Giovanna marcia la nostro fianco!

Esempio di Coraggio ed amore, per tutte le ragazze che ogni anno la incontravano al raduno del ACSAF e per tutti coloro che onorano le Donne dell’Onore, anche per intraprendere il suo ultimo sentiero ha voluto lasciare il segno. Il 28 ottobre 2010 è venuta a mancare l’Ausiliaria Giovanna Mattioli. 
Oggi risuoni il grido: AUSILIARIA GIOVANNA MATTIOLI… PRESENTE!
Preghiera dell’Ausiliaria
“Signore del Cielo e della Terra accogli l’umile, ardente
preghiera di noi, donne italiane, che sopra gli
affetti più cari, poniamo Te o Signore e la Patria.
Benedici le nostre case lontane, benedici il lavoro delle
nostre giornate, accogli, come offerta di redenzione
per la Patria tradita, il sangue degli eroi, dei martiri, il
pianto delle madri private dei figli, il singhiozzante grido
dei bimbi privati delle madri per la sadica ferocia nemica.
Fa, o Signore, che la resurrezione della Patria sia vicina, concedi la vittoria.
Benedici sul mare l’Italia, sulle terre insanguinate ed
oppresse, su tutti i cieli, la Bandiera Repubblicana, libera, potente, sicura.
Benedici i nostri morti in noi sempre vivi, che levano
verso Te, su in alto, la Bandiera d’Italia che mai sarà ammainata.
Conservaci il Duce.
Benedici.”

PREDAPPIO NON E’ UN CIRCO!

Basta Pagliacci… Basta Clown!
Ogni anno nelle domeniche a cavallo del 28 Ottobre (anniversario della marcia su roma) su Predappio, si riversa (anche, grazie a Dio) un aggregato multicolore di pagliacci. Iniziano a circolare inviti per raduni, sfilate in maschera ed inoltre appaiono foto che fanno rabbrividire. In più ovviamente si celebrano banchetti per l’anniversario (si celebra un evento eroico con una bella abboffata …mah!). Sembra che un innato senso della ridicolaggine faccia fatica ad essere estirpato. Carnevalate, folclore di un fascismo mai esistito, nostalgia offensiva. Questi fenomeni tra l’altro, si manifestano nelle forme più esasperate proprio da singoli e all’interno di ambienti che esternamente mostrano una coscienza democratica e una legittimità liberal-capitalista e filiosionista condita con un sincero sentimento di lontanza dal male assoluto. Non sarà ora di smetterla?

Petali persi nel mare

Il fiore di ciliegio, di un candore puro, è un lampo magnifico e doloroso: compare a primavera e dura finché il primo vento ne fa scempio, strappandone i petali e disperdendoli irrimediabilmente. Un’immagine naturale, riscontrabile attraverso l’osservazione, che è stata tuttavia impressa con particolare cura in uno dei tanti simboli efficacissimi di cui la cultura nipponica è ricca. Così la meraviglia ghermisce il lettore di “Addio ciliegi in fiore”, quando l’equipaggio di Yamato, sul punto di tuffarsi nel suo viaggio senza ritorno, si ferma come un corpo solo, per un attimo fuggente, a guardare i ciliegi fioriti sulla costa. E’ la foto di una giovinezza che guarda per l’ultima volta una primavera.
Yamato era la corazzata ammiraglia della flotta imperiale giapponese durante l’ultimo conflitto mondiale. Il 6 aprile del 1945, scortata dai resti della flotta, fu spedita in una missione suicida nel disperato tentativo di forzare il blocco di Okinawa ed impedire il bombardamento terroristico del suolo giapponese, reso possibile dall’invasione dell’isola da parte delle forze statunitensi. A bordo della Yamato, imbarcato come ufficiale, c’era anche il giovanissimo Yoshida Mitsuru, tra i pochissimi sopravvissuti dell’azione.
Lo stile estremamente asciutto, tipico della narrativa giapponese si accentua ulteriormente nella sua opera, redatta nel gergo militare. Quello che scorre sotto gli occhi del lettore è poco più di un bollettino, agile e sferzante: le parole lasciano il posto a vivide immagini di eroismo. Ci si sente calati in una tempesta d’acciaio che si abbatte sui protagonisti di quella storia vissuta tra le scie dei siluri, i colpi di mitraglia e il fischio delle bombe. Il naufragio di Yamato, che è il nome stesso del Giappone, lascia a pochi la vita, al significato della quale l’autore dedica le ultime, profonde pagine del testo.
“Addio ciliegi in fiore” ha ottenuto nel Paese del Sol Levante, dove è considerato un classico della letteratura contemporanea, un successo con pochi precedenti. Al contrario, è fondamentalmente “sfuggito” al grande pubblico in Occidente.

RUTILIO, SOPRA LE ROVINE!

L’intervento al femore è riuscito. Tra pochi giorni si prevede il ritorno a casa di Rutilio.
A poche ore dall’intervento lo hanno trovato che leggeva un fumetto.
Quando si è eccezionali, si è eccezionali sempre.
La forza dello Spirito arriva fin la dove il corpo non immagina..
e adesso… in piedi GRANDE GUERRIERO, sopra le rovine!

SOSTENERE RUTILIO!

