Ecce homo: Gianfranco Fini – Ascesa e declino di un Tartufo

Pubblichiamo un articolo tratto dalla rivista “Heliodromos” sulla straordinaria vita e carriera di Ginafranco Fini. Riteniamo doveroso farlo a scanso di qualsiasi equivoco.  Il solco che separa questa iniziativa e i destri neconservatori leccapiedi, è della stessa misura di quello che ci separa dai loro omonimi di sinistra più o meno radical più o meno chic.
Diversi ambienti della destra politica ma non soltanto questi, dato che i comportamenti “evolutivi” hanno assunto aspetti paradossalmente scandalosi, sono rimasti perplessi e amareggiati per i disinvolti riposizionamenti politici di Gianfranco Fini. Tanti generosi militanti d’ogni età hanno rivissuto le disillusioni, che notoriamente i politici del nostro tempo danno a quanti mal pongono fiducia e attese per un autentico rinnovamento di questo nostro paese. Nel caso di Fini bisognava possedere una buona dose d’ingenuità, per aspettarsi mete ideali da chi, per naturale inclinazione, ha sempre seguito, e inseguito, eventi politici e personali concordanti esclusivamente con i suoi limiti culturali e la sua sfrenata ambizione. Sotto quest’aspetto, quello che differenzia Fini da un rozzo avventuriero della politica come Antonio Di Pietro è il modo felpato e circospetto delle sue scelte. Ripercorrendo alcune delle tappe più indicative della sua fortunata ascesa politica, è difficile ritrovare suoi personali contributi di originalità e spessore politico, il suo successo lo ha costruito con cauta scaltrezza seguendo le orme di personaggi politicamente molto più dotati di lui. Con il sostegno di Almirante, malgrado Fini fosse per consensi il quarto degli eletti nella direzione del Fronte della Gioventù, diventa segretario giovanile e, in seguito, erede designatoalla segreteria del M.S.I. La svolta politica realizzatesi con il passaggio del M.S.I. in A.N. è stata culturalmente concepita dal prof. Fisichella e politicamente e organicamente realizzata da Giuseppe Tatarella; Fini ne divenne il segretario perché, essendo culturalmente neutro, come ebbe a dire lo stesso Tatarella (cfr. Heliodromos N. 17), sembrò la persona tollerabile dalle diverse anime culturali confluite nel nuovo partito; al seguito e sulle orme di Berlusconi, infine, realizza il massimo della sua scalata politica, diventando nel 2001 vicepresidente del Consiglio dei Ministri e ministro degli Esteri e poi ancora, con le ultime elezioni del 2008, sempre al seguito di Berlusconi, presidente della Camera dei deputati. Anche le sue vicende personali non brillano per trasparenza e lealtà. Daniela Di Sotto, la sua prima moglie, ha dichiarato di aver subito l’umiliazione di apprendere dai giornali la decisione di Fini di avviare un nuovo rapporto con l’attuale compagna. Sergio Mariani, il primo marito di Daniela, in una intervista apparsa in www.collettivamente.it, insieme ad una serie di penose vicissitudini che lo indussero a tentare il suicidio, dice: “Vivevamo insieme sotto lo stesso tetto, ma Daniela e Gianfranco avevano cominciato una relazione clandestina nella casa di una dipendente del Secolo”, … “Se Daniela quando eravamo ancora sposati si è innamorata di Fini non ha nessuna colpa, il sentimento non si può gestire. Il problema non sta nel tradimento dell’amore, ma nell’errore di Fini: il tradimento dell’amicizia, di un vincolo di comunità”.

