la “vita comoda”, al rinnovatore spirituale e politico di una intera generazione. Esempio di eroismo che, al di là della contingenza storica, seppe essere coerente con i propri principî vivendo l’ideale sino all’estremo sacrificio; quasi innalzando il Fascismo ad una categoria universale dell’essere, come fonte inesauribile di spiritualità cui innestarsi per fare la rivoluzione dell’uomo e del mondo.
Niccolò Giani, nato a Muggia il 20 giugno 1909, cadde sul fronte greco il 14 marzo 1941, nello slancio del combattimento, trasfigurato ormai nell’eroismo muto. Dimostrò con la vita affermata oltre la morte, l’armonia tra pensiero e fede, la continuità tra dottrina ed azione, e della autentica Rivoluzione rimane il puro rappresentante della giovinezza nuova: per questo il suo esempio sarà il seme fecondo dell’aspro cammino di domani. Seppe con l’azione indicare la strada, con l’intransigenza insegnare l’esempio.
I «tesserati» furono i suoi avversari. Contro di essi combatté, contro cioè i falsi, i presuntuosi, gli esibizionisti, i retorici, gli arrivisti; contro coloro, insomma, che considerarono la Rivoluzione come atto di ordinaria amministrazione, sfruttabile per fini personali.
Antologia di scritti, 1932-1941, pp. 268, euro 15,00, ed. Il Cinabro

INDICE:
Saggi introduttivi:
– Luca Leonello Rimbotti: Mistica Fascista. L’ordine della Milizia sacra
– Maurizio Rossi: La Mistica Fascista dell’Uomo Nuovo. Tra milizia politica e metapolitica la scuola rivoluzionaria del Fascismo
* * *
Introduzione:
Fernando Mezzasoma: Niccolò Giani discepolo di Arnaldo
* * *
Decalogo dell’Uomo Nuovo
La marcia ideale sul mondo della Civiltà fascista
Generazioni di Mussolini sul piano dell’Impero
Civiltà fascista civiltà dello spirito
Aver Coraggio
A difesa dell’Europa
Fuori
La mistica come dottrina del fascismo
Le due Europe
Mistica del fascismo, Corporativismo e Autarchia
Il Centro di preparazione politica per i giovani.
Fucina di Campioni della Rivoluzione
Valore primordiale del “Covo”
I soliti imbecilli
L’equivoco
Perché siamo dei mistici
Il volto della guerra
Testamento spirituale al figlio
Niccolò Giani: Presente!

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Incontro del 21/11- Fondazione RSI [recensione]

Domenica 21 novembre ci ha visto di nuovo protagonisti di un interessante convegno dal titolo “Aeronautica Nazionale Repubblicana”. Dopo l’apertura dei lavori da parte dell’Ing. Conti che ha celebrato anche il XXIV° anno di vita della Fondazione-Istituto Storico RSI si sono susseguiti un intervento della sig.ra Spadini riguardante ricerche operato sul campo di prigionia di Coltano e un intervento del sig. Ferrini in memoria del padre, combattente volontario della RSI. Di seguito è stata la volta del Segretario della delegazione di Roma che ha illustrato le varie attività poste in essere e le attività future sul territorio della Capitale.
In ultimo, il Dott. Paolo Ciuffoni Stanghini ha esposto ai presenti le ricerche storiche riguardanti l’Aeronautica della Repubblica Sociale, facendo luce su un aspetto storico molto discusso del post 8 settembre.
L’ing. Conti ha chiuso i lavori ponendo l’accento sull’importanza del passaggio del testimone alle nuove generazioni, ivi rappresentate da un gruppo di ragazzi del Centro Studi Raido e di Casa Italia – Colleverde.
La mattinata di lavori si è conclusosi con il consueto pranzo comunitario.

