Dalla parte dei vinti (ma mai domi)

Di Piero Buscaroli, genero di Franz Pagliani (primario chirurgo e giudice speciale a Verona), è nelle librerie
“Dalla parte dei vinti – Memorie e verità del mio Novecento”, Mondadori, p. 522 € 24.

Dal risvolto di copertina:

“Nonostante sia trascorso più di mezzo secolo dal crollo del fascismo e dalla fine del secondo conflitto mondiale, siamo davvero convinti di sapere come andarono effettivamente le cose?

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Il tanto discusso dopoguerra italiano può considerarsi concluso? Piero Buscaroli, musicologo, scrittore e giornalista, ha deciso di aprire a sua valigia di carte, documenti inediti e ricordi… ‘interpretazione di eventi come la congiura del 25 luglio, la issoluzione militare e civile dell’8 settembre, l’occupazionetedesca e i crimini dei vincitori, ci restituisce l’immagine di un Buscaroli schierato a vita, cittadino

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coatto di una ex nazione… Per Buscaroli il revisonismo delle verità osteggiate e sepolte dal pregiudizio ideologico, si è fatto imperativo morale, mentre lo spirito di contraddizione da cui si sente mosso, diventa strumento essenziale di libertà… In una felice mescolanza di cronaca giornalistica e di documento storico, “Dalla parte dei vinti” riesce a unire alla scrupolosa ricostruzione di fatti decisivi dell’ultimo cinquantennio (tra cui i nefasti della strategia della tensione n.d.r.) il ritmo appassionato del pamphlet politico.Che farà discutere.” Se vi può far piacere, Buscaroli scrisse a Gianfranco Fini: “Sei proprio un maiale, e Via della Scrofa è il tuo indirizzo appropriato… Ti maledico in nome dei Morti e dei Vivi.”

«Non mi considero un “reduce”, un “orfano di Salò”, sono un

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superstite della Repubblica Sociale Italiana in territorio nemico». Piero Buscaroli

Prove tecniche di Identità

Già da qualche giorno si susseguono le voci, circa la importante e necessaria opportunità che vede una serie di interlocutori animare questo spazio. Una delle prerogative essenziali di questo blog sarà quella di smascherare alcuni luoghi comuni che si sono consolidati in questi ultimi venti anni e che di fatto hanno confuso le idee a molti. Per fare alcuni esempi la impossibile relazione tra essere di destra e fare uso di droga, ritenersi continuatori di una certa eredità e svendere il patrimonio umano dei reduci e combattenti della RSI, sedersi sugli scranni ben remunerati di amministrazioni o società pubbliche e proclamarsi paladini di crociate moraliste. Tutto questo sarà da chiarire punto dopo punto, senza alcun cedimento. Chi si dice di “destra” deve avere la percezione esatta che non basta “darsi un aggettivo” per essere quel che si presume. Occorre vivere secondo una visione del mondo ed uno stile ben preciso.
Una comica occasione, fortunatamente, ce la offriranno in questi giorni gli agenti della memoria ad intermittenza. I RAM-Fascists (fascisti dalla memoria volatile) stranamente, due anni fa in prospettiva delle elezioni commemoravano la giornata del ricordo, lo scorso anno nonostante gli infami attacchi e le polemiche della sinistra sulle vittime delle foibe sonnecchiavano in qualche locale di periferia, quest’anno no, si rimascherano da agit-prop.
Forse animati da chissà quali mire regionali, stanno già decidendo di dare lustro alle proprie velleità, credendo di poter onorare i martiri delle foibe con una seratina agitata, magari facendola finire in un bel brindisi in qualche posto a la page.
Quest’anno una presenza seria, qualificata e sobria, invece, ci sarà.

Azione Punto Zero

Azione che parte dal punto zero, dal vacui di cui è sacrosanto avere horror. Che parte da un territorio, a nord della Provincia di Roma, ormai ridotto a tabula rasa. Guardarsi intorno e scorgere un orizzonte troppo grigio per essere vero è però un tutt’uno con il ridestarsi e ridare (quasi restituire) inizio al Kulturkampf contro il vuoto, per coloro ai quali è toccato reggere la fiaccola avuta come eredità ancestrale. Consapevoli che anziché maledire il buio, è meglio accendere una luce, dal porto delle nebbie alziamo la nostra fiaccola con lo sforzo sovrumano che merita il lume della Tradizione.

E se anche uno la vedrà, sarà molto più di zero.

Adriano Romualdi e l’idea di una vera Destra

Il limite dell’azione politica della Destra è la mancanza di una precisione ideologica, di una visione d’insieme della storia e della vita che la controparte possiede e che la orienta in ogni questione: “a Destra non c’è una cultura…perché manca una vera idea della destra, una visione del mondo qualitativa, aristocratica, agonistica, antidemocratica; una visione coerente al di sopra di certi interessi, di certe nostalgie e di certe oleografie politiche”. Affermazioni forti che rimarcano il concetto di Romualdi di una cultura militante, di una cultura al servizio di una visione del mondo. Essere di Destra significa per Adriano, in piena consonanza con gli insegnamenti di Evola, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, ovvero sia il liberismo che la democrazia e il socialismo; significa rifiutare il mito del progresso, della ragione scientista e del materialismo, significa rifiutare quel trionfo della quantità sulla qualità che costituisce, in ogni campo dell’azione umana, il segno della decadenza dell’Occidente e che costituisce il preludio all’avvento della civiltà plebea e anonima delle masse. Essere di Destra significa avere una concezione organica dello Stato, in cui i valori politici predominino sulle strutture economiche. Essere di Destra, infine, significa per Adriano accettare quella spiritualità guerriera e aristocratica che ha improntato di sé la civiltà europea, accettando la lotta contro la decadenza dell’Europa. Tuttavia, se per l’uomo di destra la cultura viene dopo un determinato stile di vita, se per le civiltà tradizionali prima viene lo spirito vivente e poi la parola scritta, è anche vero che se si vuole combattere la decadenza europea bisogna sfidare il nemico sul suo proprio terreno. Non si può rifiutare quindi la sfida culturale, né una formulazione logica, “positiva” della propria visione del mondo. Vanno perciò, ricorda Adriano, coltivati i dominii propri della storia, della filosofia, della saggistica, dell’arte, del cinema, dell’urbanistica dando ad essi una direzione conforme allo spirito della Destra. Interessantissima l’intuizione — siamo nel 1965 come detto – di un’ecologia di destra, alla quale non si è dato nessun seguito: Adriano giudica assurdo consegnare questo tema alle sinistre, quando il significato ultimo della Destra è la conservazione delle differenze e delle peculiarità necessarie alla conservazione spirituale del pianeta e di cui la salvaguardia dell’ambiente naturale è una parte. Tesi che potrebbe costituire, oggi, la base anche per una bioetica di destra che non si limiti ad andare a rimorchio dei principi cattolici.

Da “Adriano Romualdi filosofo” di Rodolfo Sideri