Considerando nell’insieme l’ascesa politica di Fini e le modalità con cui si sono svolte le sue vicende personali, ci viene da pensare ad una delle commedie più ardite di Molière, nella quale l’autore con vigore esprime la reazione di una visione sana ed equilibrata della vita contro ogni deformazione ipocrita e interessata. Il commediografo francese, con un abile gioco linguistico fra la sua lingua e quella italiana, intitola questa sua commedia Tartufe, il nome che noi diamo al tubero che cresce sotterraneo, sotto intendendo però che questo parassita nella sua lingua è indicato con il termine Truffe, che, a sua volta, foneticamente rimanda al senso fortemente negativo che ha nella lingua italiana. Com’è noto Molière in questa sua commedia ci traccia la figura di un essere che con fare compunto e servizievole riesce a farsi accettare da una famiglia perbene, a divenire il consigliere ascoltato, finché con le sue arti fa diseredare il figlio, si fa promettere dal suo protettore la figlia e la dote, e poi tenta di fare arrestare quello stesso a cui tutto deve. È l’immagine universale dell’impostore senza scrupoli, che maschera con arte il suo cinismo. In realtà il comportamento di Tartufo si rispecchia molto nel comportamento di Fini all’interno d’AN e nel rapporto con Berlusconi. Dopo la morte di Tatarella, l’unico fra i maggiori dirigenti di quel partito che potesse tenerlo in soggezione, conoscendone i limiti e i vizi, Fini inizia a sfogliare come un carciofo AN da tutti quelli che per qualità personali e senso d’autonoma dignità potessero tenerlo in ombra. Il primo a soccombere è lo stesso cofondatore d’AN, il prof. Fisichella, il quale abbandona il partito non sentendosi sostenuto, avendone i titoli culturali, nelle sue legittime aspirazioni istituzionali che invece Fini, con l’indispensabile sostegno di Berlusconi, rimette a se stesso.

Utilizzando in maniera cinica e consueta questo metodo di mettere all’angolo per costringere a lasciare, e sbarrando senza preavviso e d’autorità le candidature degli uomini di maggiore rilievo politico e consenso elettorale, egli ha disboscato il partito dalle migliori risorse umane, solo in Sicilia, fra i tanti, il senatore Vito Cusimano, l’on Enzo Trantino, l’on. Enzo Fragalà, l’on. Nello Musumeci; sono veramente tante le persone con alle spalle una lunga storia d’impegno e di servizio ideale che sono stati emarginati da Fini, perché ingombranti rispetto alla sua pochezza politica e alla sua sfrenata ambizione. Ha colto nel segno quel nobiluomo del prof. Silverio Bacci, quando lo ha definito: “un piazzista falso ed intrigante dentro il nostro mondo… uomo senza anima”. (Orientamenti, n. 1-2. a. VI, Roma 2003).

Eliminati dal partito gli arbusti, sono rimasti i cespugli, gente senza alcun merito, uomini cavi e servizievoli, come Urso e Ronchi; questo ultimo difatti ha toccato il ridicolo dichiarando: “Lealtà e onestà intellettuale sono il dato caratteriale di Gianfranco Fini” (Il Giornale, 14 aprile 2010). Completano le forze finiane le tre marie, Carmelo Briguglio, Italo Bocchino e Fabio Granata, i quali, posti politicamente da lui in posizioni molto sopra delle loro reali capacità, rappresentano nello stesso tempo la forza apparente e la debolezza reale di Fini; Fabio Granata, addirittura, preso dalle vertigini per le posizioni raggiunte sotto la protezione di Fini, ha perso il senso del limite, tanto da anticipare una sua “eventuale” candidatura a governatore della Sicilia (sic!).