Presentazione – La nuova Nobiltà di Sangue e di Suolo [recensione]

Non di solo pane
Una serata chiarificatrice, capace di far respirare aria nuova [eterna?] e di indicare con forza una strada che, oltre i tempi e di là da essi, resta maestra. La conversazione di martedì scorso con Mario Tuti ha permesso a chi vi ha partecipato di restituirsi una visione organica della vita, in particolare del ruolo che in essa dovrebbe ricoprire l’agricoltura. Si presenta “La nuova Nobiltà del sangue e del suolo”, testo di Walther Darrè, Ministro tedesco per l’Agricoltura dal 1933 al 1942, ristampato dalle Edizioni Ritter nella collana “La spada ed il martello” con una prefazione di Maurizio Rossi e una post-fazione di Mario Tuti.
Il mondo rurale che, nonostante tutto, continua a circondare, se non le nostre vite, quanto meno le nostre città, rappresenta infatti innanzitutto uno degli ultimi “habitat” – ma forse sarebbe meglio dire Lebensraum, in omaggio all’autore – naturali che l’uomo non ha ancora compromesso del tutto. In seconda analisi, inoltre, esso costituisce lo spazio dove ancora può svolgersi una vera e propria funzione sociale dell’agricoltura, funzione che è ben altra rispetto a quella che attualmente svolge, soprattutto laddove – Rossano docet – è affidata prevalentemente a manodopera estera e clandestina.
In apertura d’incontro, Azionepuntozero ha innanzitutto disegnato un quadro storico dell’opera e un quadro metastorico di ciò che la cultura contadina ha rappresentato. Le politiche rurali del nazionalsocialismo vengono così riscoperte alla luce della tradizione secolare del contadinato tedesco. Una civiltà quindi capace di guardare sia ai cicli cosmici che alla genuinità della produzione alimentare, senza perdere di vista comunque il rispetto per la propria terra, Vaterland e quindi “genitore”, con tutto ciò che di più alto questo termine comporta.
C’è stata poi la magnetica trattazione del tema da parte di Mario Tuti, cui spetta l’enorme merito di aver tradotto il testo, ormai trentasei anni or sono, e di averne poi curato la postfazione. Un intervento permeato di conoscenza della fonte, del contesto storico ma anche di agronomia e agricoltura sociale, derivante dagli studi che Tuti ha dapprima seguito e poi, approdato al regime di semi-libertà, praticato. “Un’agricoltura, quella sociale, vocata non solo alla produzione di alimenti e materie prime quanto alla produzione di quei beni relazionali e servizi di carattere sociale in grado di influire sul benessere e la qualità della vita della popolazione”: basta questo passo della postfazione, di per sé, a gettare una luce più chiara su cosa possa oggi significare accostarsi ad un testo come quello di Darrè. Visioni ben lontane da quella tipicamente moderna, che rende quindi anche la stessa terra un “bene da consumo”, come se si potesse “consumare” ciò che invece ha dato sostentamento e identità alle generazioni che ci hanno preceduto e che dovrà continuare ad assicurare anche a quelle che ci succederanno.
Ai presenti, quindi, tante riflessioni da approfondire lasciate in pegno da questo incontro, insieme ad un auspicio: che l’uomo in semilibertà abbia piantato nei loro animi semi di libertà, e che ad essi spetti ora il compito di coltivarli nel migliore dei modi, ogni giorno, come si fa con il grano che dall’alba dell’Uomo imbiondisce ogni anno i campi per nutrirlo, insieme ai suoi figli.

Walther Darré
LA NUOVA NOBILTÀ DI SANGUE E SUOLO
Introduzione di Maurizio Rossi
Postfazione di Mario Tuti
Edizioni Ritter , pag.147

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Propensione alla Lotta!

Venuta meno la possibilità di distinguere gli uomini per casta e appartenenza alla legge interna, oggi l’unico modo per riconoscere un carattere nobile da uno plebeo ed idiota è la propensione alla lotta ed al cameratismo. 
Nel sacrificio, nel dono di Sè, nell’essere autenticamente militanti 24 ore al giorno si riconoscono i propri simili. 
Il resto è pseudofascismofinesettimanale.… un alibi che non regge.

La Nuova Nobiltà di Sangue e di Suolo

Walther Darré
LA NUOVA NOBILTÀ DI SANGUE E SUOLO
Introduzione di Maurizio Rossi
Postfazione di Mario Tuti
Edizioni Ritter , pag.147

