Civitavecchia SPOPOLAre …….

A seguito della pubblicazione del post relativo alla comparsa dei manifesti del movimento “civitavecchia popolare” registriamo con notevole apprezzamento lo studio del Prof. Caronti che ci ha voluto pregiare di un suo interessante studio simbolico, estetico ed allegorico. Per tale motivo, anziché concedergli la solita collocazione nei commenti, abbiamo ritenuto di dedicargli lo spazio di un post. Ci auguriamo che lo studio su questo fenomeno politico possa essere approfondito e maggiormente compreso, anche con l’analisi della criptica allocuzione espressa sul manifesto. Chissà cosa si celerà dietro quelle parole d’ordine, quella semantica, quelle affermazioni virili…… rimaniamo in attesa dei vostri pareri… 
Perizia giurata sul poster “Ultimo Baluardo” affisso in Civitavecchia, settembre 2010.
Il blu e la strisciata tricolore, per quanto riguarda la più immediata cromaticità, richiamano immediatamente la più tipica congerie dei manifesti politici dei partiti nazionalisti e popolari degli ultimi venti anni: in questo il blu “alleanza nazionale” o “forza italia” è diventato un classico come avvenne per il rosso “rivoluzionario” o “comunista”, presente in ogni possibile ipostasi del credo proletario, tipico di tanti movimenti del secolo appena trascorso.
La scelta della ben riconoscibile sagoma del noto “forte Michelangelo” è ovviamente un richiamo alla localizzazione del nascente tentativo di aggregazione politica: ovviamente Civitavecchia. Anche in questo caso “Civitavecchia popolare” si dimostra figlia di questi tempi, iconograficamente e per i contenuti che cerca di esprimere: infatti il richiamo ad assoluti, immediatamente ridotti al particolare, diremmo al particolarismo, è tipico di tanti movimenti della cosiddetta seconda (o terza) repubblica, dall’ormai classica Lega nord, alle tante liste civiche (tendenti spesso a fare universi di microcosmi urbani), giovaniliste, per pensionati o per categorie sociali e/o professionali (tipo cacciatori o automobilisti).
Veramente interessante è però la scelta e le caratteristiche del ragazzino-logo sventolante la bandiera: un po’ manga giapponese (ricorda il famosissimo Bakugan), un po’ ultrà calcistico (ci sembra di riconoscere una seconda maglia della locale compagine calcistica), un po’ neofascista anni 70-80 (ray-ban d’ordinanza anche se non più a goccia nella forma, infatti il target di riferimento preferisce altre soluzioni ottico-estetiche), un po’ glamour attuale (un taglio di capelli, che ricorda le boy-band, tipo “Tokio hotel” e simili), un po’ sfrontato “il giusto”, con un’espressione tra il ghigno, il sorriso di sfida e la tracotanza giovanile e guasgona.
In questo logo-pischello, per dirla in parte con l’idioma della città di riferimento, c’è però un elemento disarmonico per l’intero impianto dei significanti, non visibile però se non immediatamente (quasi ad un’occhiata inconsapevole e non concettuale, tipica del passaggio in macchina di fronte ad un manifesto) oppure dopo attenti approfondimenti specialistici, quali quelli che ci hanno chiesto di fare.
E quello che colpisce nel piccolo sbandieratore è la sensazione di avere di fronte un efebo, più che uno dei tanti possibili ragazzini, appunto da “ultimo baluardo”.  
Spesso nelle persone, nei testi, nei messaggi, nelle immagini dice più il non-espresso che il detto, più la visione d’insieme che la somma degli elementi ed è quindi nostra convinzione che sia proprio questa dell’efebo piccolo sbandieratore (quasi inconsapevole ma commovente ritorno a toni deamicisiani) la caratteristica più innovativa ed interessante di questo tentativo di laboratorio politico, che invece negli altri elementi non dimostra alcuna novità, se non la pretesa di essere nuova e definitiva: ma tale pretesa fa ricadere appunto nel contrario, dal momento che è pretesa di tutti. A cosa possa invece portare una “sottotraccia” efebica in questo tentativo politico, non sta a noi tentare di prevederlo. Infatti qui lo studioso si ferma, per lasciare spazio al curioso, che la curiosità genuina è base per ogni studioso serio.
In fede
Dr. Prof. Amilcare Caronti

Si dimette…… Non si dimette……….. No No non si Dimette!