Dal neofascismo al neo-antifascismo

La società moderna è caratterizzata da una innegabile chiusura individualistica ed egocentrica, e da un’insensata spinta al cambiamento, che spesso pone le persone che lavorano a inumane leggi di mercato, facendole trasmigrare da un’attività lavorativa all’altra, con conseguenze non semplici di adattamento psicologico e tecnico, superabili solo in forza della necessità di sopravvivenza. Ebbene – ci chiediamo -, se nel passaggio da un impiego lavorativo all’altro s’incontrano sofferenze e disagi, pur trattandosi di aggiornare competenze operative e atteggiamenti mentali, com’è possibile modificare radicalmente idee costruite in conformità ad una visione della vita e del mondo, elaborate negli anni mediante studi, riflessioni ed esperienze culturali che coinvolgono gli aspetti più intimi dell’essere? In questo mondo moderno senza fede e principi, non ci stupiamo se si assiste addirittura a tentativi di “nobilitare” la labilità e superficialità del più ignobile trasformismo culturale e politico. Per esempio, l’ex comunista Giuliano Ferrara ha giustificato le sue attuali posizioni liberali dicendo: “Solo gli imbecilli non cambiano idea”; a lui si potrebbe rispondere con un più saggio detto orientale: “Niente di più stupido di un uomo intelligente”, ma preferiamo essere meno sbrigativi. Egli da razionalista qual è, non si rende conto dell’irrazionalità della sua proposizione giustificativa; un razionalista intelligente dovrebbe avere idee così razionalmente fondate da non consentirgli ripensamenti, oppure è così imbecille da non sapere elaborare i processi cognitivi in maniera “chiara e distinta” come gli suggerisce il suo Cartesio. Nel caso di Fini abbiamo assistito ad un trasformismo tanto spudorato quanto ottuso, e per lui, in fondo, com’è già evidente, la causa del suo inarrestabile declino. Già Craxi, il quale si era reso ben conto che il cosiddetto arco costituzionale era un artificio politico del P.C.I. avviò una prima fase dello sdoganamento del M.S.I. Fini, seguendo la sua congenita attitudine all’ingratitudine mista alla sua pochezza politica, gli diede il ben servito e assecondò demagogicamente il giustizialismo di “mani pulite”, incapace di capire chi politicamente n’avrebbe tratto profitto. Nonostante la sua miopia politica, Fini ebbe la fortuna della discesa in campo di Silvio Berlusconi che completò il processo di sdoganamento e lo fece, conseguentemente, crescere elettoralmente. Mentre maturava, finalmente, una duplice legittimazione politico- culturale, in virtù di vari studi, come quelli di Renzo De Felice e della sua scuola e di onesti lavori revisionisti come, fra i tanti, quelli di Gianpaolo Pansa, cioè, mentre si indeboliva l’antifascismo ideologico e strumentale, per avere spazio nel dibattito culturale un più attento, sebbene critico, giudizio storico sul fascismo, Fini nel novembre 2003, dopo quattro anni di sollecitazioni nell’anticamera, compie il suo viaggio in Israele. Da lì, passando compiaciuto sotto le forche caudine dell’estremismo sionista di Sharon, apre con le sue indecorose e vili dichiarazioni la fase di rifondazione di un neo antifascismo ancora più immotivato e acido del precedente. Per lui si può ben citare, e qui lo facciamo opportunamente, Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui”. L’affermazione secondo la quale la R.S.I. è da includere nelle “pagine vergognose della storia”, non solo, resterà per sempre il suo marchio squalificante, ma la più ignobile delle espressioni verso i combattenti e i tanti giovani che con il loro estremo sacrificio riscattarono l’onore di questa italietta.

Ci sono vari aspetti del fascismo che vanno rivisti alla luce di un giudizio serio e severo, ma la R.S.I. resta l’evento più indicativo, più doloroso e nello stesso tempo più fulgido della nostra storia; senza il riscatto dell’onore, l’ombra dell’infamia e del tradimento avrebbe accompagnato gli italiani che antepongono la dignità all’opportunità. Francesco Cossiga, che certo non è privo d’esperienza politica e di fiuto per le “qualità” umane, dice di Fini che “non potrebbe amministrare neppure un condominio di quattro appartamenti” e poi precisa: “È il preferito dal centrosinistra per come si è schierato sul caso Englaro, se non si è circonciso, mentalmente lo è, manca solo che si iscriva all’Associazione partigiani” (Ansa 11/03/2009). Una verifica di questa circoncisione mentale l’abbiamo avuta appena qualche mese addietro, quando Fini ha dichiarato, con l’entusiasmo del neofita, che bisogna perseguire non soltanto l’antisemitismo ma anche l’antisionismo, perché dietro di esso si cela il pregiudizio razziale. Anche qui riemerge la sua povertà culturale. Fini evidentemente non conosce le posizioni di moltissimi ebrei ortodossi, i quali sono in prima linea nel sostenere quanto il sionismo contribuisca ad alimentare l’antiebraismo. Purtroppo con Fini siamo di fronte a un essere non solo senza cultura e senza anima, ma anche arrogante, invidioso, vendicativo e opportunista. È proprio vero che ciò che un essere è potenzialmente alla nascita, egli continuerà ad essere lungo il corso della sua esistenza individuale; ognuno secondo la propria natura. Sono queste convinzioni che ci fanno auspicare un suo declino politico, perché abbiamo ben chiaro che un essere di tal specie nocerebbe al Paese e alle istituzioni, come ha nuociuto al partito e agli uomini che lo avevano accolto. Ritornando all’immagine di Tartufo, non possiamo non completarla con un adagio assai esplicito: “Nell’oscurità, il pidocchio è peggio di una tigre”, ma alla luce del giorno – aggiungiamo noi – un pidocchio è solo un pidocchio.