Ancora oggi, gli scritti politici di colui che volle essere il difensore della dignità dei contadini e della cui grande levatura etica e riconosciuta onestà intellettuale nessuno ha mai potuto dubitare, si presentano quanto mai di pressante attualità, mantengono inalterati quei caratteri di freschezza idealistica e di una formidabile e lucida chiamata alla mobilitazione, stimoli quanto mai necessari per non soccombere impotenti, inesorabilmente schiacciati dalla sterilità di questa società consapevolmente votata al suicidio, del suo “pensiero debole” che desertifi ca le menti e inaridisce i cuori. Il pensiero politico di Walther Darré torna a parlarci di critica alla civilizzazione urbana, industriale e totalmente meccanizzata, distruttrice dell’anima del popolo, di severa critica alla società borghese e della spazzatura etnica che la componeva, dell’ascesa dell’economia capitalistica mondiale che ebbe conseguenze drammatiche su tutto il mondo contadino. Tornano, attraverso i suoi scritti, i richiami alla storica lotta anti-plutocratica che i ceti contadini, da sempre, avevano portato avanti contro le potenti oligarchie dell’usurocrazia bancaria e finanziaria all’insegna dell’indissolubile comunione organica fra la Stirpe, la cultura popolare, il sangue e il suolo, della rivoluzionaria strategia di accerchiamento delle campagne sulle città, della prospettiva di un’economia autarchica volta al benessere del popolo e della Comunità e non al profitto capitalista e di un’agricoltura risanata a livello umano e spirituale, di rinnovati entusiasmi e legami comunitari, di tradizioni tramandate e di concrete e fattive solidarietà cementate dalla consapevolezza di avere radici certe e profonde e quindi un destino di lotta e di vittoria. Quella vittoria che i contadini tedeschi, guidati dal loro Reichbauernführer Walther Darré, conseguirono nel 1933, con la nascita di quella nuova realtà politica e istituzionale che la propaganda di allora soleva defi ire come la Volksgemeinschaft nazionalsocialista dei lavoratori, dei contadini e dei soldati. Dall’Introduzione.

Massoni: nemici dell’autorità

Prima hanno avallato e finanziato l’Unità d’Italia, ora vogliono dividerla per questioni di convenienza economica