Ci era sembrato strano leggere che in Italia ed a Santa Marinella in particolare, qualcuno, per via delle sue mirabolanti prodezze amministrative arrivasse a dimettersi. Da Assessore poi… non ci credevamo ed infatti il prode Ass. Romitelli ha solo rimesso la Delega “alla netteza urbana”. Non occorre aggiungere altro è già abbastanza esilarante il suo comunicato stampa e tragico il risultato della sua attività aminnistrativa.

L’ASSESSORE ROMITELLI RIMETTE AL SINDACO LA DELEGA AI RIFIUTI
“Strumentali le accuse dell’opposizione. Il bando è regolare”

L’assessore Fabrizio Romitelli conferma la scelta di rimettere nelle mani del Sindaco la delega alla nettezza urbana e difende la regolarità del bando.

“In merito agli articoli di stampa di qualche giorno fa – dichiara Romitelli – vorrei chiarire alcuni aspetti e concetti che sono stati travisati. Innanzi tutto mi scuso con la cittadinanza e mi assumo la responsabilità del fallimento del rapporto di lavoro con la soc. AMA, soprattutto per quanto riguarda la pulizia della stagione estiva.

Durante il mio mandato ho cercato di instaurare un rapporto di dialogo e collaborazione, ma si sono verificate alcune situazioni difficili da gestire, visto il continuo avvicendamento di responsabili della società e le pessime condizioni di mezzi e strutture a disposizione degli operai, che comunque ringrazio per aver lavorato con dedizione.
Per quanto riguarda il bando – continua Romitelli – la soc. Erika ha redatto un piano di lavoro per la raccolta differenziata che garantisse il dovuto decoro che la nostra città merita.
Relativamente alla commissione di gara invece, ci siamo avvalsi dei dirigenti interni, che sono capaci e preparati, garantendo la massima trasparenza e regolarità. Sostengo in pieno quindi la dirigente Zangara e tutta la commissione, che ha lavorato per raggiungere questo importante obiettivo per la città di Santa Marinella.
Ritengo strumentali – conclude Romitelli – le accuse dell’opposizione;ho rimesso la delega ai rifiuti urbani per problemi personali, e non per presunte discrepanze tra il sottoscritto e il Sindaco. La scelta del Primo Cittadino di consegnare la delega al Presidente Rossanese è ponderata in quanto detiene già quella all’ambiente. Gli auguro quindi di fare meglio del sottoscritto con la nuova ditta che subentrerà a breve all’AMA e che Santa Marinella torni ad essere una città pulita e decorosa”.

U.S.A. e inietta

Le hanno offerto – anelito di democrazia – una torta di mele. L’hanno messa – impeto d’umanità – sul lettino. Poi l’hanno coperta – estremo atto di pudore – con un telo blu. E infine le hanno iniettato la dose letale, scrutando con occhio scientifico i tredici minuti d’agonia che la Migliore Civiltà del pianeta, quella che ha decretato la Fine della Storia, le ha inflitto alzando al soffitto muto le sue sordide sentenze con tono nasale. Sappiamo di Teresa Lewis che ha rivolto richieste di perdono oltre il vetro, verso la figlia che assisteva al suo patibolo. Sappiamo che la dead woman walking, con gravi disturbi psichici, ha pregato; che ha cercato di dissimulare il terrore della morte pregando per tutta la giornata della sua esecuzione. Il telefono che collegava alla “sala della morte” la stanza del Governatore della Florida (vale scriverne il nome: Robert Mc Donnell, detto “Bob”) è rimasto muto: nessuna grazia last minute, nessuna offerta di cambio per il “pacco” al veleno finito in mano a questa concorrente di una versione un po’ più macabra di “Affari tuoi”. Il “dottore”, in questo caso sì, si è rivelato infame. Aspettiamo ora le sirene alzarsi da oltre oceano e, di qua di esso, lo stracciamento di virginali vesti rompere all’unisono il silenzio per la prossima Sakineh in odore di pena capitale in Sudan, Somalia, o qualche altro stato canaglia contro il quale è fin troppo facile scagliarsi. L’ennesima “prima pietra”, tanto, l’hanno già scagliata. In Virginia.