Bruno Del Re

Estratto da Heliodromos, n. 22 – 21 aprile 2010.
http://www.heliodromos.it/

Cena d’estate – Progetto GCG>Quota30

E’ l’occasione per salutarci all’inizio dell’estate 
e per stare insieme una sera a cena 
con tutti coloro che sono vicini alle nostre attività 
e all’iniziativa di solidarietà Grande Casa Gialla – Mare.

Martedì 29 Giugno – ore 20.30
Il Locale – Piazzale del Pincio – Civitavecchia

Durante la serata verranno distribuiti materiali editoriali e audio.
Al termine videoproiezione di un estratto del concerto di Maccarese.

Un mese di mare ai ragazzi di Grande Casa Gialla

GCG Mare >Quota30
Progetto per regalare un mese di mare ai ragazzi di Grande Casa Gialla, VT


La “Grande Casa Gialla” è una struttura, in provincia di viterbo, che ospita ragazzi che necessitano di un collocamento alternativo alla famiglia, almeno in una fase della loro vita.

Si tratta di Minori che rientrano in progetti alternativi alla detenzione carceraria, minori vittime di abusi e minori che hanno ottenuto l’asilo per la precaria e pericolosa situazione nei loro paesi di origine o minori stranieri non accompagnati.

L’equipe si occupa dell’analisi e soluzione delle loro più elementari necessità oltre a quelle più complesse, come il disagio psicologico, reperimento documenti e avviamento al lavoro.
I ragazzi frequentano regolarmente la scuola, studiano, praticano sport e, visto che se lo sono meritati, si vuole mandarli un mese al mare. Tale volontà purtroppo può rimanere tale, vista la mancanza di fondi. Il Centro Studi Aurhelio, sulla scia dell’attività inaugurata con il convegno su droga e disagio giovanile, passa concretamente all’azione, promuovendo il progetto GCG Mare>Quota30.
L’iniziativa consiste nel trovare, minimo, 30 sottoscrittori per una quota di 10 euro cadauna, il cui totale garantirà ai ragazzi un mese di mare presso uno stabilimento balneare a Marina Velca che ha fornito già un grosso contributo per assicurare il minimo necessario (sdraio, lettini e ombrellone).

Per ognuno di noi sarà un piccolo sforzo, ma il risultato potrà essere grande.
Trasmettere l’idea che si ottengono i frutti solo con l’impegno ed il sacrificio.