L’unico pensiero che guida le iniziative dei “grembiulini” è il profitto

A un esame superficiale, l’intreccio fra Italia e massoneria, potrebbe apparire assurdo e inestricabile. Prima, quando l’Italia era un’espessione puramente geografica, la Massoneria si diede gran da fare per aiutarla a divenire una nazione; poi, divenuta nazione, si diede ancor maggiore da fare per distruggerla e farla tornare espressione geografica. Ma insomma: che cavolo vogliono, questi col grembiulino? Non lo sanno neanche loro?
Questo potrebbero chiedersi, gli esaminatori superficiali. C’è poi una categoria ancora inferiore agli esaminatori superficiali: quelli che non esaminano per niente, e non sanno che ripetere come pappagalli adulti quello che hanno loro inculcato da pulcini. Per loro, non c’è alcun problema. La Massoneria ha prima liberato l’Italia dalla tirannide straniera, e poi l’ha liberata da quella nazifascista: evviva la libertà! Ma rimettiamo il ciuccetto in bocca a costoro e rivolgiamoci ai superficiali, che almeno pensano!
Considerazione generale: nella realtà non esistono contraddizioni. Se uno ce le vede, deve solo tirare fuori il fazzoletto e pulirsi gli occhiali. Fatto?
La Massoneria non è che la versione iniziatica dell’illuminismo e, come quello, è fondata sull’idolatria della Ragione eretta a divinità. È quindi nemica giurata di ogni autorità fondata su qualcosa di diverso dalla convenienza, e il suo affermarsi fu facilitato dal fatto che ogni autorità del genere (e cioè “i troni e gli altari”) mostrasse per molti versi la corda. ma questo è un altro discorso. Non occorre rievocare il ruolo determinante che le sue logge rivestirono nelle rivoluzioni borghesi di fine Settecento: quella francese e quella americana. Massoni erano gli estensori della parigina Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e i registi della frode con cui essa fu spacciata per approvata dal popolo, e massoni erano i bianchi mascherati da indiani che uscirono dalla loggia di Boston per abbordare la nave del tè e scaricarne le casse in mare. Del tutto ovvio fu quindi il favore che il Grande Oriente di Londra riservò ai primi fautori dell’unità d’Italia. Non che quello fosse travolto da repentino amore per la penisola a forma di stivale: fu che il formarsi di uno Stato italiano avrebbe rappresentato un brutto colpo sia per l’impero degli Absburgo (e le sue dipendenze toscana ed emiliane), sia per il regno napoletano, sia per quello sardo, sia per quello pontificio, che di trono e altare faceva un tutto unico. Peraltro, ci aveva già più volte provato Napoleone (che dello stesso illuminismo rappresentava la versione militare), e gli appassionati ribelli italiani portavano una coccarda dei tre colori che erano stati delle effimere repubbliche francofile e massoniche. Per chi mai avrebbero dovuto “tifare” i fratelli col grembiulino: per il cardinale Ruffo?
Giunti però alla conclusione della prima Guerra Mondiale, con piena soddisfazione dell’autorità massonica, avvenne qualcosa di orribile (dal suo punto di vista). Avvenne che in due nazioni, l’una vincitrice ma tradita dalla pace e l’altra sconfitta ma mai militarmente battuta, lo spirito riprese i suoi diritti e giunsero al potere uomini e idee che, ricollegandosi alle autentiche tradizioni dei due popoli, osarono proclamare la preminenza della fedeltà ad esse sulla gretta “convenienza” economica.
Non che non vi fossero state anche in passato voci in tal senso, rimaste inascoltate. Ma il fatto gravissimo era che, giunte tali “utopie” al potere, non solo non fossero state smentite dall’economia sovrana, ma avessero conseguito successi anche economici così clamorosi da conquistare pacificamente sempre più ampi settori degli stessi popoli di cui la Massoneria pensava di avere il saldo possesso. Ma c’era di peggio: stavolta non si trovavano di fronte i cascami decaduti e svuotati di antiche caste, ma energie giovani e dirompenti, volte verso l’avvenire.
La minaccia di immatura morte degli “immortali principi” percorse come un gelido terrore tutta la Terra ancora retta dagli emissari della Grande Usura, mascherati da “democratici”, tutti insieme, come a un comando unico, percossi dall’orrore che le “dittature” reprimessero gli aneliti di libertà dei rispettivi popoli.
Nessuna rilevanza aveva per loro il fatto che i cattivi tiranni riscotessero punte di consenso popolare che nessuno di loro democratici si era mai sognate, neanche in preda a stupefacenti. Per chi è in malafede, infatti, anche l’evidenza può non avere rilevanza. E fu la grande congiura contro il Tripartito che riuscì a provocare la seconda (e assai peggiore) Guerra Mondiale. Dove mai poteva collocarsi, date le premesse, la massoneria se non fra i più fervidi fautori di quella congiura? E quali altre disposizioni poteva impartire ai propri adepti in Italia, presenti e ben mimetizzati in ogni ambiente, alti comandi militari compresi, se non quelle di boicottare in ogni modo le difese italiane, ponendosi a pieno servizio delle “potenze antifasciste”?
E questo, con assoluta coerenza, essa fece, manovrando ignobili carogne gallonate e poltronizzate, capaci di assassinare a tradimento, con le loro “preziose” informazioni, migliaia di giovani della loro gente mandati volutamente allo sbaraglio. Si tratta degli “articolo 16”, che l’Alighieri avrebbe ficcato senza esitare in Cocito, tra i denti di Satana. Ma mettetevi nei panni e nei grembiulini dei vertici massonici.
Di chi dovevano servirsi, per tale infamante bisogna: forse di galantuomini di specchiate virtù? Se quindi è fuori dubbio che i manutengoli italioti del dollaresco novus ordo seclorum meriterebbero a buon diritto di essere allineati ad ornamento dei bastioni, impalati all’uso turco, è anche certo che le loro alte e fraterne gerarchie si sono sempre comportate con lineare, implacabile coerenza, fedeli ai loro sempre dichiarati principi, senza deviarne neppure di una linea. Non sarebbe il caso che anche noi facessimo altrettanto?
Rutilio Sermonti