Rutilio nella giornata di ieri cadendo dalla sedia si è rotto un femore. Attualmente ricoverato presso l’ospedale in Ascoli Piceno, al quarto piano, stanza 2, in questo momento Viene visitato per conoscere l’iter, intervento o non intervento. Per la sua veneranda età è senza dubbio una situazione delicatissima e nonostante ciò mantiene alto il morale. Oltre ad attivarsi per dare maggiore sostegno di carattere economico, è assolutamente necessario essere fisicamente vicino a Rutilio per essere d’aiuto alla moglie ed al figlio Giulio.

Chiediamo gentilmente di mettervi in contatto con uno di questi interlocutori per mettervi a disposizione per un giorno da dedicare a Rutilio da oggi in poi: Giulio giuserm@hotmail.com , celsio.ascenzi@alice.it, lorellademeis@virgilio.it

Dove è ricoverato Rutilio
Ospedale Provinciale Ascoli Piceno Via dei girasoli, 4° piano, Ortopedia, traumatologia, Uomini , stanza 2
Si prega di dare massima diffusione alla notizia. Ringrazio per l’attenzione e confido in un riscontro immediato.

Per chi non può dare una presenza fisica, la solidarietà morale non basta…
Rutilio Sermonti CCB n° 3401
BANCA NAZIONALE DEL LAVORO – dipendenza di Pagliare del Tronto (0252)
coordinate bancarie: IBAN IT70  Y010  0569  7400  0000  0003  401

Una delega non si rifiuta a nessuno…….

Santa Marinella, nuova delega per Santa Severa

Lunedì 18 Ottobre 2010 14:12

Il Sindaco di Santa Marinella, Roberto Bacheca, ha conferito ufficialmente questa mattina presso il Municipio, la delega per Santa Severa a Massimiliano Calvo. “Ringrazio il Sindaco e l’amministrazione comunale per questo incarico – dichiara Calvo – e proprio su questa base si programmerà un piano di lavoro per cercare di risolvere le problematiche di Santa Severa. Conto sulla collaborazione di tutta l’amministrazione comunale e soprattutto sui cittadini di Santa Severa dal quale mi aspetto proposte concrete. Garantisco il mio massimo impegno a presentare alla cittadinanza, dopo aver valutato le problematiche su cui intervenire prioritariamente con gli assessori preposti, soluzioni condivise e fattibili, consapevole delle difficoltà generali”.

Santa Marinella: INTERVISTA CON MASSIMILIANO CALVO

Di redazione baraondanews (del 10/04/2008 @ 12:26:43, in news, linkato 151 volte) 

Intervista con Massimiliano Calvo, candidato a consigliere nella lista “Sviluppo Democratico”

Perché si è candidato ?

Per spirito di servizio verso la cittadinanza garantendo il mio impegno alla soluzione dei problemi di Santa Severa e Santa Marinella, cercando di creare le condizioni per il loro sviluppo economico e sociale. Sono cresciuto qui ed ho ben presenti le difficoltà che ogni persona deve affrontare quotidianamente. La mia passione verso le tematiche sociali, le forme di aggregazione in genere nasce da lontano come pure il mio interesse per la politica sin da quando ero adolescente. Chi ha avuto l’opportunità di incontrarmi conosce bene la mia predisposizione al dialogo e la mia forte propensione al confronto, alla ricerca del superamento delle divisioni tra le parti per il bene comune. Un giudizio sulla sua coalizione: Giovane, con ideali politici eterogenei ma coesa sull’unità d’intenti: il rinnovamento e lo sviluppo democratico della nostra città. La lista nasce come espressione di un progetto che ha visto in Massimiliano Fronti il catalizzatore di diverse forze ed anime politiche e sociali. Il nostro gruppo è nato in virtù di una grande compattezza sul programma, rifiutando la logica dell’aggregato dove si mercanteggiano le cariche, come sembra avvenire per altre coalizione.
La vicinanza di Tidei alla sua lista quali benefici può apportare? (ma che era una battuta? NdR) Quale ruolo avrebbe nell’amministrazione della città?

Tidei ha messo da parte le proprie ambizioni personali in modo tale da favorire un ricambio generazionale nella classe politica locale, promuovendo un giovane sindaco qual è Massimiliano Fronti che potesse rispondere in maniera dinamica ed innovativa alle istanze della città. L’avvocato coerentemente con la sua scelta ha deciso di lasciare il campo libero alla nuova coalizione, noi speriamo però che metta a nostra disposizione le sue indiscusse capacità amministrative.

Se avrà il favore delle urne quali saranno le priorità del suo mandato?

L’impegno nelle politiche giovanili, l’attenzione alla pulizia, alla sicurezza della città, il rilancio del turismo promuovendo il nostro territorio nel mondo, valorizzando il complesso monumentale del Castello, impegnandomi nel migliorare la qualità dei servizi offerti a costi più competitivi.

Perché un elettore dovrebbe riporre fiducia in lei?

Perché sono un volto nuovo, una persona che conosce bene i problemi di Santa Marinella e Santa Severa poiché ci vivo e ci lavoro da sempre, sono certo di poter assicurare un’attenzione costante allo sviluppo del territorio e perché sono unanimemente conosciuto come un ragazzo trasparente, sensibile ad ascoltare e interagire con il prossimo naturalmente, espressione peculiare del mio carattere. Saluto i miei elettori e sportivamente faccio un “in bocca a lupo” agli avversari per una sana competizione elettorale che non può che giovare alla città come manifestazione di fermento politico e culturale. Il dialogo è nelle mie corde e sarò sempre presente come elemento di confronto indipendentemente dal risultato.  