Seminario di Studi Storici – Fondazione RSI [Recensione]

Si è concluso domenica con il solito rancio comunitario, presso la sede della FONDAZIONE RSI – Istituto Storico alla Cicogna di Terranuova Bracciolini il consueto seminario di studi storici. Gli interventi sono stati di grande spessore, partendo dal primo incontro di sabato mattina, dove il ricercatore Enrico Persiani con l’intervento: DOPO IL 25 LUGLIO, LA RINASCITA, ha illustrato ai convenuti gli eventi legati al periodo 25 luglio – 8 settembre, che portarono alla dissoluzione dello Stato Italiano come realtà governativa autonoma, lasciando la popolazione italiana in balia degli eserciti stranieri presenti sul suo territorio.
Dopo il pranzo i lavori sono ripresi con un incontro/confronto: I GIOVANI DELLA RSI E DI OGGI, tra vecchie e nuove generazioni, moderato dall’Ing. Conti, si sono alternati sul tavolo dei relatori, Del Piaz e il rappresentate della Delegazione Genovese, Viale; le loro parole hanno lasciato nell’animo dei convenuti un profondo e vivo segno.
Sabato Mattina dopo alcuni interventi a cura di ricercatori che hanno illustrato le attività in svolgimento, è stata la volta dell’Ing. Conti che, con un intervento sui motivi per i quali venne data vita alla RSI ed alle implicazioni di carattere giuridico che seguirono, ha egregiamente sostituito i relatori previsti a causa di alcune difficoltà personali che hanno impedito di raggiungere la Fondazione.
A margine delle due giornate di studio ed approfondimento, sempre di sabato, si è svolto presso Terranuova Bracciolini un presidio per la chiusura della Fondazione, organizzato dal Comitato antifascista e antirazzista aretino. Abbiamo potuto assistere di persona ad alcuni interventi, tenuti da Autorità regionali, provinciali e comunali oltre giovanili partigiani e sedicenti storici presso il presidio stesso. A dire il vero una non proprio folta ed attenta platea, circa 70 presenti (per il lavoro di mobilitazione e gli appelli, un autentico flop come si evince anche dall’intervento di radio wave, http://www.italiawave.com/al-ritmo-dei-nostri-passi/6352-terranuova-bracciolini–voci-dal-presidio ), in compenso alcune acrobazie verbali hanno intrattenuto i numerosi giornalisti presenti.  Un vero peccato è che nessuno dei convenuti sia venuto ad assistere ai lavori del seminario dell’Istituto storico RSI – il seminario è ad inviti, dove avrebbe potuto sincerarsi di persona della realtà dei fatti che è del tutto lontana da quanto comunicato ai media locali.
Ringraziamo comunque gli organizzatori del presidio ed in particolare la responsabile del CAAT aretino per la pubblicità accordataci e per aver avuto l’occasione di proporre, alla Presidenza della Fondazione RSI, l’invito al Sindaco di Terranuova Bracciolini di partecipare al prossimo incontro che la Fondazione organizzerà a breve.