Articolo pubblicato su Linea anno XIII numero 225

LE CORPORAZIONI come opzione di lotta

Rutilio Sermonti
 LE CORPORAZIONI come opzione di lotta
Prefazione di Celsio Ascenzi. Introduzione di Gabriele Adinolfi
EDIZIONI COMUNITARIE, pagine 128, euro 8,00
Una logica assolutamente rivoluzionaria e autenticamente mussoliniana che poco ha in comune con le distorsioni emerse nel neofascismo e tuttora presenti nel suo ambito anche se, fortunatamente, in contemporanea con azioni concrete e trasversali che pure esistono e ci lascian ben sperare. Un rivoluzionario che non smarrisce l’impronta evoliana grazie alla quale riconnette  l’attuale con l’eterno. “Le corporazioni hanno origini ben più antiche. Esse non sono un prodotto dell’economia capitalistica, ma proprio di quella artigianale che la precedette, tutta incentrata sull’ingegno e sulle qualità umane”. “Non esistono categorie contrapposte, vi è una categoria sola: di coloro che si dedicano ad una determinata arte o mestiere, graduata solo gerarchicamente, e la tendenza ad organizzarsi in un corpus si spiega solo, da un lato, con l’opportunità di istaurare regole di correttezza e onestà nella concorrenza tra artigiani dello stesso ramo, dall’altro di creare una coscienza unitaria, con legami anche religiosi e perfino esoterici, quasi da ordine monastico, tra di essi, che permettesse di esercitare a viso aperto una legittima influenza anche sulla conduzione dell’intera comunità civica”. Tutto si lega nella visione di Rutilio Sermonti: lo strumento rivoluzionario, la concezione organica e il richiamo a gerarchia essenziale con apertura a dimensioni superiori. Dall’Introduzione
Indice
Prefazione
Introduzione
Premessa Confidenziale
1. Sessant’anni di esperienza
2. Sindacati e corporazioni
3. Le corporazioni fasciste
4. Il corporativismo oggi
5. Parliamo di lavoro
6. Conseguenze operative
7. La prima condizione
8. Altre condizioni
9. I paradigmi
10. Una questione delicata
11. Il primo passo
12. Un vasto campo aperto
13. Una parentesi di riflessione
14. Altre ipotizzabili corporazioni
15. Completando l’elenco
16. Il soggetto agente
17. Azione unitaria: come
18. Prime indicazioni pratiche
19. I responsabili di settore
20. Per la corporazione alimentare
21. Per la corporazione del commercio al minuto
22. Per la corporazione in corpore sano
23. Per la corporazione della scuola
24. Per la corporazione della giustizia
25. Per la corporazione dell’editoria
26. Per la corporazione dell’artigianato meccanico e domestico
27. Le Corporazioni anomale
Rutilio Sermonti, nato a Roma il 1921, Avvocato, Scrittore e Saggista.
Combattente contro tutte le plutocrazie e tutte le demagogie, con le armi finchè potè, poi con le parole, la penna e lo stile di vita militante. Cultore di studi di zoologia e sociologia, specialista nella ricostruzione al vivo di animali preistorici. Autore di opere storiche e sociologiche tra cui la monumentale “Storia del Fascismo” (con Pino Rauti), “Storia dei Carabinieri”, “Valori Corporativi”, “Noi e Loro: storie di uomini e animali”, “Il Prezzo della Salvezza”, “L’uomo, L’Ambiente e Se Stesso” e di altri innumerevoli saggi ed articoli. E’ noto per aver condotto per oltre venti anni una spietata lotta contro la teoria evoluzionistica e le sue implicazioni inquinanti il pensiero. Instancabile collaboratore di numerose organizzazioni politiche, culturali e sociali, presta la sua attività giornalistica a diverse testate quotidiane, settimanali e mensili. Sermonti già Fondatore e Presidente dei “G.R.E.” (Gruppi di Ricerca Ecologica), ha rappresentato per intere generazioni di giovani un punto di riferimento ideale e culturale per una concezione tradizionale della vita e della civiltà.
Nota dell’Editore
La creazione delle Edizioni Comunitarie nasce dall’esigenza di supportare Rutilio fornendogli una grande quantità di copie in qualità di autore che, per ovvie ragioni, le piccole case editrici d’area non possono sostenere. A fronte del versamento di una quota, i sottoscrittori ricevono un numero congruo di copie a prezzo vantaggioso. Coperte le spese, su tutto il resto delle copie vendute, Rutilio riceve una percentuale. E’ per tale motivo che invitiamo chi, per distanza o tempo non riesce ad aderire alle iniziative di supporto, ad acquistare il libro.
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MISTICA DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA

Un’antologia che raccoglie i più significati testi di Niccolò Giani, tra i massimi esponenti della corrente più radicale, oltranzista e universale del Fascismo, la Scuola di Mistica Fascista.
Questa antologia rappresenta la prima raccolta organica dei più significativi scritti di Niccolò Giani nel periodo che va dal 1932 al 1941. È, a nostro giudizio, il modo migliore per illustrare senza filtri la sua persona, il suo pensiero e la sua azione. È un omaggio doveroso al testimone di quello che fu il Fascismo universale e intransigente che mai scese a compromessi con la “vita comoda”, al rinnovatore spirituale e politico di una intera generazione. Esempio di eroismo che, al di là della contingenza storica, seppe essere coerente con i propri principî vivendo l’ideale sino all’estremo sacrificio; quasi innalzando il Fascismo ad una categoria universale dell’essere, come fonte inesauribile di spiritualità cui innestarsi per fare la rivoluzione dell’uomo e del mondo.
Niccolò Giani, nato a Muggia il 20 giugno 1909, cadde sul fronte greco il 14 marzo 1941, nello slancio del combattimento, trasfigurato ormai nell’eroismo muto. Dimostrò con la vita affermata oltre la morte, l’armonia tra pensiero e fede, la continuità tra dottrina ed azione, e della autentica Rivoluzione rimane il puro rappresentante della giovinezza nuova: per questo il suo esempio sarà il seme fecondo dell’aspro cammino di domani. Seppe con l’azione indicare la strada, con l’intransigenza insegnare l’esempio.
I «tesserati» furono i suoi avversari. Contro di essi combatté, contro cioè i falsi, i presuntuosi, gli esibizionisti, i retorici, gli arrivisti; contro coloro, insomma, che considerarono la Rivoluzione come atto di ordinaria amministrazione, sfruttabile per fini personali.
MISTICA DELLA RIVOLUZIONE FASCISTA, di Niccolò Giani
Antologia di scritti, 1932-1941, pp. 302, euro 15,00, ed. Il Cinabro
ANTEPRIMA e PRESENTAZIONE UFFICIALE DEL LIBRO – 27 NOVEMBRE, da RAIDO – ROMA (presto maggiori informazioni) per contatti: ufficiostampa@ilcinabro.it
INDICE:
Saggi introduttivi:
– Luca Leonello Rimbotti: Mistica Fascista. L’ordine della Milizia sacra
– Maurizio Rossi: La Mistica Fascista dell’Uomo Nuovo.
Tra milizia politica e metapolitica la scuola rivoluzionaria del Fascismo
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Introduzione:
Fernando Mezzasoma: Niccolò Giani discepolo di Arnaldo
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Decalogo dell’Uomo Nuovo
La marcia ideale sul mondo della Civiltà fascista
Generazioni di Mussolini sul piano dell’Impero
Civiltà fascista civiltà dello spirito
Aver Coraggio
A difesa dell’Europa
Fuori
La mistica come dottrina del fascismo
Le due Europe
Mistica del fascismo, Corporativismo e Autarchia
Il Centro di preparazione politica per i giovani.
Fucina di Campioni della Rivoluzione
Valore primordiale del “Covo”
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L’equivoco
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IN LIBRERIA DAL 27 NOVEMBRE!!!
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Larghe Intese…. Braccia Tese!

Continua la campagna di sensibilizzazione di AzionePuntoZero, contro la inarrestabile espansione di ultrafascisti all’interno della coalizione delle larghe intese dell’amminstrazione di Civitavecchia. Siamo stati bombardati con l’invio di numerose foto, pubblicate sui maggiori siti all’interno della rete, dove questi loschi figuri nazifascisti si belano delle leggi della repubblica democratica antifascista nata dalla resistenza (non quella dello scaldabagno… però!). Le forze della sinistra antifascista antirazzista antiomofobica e claustrofobica ancora tendono a sottovalutare questo fenomeno. Fino a quando dovremo sopportare questo doppiogiochismo sotterraneo delle forze della reazione? Di giorno sembrano sinceri democratici e di notte nei meandri delle loro sedi danno sfogo ai più impresentabili istinti totalitari, tirannici, tirannosauri, mammasauri. E’ ora di dire basta! Ecco, fateci il piacere, le cose sono due: la smettete di fare i pagliacci pseudofascisti come le scimmiette a comando davanti alle macchine fotografiche o vi dimettete dalle cariche che vi riconosce il potere. Fascismo e prebende dal sistema egemonico non possono coincidere. Scegliere please.. di qua o di là! E’ bene che ve lo mettiate in testa.