Antonello Astolfi

DI NUOVO ALLARME FASCISTA!

Siamo nuovamente di fronte ad un fenomeno imprevisto, troppo fascismo, fez, saluti romani, saluti del legionario e mani e mani inondano il litorale, foto imbarazzanti si moltiplicano. Possiamo affermare con tutta ragione di essere vittime di un vero e proprio rigurgito fascista che si spinge nelle più segrete stanze del potere locale. Attraversa segreterie, si nasconde nelle case al mare. Dietro insospettabili consiglieri comunali di dichiarata fede democratica, dietro anonime figure di delegati del sindaco, sorgono feroci e violenti carnefici dell’idea democratica. Insomma, nel mese del fasciofashion una sferzata di vitalità e inquisizione. Finalmente la verità verrà a galla e nulla sarà come prima! Continuiamo la nostra indagine con una foto prelevata da un profilo facebook di un consigliere comunale del PDL di Civitavecchia che con un artifizio grafico “dà ad intendere” che nel PDL si conservi ancora l’eredità fascista del MSI, destra nazionale, fiamma tricolore. La Fiamma, Berlusconi, il popolo della libertà… ma che intrugli sono questi? Ma se ne è accorto da chi è circondato e da quello che fa? Dove sono i communisti? Cosa fanno? Dove sono i promessi giardini degli arditi del popolo davanti  alla rotatoria del Pincio come promesso dal Sindaco Moscherini? 

Ottobre… iniziano le sfilate

AUTUNNO FascioFashion&Tagliatelle
Come ogni anno, ad ottobre, approssimandoci alla fatidica data del 28 (anniversario della marcia su roma), iniziano a circolare inviti per raduni a Predappio, sfilate in maschera, foto che fanno rabbrividire, cene luculliane che celebrano l’anniversario (si celebra un evento eroico con una bella abboffata …mah!).
Sembra che un innato senso della ridicolaggine faccia fatica ad essere estirpato. Carnevalate, folclore di un fascismo mai esistito, nostalgia offensiva. Questi fenomeni tra l’altro, si manifestano nelle forme più esasperate proprio da singoli e all’interno di ambienti che esternamente mostrano una coscienza democratica e una legittimità liberal-capitalista e filiosionista condita con un sincero sentimento di lontanza dal male assoluto. Insomma giocano ai fascisti un paio di volte all’anno, per il resto si gongolano tra le prebende ed i vantaggi forniti dalla repubblica democratica fondata sulla resistenza e sull’antifascismo. Iniziamo con un recidivo..

Dietro le quinte della storia – Il vero volto del Risorgimento.

Riteniamo opportuno, per svolgere la funzione che ci siamo proposti, di segnalare all’attenzione dei lettori di questo blog un brano di Julius Evola riguardo i temi del Risorgimento, dell’unità d’Italia e del ruolo svolto dalle società segrete nel corso degli anni, dietro il velo ufficiale della Storia. Una riflessione a margine dell’anniversario del 150° dell’unità d’Italia che certamente sarà foriera di ulteriori approfondimenti.

Le idee demoliberali e massoniche prese a prestito per unire l’Italia non furono purtroppo messe da parte dopo aver assolto la loro funzione puramente pragmatica e strumentale.

Dato il presupposto di questa rivista di occuparsi degli aspetti principali del Risorgimento italiano in occasione del ricorrere di uno degli episodi più salienti di esso, e data anche l’intenzione di intraprendere questo esame non per fini accademicamente storici ma per fissare anche l’atteggiamento da assumere di fronte alle rievocazioni che, in questa circostanza, si preannunciano di già negli ambienti democratici e socialcomunisti, non sarà forse inutile dedicare qualche osservazione al modo con cui si presenta il fenomeno del Risorgimento italiano, e al significato che esso ha, dal punto di vista di una storiografia di pura Destra.

Nel far ciò, riprenderemo idee che per chi ha seguito i nostri scritti non saranno affatto nuove avendole noi già difese fin dal periodo del fascismo. Ma tornarvi su non sarà inopportuno, per il fatto che il punto di vista di una vera Destra è da considerarsi tuttora pressoché inesistente: del che potrà essere una conferma l’impressione che, di fronte a quanto diremo, riporteranno non pure gli appartenenti alle correnti democratiche e di sinistra, ma anche ambienti di orientamento nazionale e “patriottico”.

Si è che anche questi ambienti non si allontanano di molto dagli schemi e dalle formule di quella che si può chiamare la “storia patria”, la quale praticamente da noi è quasi l’unica conosciuta e facente testo, ma è essenzialmente d’impostazione e d’origine liberale, illuminista e massonica. Una storiografia di Destra attende ancora di essere scritta.

Così anche in questo dominio devesi constatare una nostra precisa posizione d’inferiorità di fronte alle ideologie di sinistra. A partire dalla crisi della civiltà tradizionale europea e dell’antico regime, cioè a partire dalla nascita del radicalismo e del socialismo, l’intellettualità di sinistra si è applicata sistematicamente ad elaborare una sua storiografia, da servire come sfondo per la sua azione di agitazione sociale e sovversione politica. E a tale riguardo essa ha saputo portare lo sguardo sulle dimensioni esenziali della storia; di là dagli episodi e dai conflitti politici, di là dalla storia delle nazioni ha saputo scorgere il processo generale e essenziale realizzatosi attraverso i secoli, nel senso del passaggio da un dato tipo di società e di civiltà ad un altro. Che la base dell’interpretazione qui sia stata economica e classista, non toglie nulla all’ampiezza effettiva al quadro d’insieme di tale storiografia, che come realtà essenziale di là da quella contingente e particolare coi indica la fine della civiltà feudale e aristocratica, l’avvento di quella borghese, liberale e capitalistica, e dopo questa, come tendenzialità l’annunciarsi della civiltà marxista e, infine, comunista.

