SANTA MARINELLA NON TRADISCE IL TIBET

Santa Marinella in provincia di Roma, 30 Luglio ore 20.30

L’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese, Sun Yuxi arriva all’orto botanico in perfetto orario con il solito codazzo di guardie del corpo ed assistenti per salutare l’atleta Agnese Allegrini in partenza per le Olimpiadi Pechino.
Per l’illustre ospite si mobilitano tutti, Sindaco, assessori, forze di polizia, passando per rappresentanti di federazioni sportive.
Dopo un breve saluto da parte della presentatrice ed un preambolo dell’Assessore la Rosa, vengono invitati sul palco il Sindaco di Santa Marinella e l’ambasciatore cinese.
La presentatrice formula la prima domanda e l’ambasciatore inizia a rispondere.
Fine della Favola.
A Santa Marinella, una schiera di uomini e donne liberi dimostra che questo ameno paesino sul mare, non è il cimitero delle schiene dritte!
Una, due bandiere tibetane, uno, due striscioni che ricordano la lotta del popolo tibetano, l’ambasciatore impietrito osserva stupefatto.

Una voce grida che questa manifestazione è una pacifica espressione di dissenso al regime comunista cinese che affoga nel sangue l’anelito di sovranità del popolo tibetano e che ci sono cittadini che non intendono rimanere indifferenti o complici della barbarie cinese; le mani di Sun Yuxi sono mani sporche di sangue. Le parole isolate di un uomo divengono un uragano quando si trasforma nel grido di tanti presenti: TIBET LIBERO!

I contestatori vengono circondati e dopo una resistenza passiva vengono portati fuori dal giardino. Storia chiusa? Per nulla!

Termine della manifestazione. L’ambasciatore si avvia verso l’uscita, di nuovo con striscioni e bandiere, al grido di TIBET LIBERO, la notte si illumina con due fiaccole rosso fuoco, anche alcuni passanti si uniscono alla pacifica protesta, il volto stizzito dell’ambasciatore fa da suggello all’evento.

Scappa sulla sua macchina lampeggiante, circondato dai suoi lacchè in direzione di un ristorante del posto, la sicurezza non farà passare uno spillo.

Il sorriso di Agostino, l’amore per una terra lontana, l’importanza della sovranità spirituale tibetana, dona forza e gioia a chi sostiene la lotta contro l’occupazione cinese. Sul finire esce un cartello di scuse e sostegno all’atleta azzurra che parteciperà alle olimpiadi. Agnese viene raggiunta dai manifestanti, le vengono spiegate le ragioni della protesta e le viene donata una fascia a lutto per il Tibet da indossare in caso di vittoria.

Invitata a farsi fotografare accanto alla bandiera tibetana, Agnese comprende e si avvicina, i fotografi fanno il loro lavoro. Rimane un segno chiaro e indelebile, a santa marinella questa sera ha vinto il TIBET! Quella che doveva essere la passeggiata gloriosa del satrapo di pechino, si è trasformata in una trappola.
TIBET LA TUA BANDIERA E’ ALTA SUL MARE DI ROMA!
Aurhelio

I conti senza l’oste……… [agnese ci scuserà]

Ringraziamo …. molto…… CIVONLINE, per la cortesia……

Santa Marinella festeggia Agnese Allegrini 28-07-2008 21:03

SANTA MARINELLA – Una bella festa per augurare a nome di tutta la città, un grande successo alla campionessa santa marinellese Agnese Allegrini. La giovane giocatrice di Badbinton, è infatti in procinto di partire per la Cina, dove gareggerà alle Olimpiadi. Alla cerimonia, che si svolgerà Mercoledì 30 Luglio alle ore 20:30 presso l’Orto Botanico, interverranno molti dirigenti della Federazione Italiana, tra cui il Presidente Alberto Miglietta. Sarà inoltre ospite di Santa Marinella, l’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese, Sun Yuxi, anch’esso deciso ad augurare una felice esperienza olimpica all’atleta. Il programma della manifestazione prevede l’intervento ed il saluto dell’assessore alla sport, oltre a quello del sindaco Bacheca. Seguirà il saluto dell’ambasciatore Sun Yuxi, e quello di Agnese Allegrini. Durante il corso della serata saranno inoltre proiettate immagini dell’atleta, e verranno premiati gli intervenuti. “Siamo orgogliosi di ospitare a Santa Marinella Agnese Allegrini – afferma l’assessore La Rosa – che tra l’altro risiede qui, ed è quindi per noi motivo di doppia soddisfazione. Il badminton rappresenta per la nostra città una realtà forte e organizzata, che in questi anni ha dato lustro e portato in alto il nome di Santa Marinella. Abbiamo voluto omaggiare l’immenso impegno di Agnese, facendole sentire intorno il calore e l’affetto della città, augurandole un felice e vittorioso viaggio olimpico”.

Al.D’Al.

TIBET LIBERO!

Femmine, femministe. E donne


Ci sentiamo in dovere di pubblicare un ennesimo e illuminante articolo di Maurizio Blondet. Riteniamo assolutamente doverosa la sua lettura e, nel caso il lettore possegga un blog o un sito, il suo rilancio.