Teresa sulla sedia

La salviamo? Il volto potrebbe essere quello di una delle nostre periferie, di quelle che abitano il “105” dell’Atac o una qualsiasi delle stazioni della metropolitana fino a notte, e forse oltre. Sguardo vitreo dietro al quale si cela un guizzo che non promette nulla di buono, rughe quasi come cicatrici (o il contrario?), capelli corti, il naso da pugile, quarant’anni e passa portati decisamente male. Il nome, pure quello, non sfigurerebbe a Tor Bella Monaca o Laurentino Trentotto: Teresa. E’ sul cognome che vacillano le prime certezze dell’uomo medio(cre) occidentale. Lewis. Poi, quando sai che è condannata a morte, ti chiedi come mai quegl’incivili degli islamici non le abbiano imposto il velo!
Eh, no. Il volto di Teresa Lewis è quello dell’America più pura. Abita in Virginia, stato che dev’essere il solo che abbia mai visitato, come avviene per la maggior parte degli statunitensi (che noi invece ci ostiniamo ad immaginare, per riflesso condizionato di stampo hollywoodiano, tutti cravatta al collo e valigetta in mano ad inseguire con passo efficiente le coincidenze aeree). Perché l’America vera è quella dei “red necks”, le nuche rosse di chi lavora nei campi e all’aperto, con una scarsissima istruzione e zero conoscenze sul mondo che non sia la fetta di iù-es-ei che hanno sempre avuto sotto gli occhi. Red neck che, in un gioco dispregiativo di colorazioni, diventa poi “white trash”, monnezza bianca, accezione tutta razzistica sull’inferiorità culturale del bianco del Sud degli Stati Uniti, la cui caricatura principale è quella di essere dedito al consumo di junk food e a matrimoni intrafamiliari, che poi altrettanto spesso producono figli con disturbi mentali. Solo cugini di campagna del “civis americanus”, che infatti li sberleffa ogni sera nei brillanti “late show” della seconda serata televisiva; parenti lontani, non solo di cui vergognarsi ma da disprezzare pubblicamente. Il nuovo razzismo che tanto bene alberga nel Faro delle Nazioni (in particolare sulle due coste) è condito di anti-razzismo: perciò sfugge all’analisi dei sociologi di Harvard (i primi ad esserne pervasi), dilaga nel paese e nelle sue “produzioni intellettuali”, si fa scudo del perbenismo e del neo-conformismo che quest’America agita insieme alla bandiera del politically correct. Un razzismo che uccide, materialmente e civilmente, senza doversi mettere il cappuccio bianco del KKK ma, chissà, non disdegnando in qualche caso compasso e grembiulino.
E infatti anche Teresa è del Sud degli Stati Uniti. Guarda caso, ha disturbi mentali. Che, e questo è emerso anche in sede processuale, hanno avuto la loro importanza nella vicenda giudiziaria che la vede coinvolta. Colpevole, dice la sentenza, di aver assoldato due killer per far fuori marito e figliastro e intascare i soldi dell’assicurazione. Con una confessione scritta però, di uno dei due esecutori, che ammette di averla cooptata in un supermercato. La circonvenzione d’incapace non è tuttavia bastata, ed eccola là, Teresa Lewis, pronta a farsi un giretto sulla sedia elettrica il prossimo 23 settembre, prima donna ad essere “fritta”.
Non c’è però il mondo occidentale a stracciarsi le vesti, a esprimere il suo sdegno di civilizzatore, a dar voce alla sua Iran funesta perché il diavolo Ahmadinejad manda al patibolo le donne (inciso: molti non lo sanno, ma la pena per Sakineh è stata sospesa). Ragazzette con le magliette di Emergency un po’ scolorite sotto la pashmina non verranno a chiedervi la firma mentre passeggiate a Piazza del Popolo, Napolitano non lancerà moniti e Frattini e Adornato si asterranno dagli anatemi. Qui c’è il Princeps Huius Mundi ad azionare le leve della Vita e della Morte, mica Saddam o qualcuno del suo livello. E i subordinati tacciono, per non “vedere le stelle” o peggio, farsi fare qualcosa a strisce…
Ma insomma, che ci vogliamo fare con questa dead woman walking? La salviamo? O la “accendiamo”?

Massoneria…. Civitavecchia …. ma guarda un po…..