Misurata con tale storiografia, quella delle altre tendenze appare superficiale, episodica, perfino frivola. Una storiografia di vera Destra dovrebbe invece abbracciare gli stessi orizzonti della storiografia marxista, con la volontà di cogliere l’essenziale e il reale fuor dai miti, dalle superstrutture e anche dalla piatta cronaca: ma, naturalmente, invertendo i segni e le prospettive, vedendo nei processi essenziali e convergenti della storia ultima non le fasi di un processo politico e sociale bensì quelle di un generale sovvertimento.

Questa, dunque, è la premessa. Dopo di ciò, veniamo al nostro argomento specifico, e chiediamo quale significato deve ascriversi, nel quadro di una storiografia di Destra, al risorgimento italiano.

A tal’uopo occorre anzitutto distinguere, nel Risorgimento, il suo aspetto di movimento nazionale dal suo aspetto ideologico; in oltre bisogna separare i fatti eroici e combattentistici presi in se stessi dai significati che di là dalla consapevolezza dei singoli, risultano in un più vasto insieme, ciò nel quadro delle grandi correnti politico-sociali dell’Europa di quell’epoca.

Al Risorgimento si deve l’unità dell’Italia, e qui non può trattarsi di fare il processo agli uomini e ai movimenti a cui, grazie ad un insieme assai complesso di circostanze, l’Italia dovette la sua unificazione e la sua indipendenza politica. Questo è il solo aspetto messo in evidenza dalla “storia patria”, con largo uso di schemi semplificati e idealizzanti. In effetti i successi principali del Risorgimento italiano furono dovuti – come è noto – più ad una politica che oggi si chiamerebbe di “possibilismo”, cioè di abile sfruttamento delle circostanze interne e delle congiunture internazionali, che non all’esclusiva azione diretta dagli italiani. L’unanimità del movimento risorgimentale fu relativa dallo stesso punto di vista del popolo, specie nell’Italia centrale e meridionale.

In ogni caso, i fatti risorgimentali presi in sè stessi mantengono il loro valore dal punto di vista del terminus ad quem,cioè della costituzione dello Stato italiano. Il giudizio però cambia se si passa al secondo degli aspetti accennati, cioè se si considerano le idee predominanti in funzione delle quali si agì,e che resero possibile il conseguimento del fine: idee, che poi dovevano continuare a prevalere nella vita politica italiana,fino al periodo del fascismo.

Qui vi è innanzi tutto da rilevare che il Risorgimento fu un movimento nazionale solo per accidente; esso rientrò nei moti rivoluzionari determinatisi in tutto un gruppo di stati in conseguenza del diffondersi delle ideologie della Rivoluzione Francese. Il 48 per esempio, ebbe l’identico volto nei movimenti italiani e in quelli che si accesero a Praga, in Ungheria, in Spagna, in Germania e nella stessa Vienna asburgica, in base ad un’unica parola d’ordine. Da un punto di vista d’insieme, qui si ebbero tante colonne dell’avanzata di un unico fronte internazionale, comandato dall’ideologia del Terzo Stato, cioè dall’ideologia costituzionalistica demoliberale, massonica, e in fondo, antitradizionale: fronte, che aveva i suoi dirigenti mascherati. A torto si pensa che solo oggi esistono fronti internazionali – “Oriente” e “Occidente”- al di là dai singoli popoli e dalle singole patrie. Ciò lo si ebbe già a partire dal periodo della Rivoluzione Francese e in quello dello stesso Risorgimento,ciò avvenne anche allora. Non diversamente i moti comunisti attuali sono,nelle varie nazioni,solo tanti aspetti della rivoluzione del Quarto Stato iniziatasi con la Terza internazionale,e dell’azione della rete di “cellule” al servizio di essa. E dagli esponenti dell’Europa tradizionale liberalismo, mazzinianesimo e tutto il resto furono,a quel tempo,considerati come oggi liberali e democratici considerano a loro volta il comunismo: solo che ci si serviva del mito nazionale e patriottardo e si era alle prime fasi dell’azione sgretolatrice data come “progressismo”. Ideologicamente il Risorgimento italiano appare,nella sua essenza,come un episodio della rivoluzione del Terzo Stato.

Esisto documenti significativi(elementi del gruppo a cui appartenevano ne cominciarono a rendere noti alcuni nel periodo del fascismo)i quali mostrano,a chi voglia esplorare la terza dimensione dei movimenti italiani di quel periodo,come stavano effettivamente le cose:per le forze che si tenevano dietro le quinte e che ripetiamolo,agivano internazionalmente avendo per origini in parte la massoneria e la carboneria,in parte altre organizzazioni più segrete,l’unità e l’indipendenza d’Italia erano cose secondarie,costituivano più un mezzo che non il fine. Lo scopo vero,che i patrioti e gli idealisti italiani,i martiri e tutti gli altri,non avevano bisogno di conoscere,era di dare un colpo mortale all’Austria quale rappresentante dell’idea imperiale “reazionaria” e poi alla Chiesa,a Roma.Era la prosecuzione nell’insieme,del programma già formulato, e venuto in luce attraverso un processo del Santo Uffizio,in un convegno segreto internazionale tenutosi presso Francoforte alla vigilia della Rivoluzione Francese,che di questo indicava la vera “Direzione”come prima fase di un piano più vasto.