Centro Studi Aurhelio – idee che diventano azioni
Contatti: cst.aurhelio@gmail.com

Chi volesse sostenere direttamente il progetto GCG Mare>Quota30, può farlo senza passare da noi, attraverso un bonifico intestato a

Coop Sociale Macchia Nera, via salara, 6e, 01016 Tarquinia
Causale: GCG Mare-Quota30
Banca della Tuscia
Filiale di Monte Romano (Vt)
Iban: IT23T0706773170000000020392

Centro Studi Aurhelio

GCG Mare>Quota30
Progetto per regalare un mese di mare ai ragazzi di Grande Casa Gialla, VT

Dal 21 al 29 giugno,
Contattando il Centro Studi Aurhelio
o direttamente sul CCB di Grande Casa Gialla

Un mese di mare ai ragazzi di Grande Casa Gialla, VT

Riceviamo dal Centro Studi Aurhelio e volentieri pubblichiamo

GCG Mare >Quota30
Progetto per regalare un mese di mare ai ragazzi di Grande Casa Gialla, VT

La “Grande Casa Gialla” è una struttura, in provincia di viterbo, che ospita ragazzi che necessitano di un collocamento alternativo alla famiglia, almeno in una fase della loro vita.

Si tratta di Minori che rientrano in progetti alternativi alla detenzione carceraria, minori vittime di abusi e minori che hanno ottenuto l’asilo per la precaria e pericolosa situazione nei loro paesi di origine o minori stranieri non accompagnati.

L’equipe si occupa dell’analisi e soluzione delle loro più elementari necessità oltre a quelle più complesse, come il disagio psicologico, reperimento documenti e avviamento al lavoro.
I ragazzi frequentano regolarmente la scuola, studiano, praticano sport e, visto che se lo sono meritati, si vuole mandarli un mese al mare. Tale volontà purtroppo può rimanere tale, vista la mancanza di fondi. Il Centro Studi Aurhelio, sulla scia dell’attività inaugurata con il convegno su droga e disagio giovanile, passa concretamente all’azione, promuovendo il progetto GCG Mare>Quota30.
L’iniziativa consiste nel trovare, minimo, 30 sottoscrittori per una quota di 10 euro cadauna, il cui totale garantirà ai ragazzi un mese di mare presso uno stabilimento balneare a Marina Velca che ha fornito già un grosso contributo per assicurare il minimo necessario (sdraio, lettini e ombrellone).

Per ognuno di noi sarà un piccolo sforzo, ma il risultato potrà essere grande.
Trasmettere l’idea che si ottengono i frutti solo con l’impegno ed il sacrificio.

Centro Studi Aurhelio – idee che diventano azioni
Contatti: cst.aurhelio@gmail.com

Chi volesse sostenere direttamente il progetto GCG Mare>Quota30, può farlo senza passare da noi, attraverso un bonifico intestato a

Coop Sociale Macchia Nera, via salara, 6e, 01016 Tarquinia
Causale: GCG Mare-Quota30
Banca della Tuscia
Filiale di Monte Romano (Vt)
Iban: IT23T0706773170000000020392

Centro Studi Aurhelio

GCG Mare>Quota30
Progetto per regalare un mese di mare ai ragazzi di Grande Casa Gialla, VT

Dal 21 al 29 giugno,
Contattando il Centro Studi Aurhelio
o direttamente sul CCB di Grande Casa Gialla

FU TURISMO A SANTA MARINELLA!

FU TURISMO. Ci piace scherzare è vero, però quando il ridicolo diventa dannoso occorre segnalare che c’è qualcosa che non va. Su questo articolo sorvoleremo su un argomento che ci sta molto a cuore, il marketing territoriale, volano essenziale per la promozione del territorio che, oltre a due eventi uno all’hotel le palme e l’altro all’hotel le najadi, pare non abbia fatto molto altro. Un personalissimo sondaggio su circa trenta operatori commerciali e turistici santamarinellesi fa conoscere che si è completamente all’oscuro del fatto che esista una delegata al marketing territoriale di Santa Marinella. Ciò ha confermato che c’è qualcosa che non torna.

FU TURISMO A Santa Marinella è vero, soprattutto quando, alla prima iniziativa siamo rimasti perplessi ed alla seconda abbiamo ritenuto necessario segnalare il masochismo turistico degli scienziati santamarinellesi.

Roberto Boccoli, da info@comune su facebook ci informa che: “Con la “Felix Card” 14,00 euro anziché 20,00 per i residenti Tariffe agevolate per l’ingresso al parco acquatico “Aquafelix” di Civitavecchia. Questa la direttiva approvata dall’amministrazione Comunale di Santa Marinella, e riservata esclusivamente ai residenti di Santa Marinella e Civitavecchia promossa dai gestori del parco acquatico.