Qualche tempo fa, inaugurando le colonne del Blog, sottolineavamo la forte influenza massonica sulla vita del comprensorio ed in special modo di Civitavecchia. http://azionepuntozero.blogspot.com/2010/02/sempre-lei-la-malapianta.html . Abbiamo raccolto documenti e informazioni, questa iniziativa però salta subito agli occhi. Dal consueto buio nel quale dovrebbe opportunamente essere relegata – evidentemente i tempi sono maturi (sarà un caso che è il 150° anniversario dell’unità d’Italia?) – la massoneria lucida lo smalto e si fa bella. In altro modo – decisamente migliore, andarono le cose nel 1923, quando baldanzosi giovanotti in eleganti camicie nere presero d’assalto la locale sede massonica …… ma si sa….. i tempi cambiano… e speriamo cambino di nuovo in osservanza al costume degli antenati …..

Enrico Ciancarini presenta “All’Oriente di Civitavecchia. 
Massoni e logge civitavecchiesi da Napoleone a Mussolini. (1811-1925)”, volume edito dalle edizioni “Sette città” di Viterbo
Giovedì  prossimo, 16 settembre, alle ore 17 presso la sala conferenze della Fondazione CARICIV in via Risorgimento 8, Enrico Ciancarini presenta il suo ultimo lavoro: “All’Oriente di Civitavecchia. Massoni e logge civitavecchiesi da Napoleone a Mussolini. (1811-1925)”, edito dalle edizioni “Sette città” di Viterbo.
Il volume fa parte della collana “Progetto memoria”. Ripercorrendo la storia cittadina dal 1811 al 1925 dall’inedito punto di vista massonico, il libro rivisita appuntamenti fondamentali della storia di Civitavecchia caratterizzati, fra l’altro, dalla presenza e dall’influenza di esponenti delle locali logge. L’introduzione è stata curata dal professor Giuseppe Monsagrati, ordinario di Storia del Risorgimento all’Università La Sapienza di Roma. Il volume sarà presentato da Carlo De Paolis e dal generale Luciano Alberici: modererà Silvio Serangeli. Data e luogo di presentazione non sono casuali. Il 16 settembre, infatti, cadrà il 140 anniversario dell’entrata delle truppe italiane a Civitavecchia e della fine del millenario potere temporale del papa sulla città. La Fondazione CARICIV è l’erede di quella borghesia mercantile ed imprenditoriale protagonista dell’Ottocento civitavecchiese ed oggetto del volume, che oltre a parlare delle vicende della massoneria, ripercorre le date fondamentali dell’associazionismo laico e cattolico della città a cavallo fra ‘800 e ‘900.
E proprio nella sala della Fondazione attualmente si trovano appesi due quadri della famiglia Guglielmi che raffigurano Giulio e Giacinto che scrissero in prima persona la storia civitavecchiese e furono membri della massoneria civitavecchiese. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
Civitavecchia, 13 settembre 2010

No… non ce ne andiamo al mare…….

NON SI CEDE NEANCHE UN METRO!
FONDAZIONE RSI – Istituto Storico
11/12  settembre 2010 – Seminario di Studi Storici
Terranuova Bracciolini, Cicogna 27/E

Sabato ore 10,00
Enrico Persiani, DOPO IL 25 LUGLIO, LA RINASCITA

Sabato ore 15,00
Stelvio Dal Piaz e Nicola Raffaele: I GIOVANI DELLA RSI E DI OGGI

Domenica ore 10,30
Lamberto Cosimi e Sergio Franci : IL PATRIMONIO DELLA RSI

L’evento è riservato agli invitati,
per partecipare occorre contattare la responsabile Elisa Verardi: elisaverardi@libero.it

Si riparte dopo la pausa estiva



Durante il campo estivo abbiamo sostituito ai commenti,

alle analisi ed alle belle parole,
l’attività agricola, la formazione dottrinaria

e della sana attività escursionistica.
Momenti di una importanza capitale, un’oasi di ricreazione,

vita comunitaria.


Migliorando noi stessi, con la militanza ed il sacrificio,
migliorerà la Città, migliorerà lo Stato.
Come ieri a Sparta, oggi qui!


Sii come il promontorio, contro cui si infrangono incessantemente i flutti:

resta immobile, e intorno ad esso si placa il ribollire delle acque.
Marco Aurelio Antonino