Ma senza portarci troppo dietro le quinte,basta dare uno sguardo agli scritti del tempo per vedere se si parlava volentieri di Italia e di lotta contro lo straniero,maggior risalto avevano però,in quegli scritti,l’esaltazione dei principi giacobini di uguaglianza,la lotta contro quelli che venivano chiamati i “tiranni”,poco importando che il presunto tiranno fosse italiano o straniero- nella formula di giuramento dei carbonari,ciò era detto in termini chiari.

Del resto,a tale riguardo lo stesso Garibaldi quale”eroe dei due mondi” fu un esempio caratteristico:egli era pronto combattere per la causa della “liberta” e dei “popoli oppressi” qualunque fosse la loro patria. Si conferma così, per il lato ideologico del Risorgimento, il suo significato di forma particolare che in Italia assunse un fenomeno generale, un moto d’insieme che continuò l’impulso dato dalla Rivoluzione Francese per il rovesciamento dei precedenti regimi tradizionali.

Qui è opportuno mettere in rilievo un punto, che a molti oggi apparirà paradossale, tanto ci si è abituati a considerare normale ciò che nel quadro generale di una civiltà di tipo aristocratico e gerarchico non lo è affatto:il carattere sovversivo che dal punto ei vista della Destra ebbe il concetto di nazione e di patria quale fu usato nel periodo di cui stiamo parlando,in margine ai moti rivoluzionari. Anche qui la storiografia marxista ha saputo vedere la realtà al di là delle sovrastrutture,riconoscendo l’appartenenza di questo concetto alla fase della rivoluzione borghese,destinata,come disse Engels, a far da apritrice di breccia per la rivoluzione socialista. Nel mondo tradizionale,che per noi è quello retto dai princìpi dell’autorità e della sovranità,della gerarchia dell’ordinamento dall’alto e verso l’alto-tutto ciò che è “patria”o “nazione”- ethnos – non ebbe un significato politico ma soltanto naturalistico:si è di una patria o nazione come si è di una data famiglia. L’ordine politico in senso proprio corrispondeva invece al principio dello Stato (in genere, concretizzatesi in monarchie e in dinastie) o dell’impero come unità sovrordinata rispetto a nazione o “popolo”. E’ così che si ebbero formazioni politiche in cui patrie e nazioni ebbero bensì il loro posto,ma non come fattori determinanti,invece come semplice “materia” della gerarchia complessiva. E non sembrava strano,a tale stregua, che,per esempio,per combinazioni dinastiche,per matrimoni o successioni,un popolo passasse a far parte di uno Stato diverso:da ciò esso non si sentiva per nulla snaturato,appunto per via della carattere sopraelevato del principio politico. Tale situazione aveva anche una controparte etica:l’appartenenza allo Stato era legata ad una fedeltà,cioè presupponeva un atto libero,volontario(i vincoli feudali ne erano già stati forma eminente). L’essere di un popolo o di una nazione è invece qualcosa di semplicemente dato,di naturalistico.

Ebbene,come il termine “patriota”fece la sua prima apparizione quale designazione degli enfants de la patrie del periodo della Rivoluzione Francese nella loro lotta contro monarchia e aristocrazia e contro gli alleati stranieri di esse,del pari risulta chiaro l’uso rivoluzionari che in Europa dopo la Rivoluzione Francese fu dato all’idea di patria e di nazione:essa fu assunta in funzione tendenzialmente democratica e collettivistica,per scalzare ogni superiore principio di autorità,per iniziare la scalata allo Stato e al potere ad opera delle masse-e lo sviluppo attraverso una ferrea concatenazione di fenomeni sovvertitori,passando per il”per volontà della nazione”,porta fino alle attuali”democrazie popolari”come fase terminale.