FU TURISMO, bravi davvero, anziché promuovere il Comune di Santa Marinella, con la Felix card mandiamo i turisti a Civitavecchia, non una card promozionale per gli studenti o per le famiglie, per l’accesso agli stabilimenti, alle piscine, agli spettacoli ed al museo civico del Castello di Santa Severa no…. Li mandiamo all’aquafelix!

Invece , l’associazione “Santa Marinella Viva – Forum degli Universitari, con il patrocinio gratuito e si sottolinea gratuito del comune di Santa Marinella cosa ci presenta? Un eccezionale Week-end a Firenze il 25-26-27 Giugno.  E’ ovvio che Firenze sia un luogo da visitare, diremmo obbligatoriamente da tutti gli italiani degni di questo nome, sorvoliamo sull’animazione del Forum e sulle tante sorprese, ma qualche dubbio sulla domenica 27 con pranzo libero e i famigerati  “consigli per gli acquisti” sorge. A ridosso del ponte del 29 giugno per i turisti romani, organizziamo una gita per i residenti di Santa Marinella per andare fuori. Roba da luminari.
Ma è possibile che si abbiano le pigne in testa come questa gente? Non è possibile programmare gli interventi in ragione di ciò che succede nei normali comuni turistici? No, a Santa Marinella si fa esattamente il contrario. E’ proprio vero, occorrerà organizzare un convegno – ma non a santa Marinella di certo: 
FU TURISMO a SANTA MARINELLA ™. Ricordo dei tempi passati.

Sotto Assedio Pubblicitario

Basta con questo scempio, basta con gli affari sulle nostre vite, riprendiamoci l’orizzonte della nostra città, riprendiamoci la visione della nostra vita. NO ALL’INVASIONE PUBBLICITARIA CHE METTE A REPENTAGLIO LA VITA.
Questi cartelli pubblicitari all’altezza di piazza civitavecchia a santa marinella, impediscono il passaggio pedonale e dimostrano come ci sia la totale mancanza di sensibilità verso la gente comune e una corretta visione delle cose.

Partiamo dall’origine:


lunedì, 13 ottobre 2008 alle 19:32

SANTA MARINELLA – Approntata una vera e propria rivoluzione per quanto concerne la regolamentazione delle pubbliche affissioni a Santa Marinella. Il Consigliere delegato all’arredo urbano Alfredo De Antoniis, supportato dall’ufficio pubbliche affissioni, ha infatti redatto un nuovo regolamento per disciplinare le affissioni su tutto il territorio comunale, che va anche e soprattutto in un ottica di decoro urbano. “Santa Marinella deve cambiare volto – afferma De Antoniis – e questo dipende in maniera rilevante da quanto la città sia pulita, ordinata e con regole ferree per quanto concerne le affissioni. In prossimo consiglio comunale approveremo il nuovo regolamento, che oltre a regolarizzare l’intero apparato, sarà fondamentale per una politica di riordino e pulizia del territorio”. Tra le nuove direttive, verrà abolito il volantinaggio su tutto il territorio comunale e verranno installati appositi spazi per necrologi, finora mai regolamentati. “Andrò per settori – continua il Delegato – e regolarizzerò tutti quei settori che fanno di Santa Marinella un luogo oggi “pasticciato”. Affronterò inoltre il problema della scomode scritte sui muri, dell’aspetto degli esercizi commerciali in generale ed il rispetto dei regolamenti comunali sulle sporgenze in strada delle siepi private. Il regolamento – conclude De Antoniis – rappresenta senza dubbio quella “rivoluzione” affinché l’abusivismo che ha imperversato fin’oggi sia debellato. Da parte mia ci sarà il massimo impegno in tal senso, supportato dagli uffici competenti e dal Corpo di Polizia Municipale, che ringrazio anticipatamente per la collaborazione futura”.