Ora,non si può disconoscere la parte che proprio questo concetto rivoluzionario della nazione ebbe,come idea-forza, nello stesso Risorgimento italiano. Come in analoghi movimenti di altre nazioni,qui il “patriottismo”,mito della nazione,idea libertaria,costituzionalismo,rivoluzionarismo agirono solidarmente. In questo contesto rientra anche la struttura antilegittimistica che assunse, a causa di un fatale insieme di circostanze e,anche,della limitatezza e della non qualificazione degli elementi conservatori,l’unificazione italiana..Qui non si tratta di fare ipoteche sui “se” della storia. Ad indicare l’opposta possibilità,dal punto di vista morfologico è però legittimo stabilire un parallelo col processo di unificazione che ebbe luogo in Germania ad opera di Bismark:con la costituzione del Reich – del secondo Reich dopo quello svevo – varie unità di tipo tradizionale furono riprese e conservate in una superiore unità, la Prussia facendo da centro di cristallizzazione e da Stato-guida. Qualcosa del genere fu considerato anche in Italia,negli ambienti giobertani, però in modo inadeguato,entro un utopico quadro guelfo:il suolo adatto e il clima ideologico per venire a qualcosa di costruttivo mancavano del tutto. Lasciamo questo punto da parte. Uno sviluppo post-risorgimentale nel senso di una Destra stato anche possibile,in Itali. Il Rimonte e la monarchia sabauda avendo preso ‘iniziativa del movimento unificatore,a unità raggiunta si sarebbe dovuto procedere alla liquidazione dei miti e delle ideologia che, per forza maggiore,l’avevano propiziata,assegnando ad esse un valore puramente pragmatico,strumentale. Avrebbe dovuto seguire un vigorosa azione formatrice, come quelle che,centrate in monarchie,attraverso una tradizione di lealismo avevano creato i grandi stati europei. La formula ben nota,che essendo fatta l’Itali si dovevano fare gli Italiani,avrebbe dovuto essere applicata in modo più rigoroso. Nulla di tutto ciò. Può dirsi che il Piemonte, nucleo originario dell’unificazione, invece di “piemontizzare” l’Italia in un senso analogo come la Prussica aveva fatto con la Germania costituendola in una forte e articolata unità, nell’abbracciare tutta l’area della penisola si sfaldò e perdette i tratti che ancora conservava per forza della sua secolare tradizione. Al nuovo Stato italiano non corrisponde un’idea propria, politica, un simbolo sopraelevato, una forza formatrice; la monarchia parlamentare si presentò come poco più che una sovrastruttura, quasi con caratteri “privati” puramente rappresentativi. Le ideologie prese in prestito per unificare l’Italia non furono affatto messe da parte dopo aver assolto la loro funzione; esse andarono invece a determinare il clima politico e sociale predominante in Italia, lasciando margine a forme ulteriori di sovversione,come quelle che già si verificarono nei gravi disordini sociali al tempo della prima guerra d’Africa e che come tragico episodio ebbero l’assassinio di re Umberto.

Infine la pietra di prova la si ebbe nel 1913,con la rottura della Triplice Alleanza(questo patto era stato l’unico passo positivo per un eventuale revirement a destra dell’Italia unificata)e con l’intervento a fianco delle democrazie mondiali contro gli Imperi Centrali. In effetti,a provocare quell’intervento non furono considerazioni realistiche:si sa che mediante alcune negoziazioni diplomatiche l’Italia, anche col semplice restar naturale,avrebbe potuto ottenere una buona parte di ciò che poi i nuovi alleati democratici dovevano concederle a denti stretti. Veramente determinante fu piuttosto l’eredità ideologica del Risorgimento,fu il mito “nazionale(nel senso rivoluzionario già spiegato)unito a quello antitedesco che faceva vedere negli imperi centrali quasi degli stati “fascisti”avant la lettre(da qui,l’estensione alla Germania di sentimenti “patriottici” che al massimo erano giustificati contro l’Austria).

Però anche qui s’impone la distinzione fatta pel Risorgimento:la entrata in guerra fu,in sé stessa,un fatto positivo quale fenomeno di “risveglio” dal clima dell’Italietta borghese ottocentesca,e i fatti eroici,combattentistici della prima guerra mondiale mantengono il loro valore intrinseco e vanno separati dal significato sovrordinato che ebbe la guerra italiana quale contributo al processo che doveva far compiere un gigantesco passo avanti al fronte del Terzo Stato,cioè delle democrazie,con un gravissimo colpo per quel che il nostro continente ancora conservava in fatto di regimi di tipo tradizionale,nell’Europa centrale.

Data con tratti più che sommari, questa è la fisionomia che presenta la “tradizione risorgimentale” nel quadro di una storiografia di destra. Ora,interesserebbe forse esaminare il problema dei rapporti fra tradizione risorgimentale e fascismo per avvicinarsi a delle conclusioni valevoli anche per le cose di oggi. Per ragioni di spazio non potendoci soffermare sull’argomento,ci limiteremo a dire che,dal punto di vista della Destra,il rapporto fra fascismo e Risorgimento è duplice,come duplice -secondo il già detto- è il volto di quest’ultimo. A considerare i fatti eroici e di risveglio nazionale del Risorgimento(continuità ancor più diretta e ben nota è però quella tra fascismo e l’analogo aspetto del combattentismo e dell’interventismo). Considerando però le idee,il fascismo ebbe valore,in quanto,per quel tanto,che esso fu un antiideologismo risorgimentale. Il tratto specifico del fascismo secondo il nostro punto di vista non è infatti il semplice aver ripreso una idea patriottica e nazionale cercando di accrescere la potenza e l’espansione italiana:processi del genere non si connettono infatti a nessuna speciale idea politica,si possono avere anche in Stati democratici,li si hanno nella stessa URSS. Il tratto caratteristico è invece la ripresa dell’idea dello Stato,dell’autorità e della sovranità insieme a quella di unità semplicemente “patriottica”,ma lealistica e di fedeltà:sia pur sminuita dal sistema della “diarchia”. L’Italiano era chiamato ad essere fedele anzitutto ad un Capo e ad un’idea. E non semplice retorica avrebbe potuto venire dalla ripresa del simbolo romano.

Ciò che vi è da raccogliere dall’eredità del fascismo ci sembra che debba essere precisato in questi termini. L’associarvi la “tradizione risorgimentale”è cosa pericolosa. Il “Risorgimento” potrebbe oggi valere soltanto nei termini dell’appello di una minoranza ad una rivolta unanime nazionale contro l’attuale regime,il quale però si trova ad essere l’esponente indiscusso proprio di buona parte delle ideologie del Risorgimento e della successiva Italietta parlamentare. Per una tale rivolta e un tale risveglio, a tutt’ora sembra mancare,purtroppo, sia un centro efficace di cristallizzazione,sia il necessario clima generale. Venendo meno a questo aspetto,in fatto di rievocazioni e di “tradizioni risorgimentali”,oggi non si potrebbe aver la meglio polemizzando contro quelle correnti attuali che ad esse si rifanno,che hanno parlato di “parentesi fascista”,che hanno identificato il tradimento e il partigianesimo ad un “secondo Risorgimento”,riprendendo l’inno di Mameli coi “Fratelli d’Italia”,facendo lo stesso abuso di una idea “patriottarda” e genericamente nazionale nel preparare,coscientemente o incoscientemente,anche da noi l’ultima fase della sovversione- quella legata ala rivoluzione del Quarto Stato- con l’avanzata del social-comunismo, così come i “patrioti”di ieri, pur vedendo e invocando l’Italia,avevano lavorato per la rivoluzione del Terzo Stato.

Rivendicare a quello del Risorgimento il valore di un retaggio ideologicamente di destra è un assunto impossibile. Altri debbono essere i nostri punti i riferimento, se si ha il coraggio di una rigorosa dottrina politica e di una azione politica altrettanto rigorosa.

Julius Evola

da L’Italiano Marzo 1959 n. 3

BASTA SANGUE ITALIANO!

La differenza tra noi e gli altri è molto semplice. Portiamo profondo rispetto a chi muore combattendo, sempre! I borghesi se ne fottono, i compagni insultano. E’ sempre così e non ce ne curiamo. 
Allo stesso modo però dobbiamo avere le idee chiare. Sarebbe sicuramente più onorevole per loro dire le cose come stanno, sono caduti combattendo in una sporca guerra, che noi non condividiamo e non per una efebica missione di pace, non per una missione umanitaria. Chi blatera “come donna e come madre”, chi parla dei “nostri ragazzi”, chi ciancia di “quelli che vanno solo per i soldi” in realtà li offende. 
Hanno deciso di combattere e sono morti in guerra. Si dicano le cose come stanno, gli si renderà onore. APZ
Profondo rispetto per i militari uccisi e massimo sdegno per i politici che mandano a morire i nostri giovani in terra straniera per sostenere gli esclusivi interessi economici e geopolitici americani.
 
Domandiamoci come mai dopo nove anni il più potente esercito del mondo, anzi la più grande coalizione di eserciti mai vista dopo la fine del secondo conflitto mondiale, non riesce ad avere la meglio di quattro beduini?
 
Non è che per caso dietro ai cosidetti “terroristi”  vi sia un intero popolo che non vuole saperne di vivere all’occidentale e che ha ben compreso che dopo le bombe che fanno strage nei villaggi, i carri armati ed i blindati  italiani “lince” arrivano le multinazionali, l’alta finanza, i centri commerciali e lo stile di vita americano a base di …sesso, droga e rock and roll?
 
Invece dell’Afghanistan liberiamo il nostro Paese dai politici di destra e di sinistra che hanno legato il nostro futuro a quello dell’America, una potenza che persegue solo i suoi interessi, anche a scapito dei nostri.
 
Circolo culturale Excalibur 
 

De-Generazione Italia – Santa Marinella

I conti non tornano….. 
Dopo il post di aggiornamento del 3 Ottobre nel quale, oltre all’intruppamento di Emanuele Pepe, nelle schiere finiane si aggiungeva Alfredo Esposito, ieri è circolato in rete un comunicato nel quale Fabio Gasparri e Filippo Palmeri di Generazione Italia chiamano all’appello i finiani. Tutto ciò senza citare in una sola riga quello espresso da Pepe ed Esposito. Con un incipit che riportiamo: “Generazione Italia vuole essere un aggregatore intergenerazionale rivolto a tutti coloro che hanno voglia di impegnarsi per l’Italia, con un’attenzione particolare ai giovani che non vogliono limitarsi a subire il futuro del loro Paese ma hanno il coraggio e la passione di immaginarlo, invitandoli ad essere protagonisti dell’Italia del 2020, l’Italia che verrà.” Fabio e Filippoci narrano le nefandenze di Berlusconi, la volontà di ridare un senso al significato della politica e di voler aprire un circolo a Santa Marinella.
Ora, per dire tutta la verità ci verrebbe da chiedergli, ma in questi 15 anni dove stavate? Vi siete accorti adesso di tutte le prebende ed il potere guadagnato all’ombra di Berlusconi? In questo modo però andremmo fuori tema. Il punto della questione attuale è un altro. Nonostante le perplessità su questi temi, il fatto più singolare è che questi tre gruppi nonostante aderiscano al soggetto politico del Presidente della Camera non si citano affatto. A che gioco stanno giocando? E’ evidente, a chi mette prima la bandiera sulla montagnetta (che vi sia un’area di consenso del Presidente Fini così come la voglia di egemonizzarla non c’è ombra di dubbio … furbi eh?). Come direbbe Battisti… lo scopriremo solo vivendo, ma per cortesia non fate i furbetti su…. mettetevi a tavolino e fate due chiacchiere……

Il miracolo del Risorgimento?