In realtà da due anni a questa parte si è assistito ad continuo assalto pubblicitario, di ogni spazio visivo. Muri, pali, pannelli, orologi, dissuasori per il parcheggio, sono diventati la scusa per invadere con la pubblicità ogni angolo del paese. Al contrario, lo spazio che dovrebbe essere riservato alle affissioni degli annunci mortuari rimane una chimera. Poveri vecchietti e povere vecchiette che se ne vanno, debbono conquistarsi il posto in mezzo a mortadelle e candidati zombie. Quanto ci vuole per riservare uno spazio a chi muore?

Oggi, con la scusa della pubblicità invadono anche lo spazio fisico dove VOGLIAMO VIVERE E PASSEGGIARE. Chi sono gli scienziati che progettano queste mostruosità e che vogliono farci vivere come in uno spot continuo? Probabilmente è l’esposizione dalla nascita al segnale televisivo che a questi servisignoridiberlusconi fa ritenere la vita come una parentesi tra una pubblicità e l’altra.

Cavalli in Fuga…….

No, non è il noto romanzo di Yukio Mishima ma la rocambolesca vicenda che oggi si è vissuta a Santa Marinella. Una splendida cavalla ha attraversato le vie cittadine generando scompliglio e confusione. All’inseguimento, polizia municipale, protezione civile, comandante della polizia municipale ed ex comandante della polizia municipale. Giunta sul lungomare, probabilmente impaurita e disturbata dai noti corridori, ha dato sfoggio della sua atletica bellezza facendo rintanare le carampane falso ginniche che si rincorrono vicendevolmente in riva al mare. Posto di blocco della municipale, dirottata all’orto botanico, si è tranquillizzata in compagnia di una gentile volontaria della protezione civile. Fortunatamente è risultata in buona salute.
Poco dopo è giunto il suo “padrone” forse poco attento?
Ovviamente PuntoZero dà la propria solidarietà alla cavalla espressione della natura, che vuol riprendersi il territorio sottratto dalla cementificazione selvaggia. Sarà un caso che proprio lì davanti c’è lo stabilimento che per avere più spazio ha pensato bene di fare una gettatina di cemento sul mare?

Democrazia alla civitavecchiese

I Partiti sviliti! Questa è l’ultima parola d’ordine che arriva dal mondo politico civitavecchiese, sempre meno pudico nel mostrare le sue vergogne: pochezza politica, esclusivo amore per la poltrona laddove essa porta stipendio, liti da osteria per avere la possibilità di sedere ad un posto di comando sotto al quale passano progetti e, guarda caso, quattrini.

I partiti dice che sono stati sviliti e allora ecco addirittura nascere, in fretta e furia, il Pdl. Sarà per piazzare qualcuno, possibilmente di corsa o fors’anche con calma, magari un po’ prima di Natale, a qualche assessorato? Sarà, sarà!
I partiti sviliti! E che si può svilire uno dei qualsiasi partiti esistenti, soprattutto a Civitavecchia e alla luce di come a Civitavecchia sono rappresentati? Poniamo ancora più direttamente la domanda: si può svilire un partito che si è già abbondantemente svilito da solo?
Il problema è uno solo: comandano i singoli, sindaco in testa, e lo fanno da singoli. Il fatto che talvolta i singoli si coalizzano in associazioni temporanee d’impresa non li autorizza a dire che tali comitati siano partiti. E’ un’antica tradizione della democrazia, che a Civitavecchia ha sempre saputo dare il meglio di sé. Chi ha più di 45 anni ricorderà che qui prese piede una delle prime giunte Dc-Pci, in tempi in cui Peppone e Don Camillo non erano curiose macchiette di un tempo che fu, ma caricature di forze ben presenti nella società. Andate a rileggervi i nomi di allora, fatevi una breve ricerca genealogica e vedete che, se pure qualche faccia è cambiata, i clan di Famiglia (intesa talvolta come parentela, talvolta come Cosa Nostra, spesso come entrambe) sono tutti là.
“Buona” democrazia a tutti.