In occasione dei 150 anni dall’unità d’Italia, Santa Marinella ospita per la seconda volta un evento legato alle vicende dell’unificazione nazionale.  Una buona occasione per andare a rimarcare la diversità tra unità d’italia e risorgimento, elementi diversissimi e contraddittori per cause e finalità.

SANTA MARINELLA – Giovedì 7 ottobre, alle ore 18,00 presso la Biblioteca Comunale di Santa Marinella, avrà luogo la presentazione del libro del prof. On. le Domenico Fisichella “Il miracolo del Risorgimento”  edizioni Carocci. Introdurrà i lavori il prof. Luciano Pranzetti.
L’evento si inserisce nel quadro programmatico che la direzione della Biblioteca ha delineato congiuntamente all’ufficio Cultura e che prevede una serie di incontri con autori, artisti e personalità della cultura.
L’autore ha tenuto la docenza nelle Università quale titolare della cattedra di “Dottrina dello Sato e Scienza della Politica”, aver ricoperto la carica istituzionale di vicepresidente del Senato ed aver diretto il Ministero dei Beni Culturali (è inoltre il fautore dell’approdo democratico della destra ex fascista del MSI – insieme a Tatarella e Fini si inventò An, nonchè saltafosso da An giungendo fino alla Margherita di Rutelli e da Legittimista monarchico a repubblicano perplesso, nota di APZ) . E’ inoltre membro del comitato scientifico dell’Istituto Enciclopedia Italiana Treccani. Ricordiamo le ultima produzioni: il saggio su J. De Maistre, lo studio sul pensiero di Hobbes e il già ristampato commento alla dottrina di Montesquieu, testo che è già stato presentato in Biblioteca. Il prof. Fisichella è inoltre assai familiare ai cittadini per aver scelto Santa Marinella, in cui possiede l’abitazione, quale soggiorno estivo e luogo di quiete dove elabora i suoi studi.
L’ingresso è libero e l’autore sarà ben lieto di rispondere a tutti gli interventi che il pubblico vorrà formulare sul tema.

Una presenza necessaria – AGGIORNAMENTO!

Non poteva mancare a Santa Marinella la presenza necessaria,  fondamentale, opportuna del nuovo soggetto politico generato dalla straordinaria mente di Gianfranco Fini “il fascista del 2000”. Dopo il fantomatico circolo Brasillach (forse il simpatico Filippo ha dimenticato chi è Brasillach – ucciso proprio dai liberatori liberal-capitalisti democratici) si aggiunge un protagonista della politica cittadina, Emanuele Pepe, sempre in prima linea. Vabbè, a Santa Marinella abbiamo proprio deciso di non farci mancare niente…

Dopo una serie d’incontri romani e scambi di vedute con i vertici del nuovo movimento politico nazionale, ho deciso di aderire a Futuro e Libertà per l’Italia (FLI), condividendone i principi ed i valori con i quali si è voluto costituire il nuovo movimento politico di centro destra.
Principi dettati dal leader G. Fini in occasione della festa tricolore di Mirabello, dove, recandomi, incontravo i rappresentanti nazionali e locali, tra cui il responsabile del Circolo Generazione Italia di Civitavecchia Daniele Ceccarelli, con il quale dopo una serie di ragionamenti ci lasciavamo con il proposito di formare un solido e forte gruppo anche a Santa Marinella, del quale sarei stato il referente locale.
Non termina la mia esperienza con il club della libertà della nostra città, anzi, la mia decisione ne rafforza la spinta politica, per continuare insieme il cammino verso una politica capace di dare risposte quotidiane alla cittadinanza, e di offrire progetti concreti da realizzare insieme.
Non termina la mia esperienza in questa maggioranza del Sindaco Bacheca, alla quale ho dato tanto come impegno profuso, e della quale continuerò ad essere una componente indipendente.
Inoltre a breve verrà da me costituito anche il Circolo Generazione Italia Santa Marinella, nel quale tutti coloro che si rispecchiano nei valori della meritocrazia e dell’impegno per il sociale, saranno i benvenuti.
 Emanuele Pepe

Aggiornamento….  e che se lo lasciava sfuggire?

Alfredo Esposito aderisce a Futuro e libertà per l’Italia

Alfredo Esposito aderisce a Futuro e libertà per l’Italia. Lo ha comunicato proprio il diretto interessato, affermando: «Da oltre venticinque anni conosco personalmente il presidente Gianfranco Fini (sul cui alto senso dello Stato non c’è da discutere), condividendone il pensiero, lo spirito di rinnovamento e la propensione ad accogliere la pluralità. In particolare – ha dichiarato il direttore del castello di Santa Severa – l’attenzione verso i giovani e le donne e l’esaltazione del ruolo più alto della politica: la valorizzazione dell’etica e della legalità, il rispetto delle istituzioni democratiche, il perseguimento del bene comune. Queste ed altre ragioni mi hanno indotto ad aderire a “Futuro e Libertà per l’Italia” – ha aggiunto Esposito – iniziando un’opera di sensibilizzazione rivolta all’Alto Lazio, finalizzata a spiegare le posizioni di questo movimento politico, sovente distorte e travisate da mezzi di informazione di parte». «Futuro e libertà per l’Italia sta crescendo anche nel nostro territorio – ha concluso – e rappresenterà per la politica locale un elemento di grande dinamismo».