Devo tornare ancora sulla ragazza ammazzata a Lloret del Mar. Mi ci costringono certi commenti. Anzitutto, quelli di stampo «femminista», per fortuna rari.Ma insomma: avrei insinuato che la povera padovanella «se l’è andata a cercare», avrei in qualche modo «assolto» il Gordo, per inconscia solidarietà fra maschi. O avrei incoraggiato a pensarla in questo modo. Un altro ha tirato fuori Santa Maria Goretti: non portava tatuaggini, eppure…Per favore, per favore. Io ho solo detto: sono le ragazze che devono stare più attente ai codici rispetto ai maschi, semplicemente perchè sono loro che vengono più facilmente violentate, messe incinte senza volere, e ammazzate. Il rischio non è teorico: in pochi mesi abbiamo avuto un bel mazzetto di fanciulle in fiore uccise in un contesto di «divertiamoci col sesso».Era un suggerimento salva-vita. Preliminare a qualunque altro discorso, anche morale (per poter essere morali bisogna prima essere persone; e prima ancora, vive) vorrei dire due cose a quelli che «se l’è andata a cercare» e a quelli che «in Italia se la tirano».«Penso che insultare la memoria di questa ragazza non serva a nessuno, la redazione potrebbe almeno cassare il primo commento veramente insulso e volgare, tantomeno serve mettere all’indice percing e tatuaggi visto che non ha funzionato nemmeno con la minigonna le droghe e quant’altro».Arrivo a dire: la ragazza padovana, a meno che non fosse un’altra Maria Goretti (improbabile, per chi va a Lloret del Mar), doveva lasciarsi violentare. E poi denunciare il violentatore. Sopravvivere un altro giorno, un giorno in più di scelte possibili: scegliere se diventare santa o puttana, ma insomma un altro giorno per scegliere.Per questo, tirar fuori i luoghi comuni femministi, qui, è veramente scemo. Quasi quanto tirar fuori Maria Goretti (1). Dimostra solo come tante persone credono di pensare, mentre invece ripetono da pappagalli – per di più, con aria di sufficienza – qualcosa che è stato detto attorno a loro, che hanno assorbito dall’aria: l’aria che tira.Oggi sono miriadi: credono di «vivere la propria vita» e invece sono vissuti da altri, esprimono opinioni di altri, di maggioranze informi, o di entità ancora più losche. Quando infatti si va a vedere chi sono questi «altri», quelli che mettono in circolo certe opinioni e le cavalcano, si resta sgomenti.Un esempio: in queste settimane, corre su tutti gli schermi una pubblicità di una telefonica che annuncia il «regalo» di 500 SMS a chi si abbona. C’è una ragazza che manda un SMS, e cinquecento ragazzi in giro per il mondo gridano, esultanti: «Sono padre!».Ebbene: questa pubblicità è precisamente una «educatrice» delle ragazze col tatuaggino di Lloret del Mar. Una battuta di spirito sul «divertimento» di avere 500 rapporti sessuali con 500 ragazzi diversi. Che riduce a spiritosaggine una faccenda sacra, che può finire in tragedia, e perchè?Non certo perchè vogliono educarvi alla libertà, ragazzi; vogliono solo vendervi qualcosa, rifilarvi un abbonamento, e prendersi i vostri soldi. Se poi finite in forma di cadavere gonfio sotto un cespuglio, a loro non importa. Purchè abbiate versato loro 50 euro di ricarica.Queste pubblicità vanno vietate, e i loro autori incarcerati per uso irresponsabile della suggestione. So che non è possibile, si parlerebbe di «repressione della libertà d’opinione, di espressione, di pensiero». Altri luoghi comuni, invincibili. Almeno, cerchiamo di salvare la vita di alcune di queste ragazze sceme. Dicendo loro che sono sceme e piene di idee false, che hanno assorbito dalla pubblicità.Non manca chi mi ha accusato di spietatezza verso la povera morta. Rispondo: se qualcuno, genitori, amici, l’avesse trattata così spietatamente, magari deridendola e facendola sentire scema, oggi forse sarebbe ancora viva. Di questi tempi anche la «compassione» ha un cattivo odore.Fra i commentatori c’è don Marco. Lo conosco, e ammetto che ne temevo il giudizio. Mi avesse accusato di spietatezza lui, allora sì che dovrei pentirmi. Invece, mi ringrazia perchè ne parlerà ai suoi ragazzi.Conosco un poco don Marco: è un bagnino, che ogni giorno si getta fra le onde luride di una fossa, «la civiltà occidentale» a salvare delle anime perse che affogano. Siccome è un soccorritore ben addestrato, probabilmente sa che la prima carità che un soccorritore deve al bagnante che annaspa è tirargli un bel pugno in faccia. La sola differenza è che il pugno del soccorritore di bagnanti ha lo scopo di far perdere i sensi a quello che sta salvando, perchè non si dibatta; il pugno del soccorritore di anime ha lo scopo di ridare i sensi e la coscienza a chi l’ha persa.Il femminismo – come ogni altra ideologia – non serve al soccorso in mare. Va abbandonato, è un discorso ozioso quando tante ragazze «liberate» annegano. Perciò, dirò ora alcune cose che faranno arrabbiare a morte le femministe e i femministi: preparatevi. Citerò una frase di Sophia Loren, letta da un’intervista tempo fa.Diceva: fino ai 18 anni mi sono vista bruttissima. Una spilungona, col nasone troppo grosso, tettone troppo prominenti, culone… Ho capito di piacere solo da come gli uomini mi guardavano.Sembra una scemenza. Provate a immaginare la Loren a 18 anni (immaginato? Adesso basta, stop); come poteva sentirsi brutta? Ma proprio in grazia del suo cervello di allora, da gallina, la Loren ha detto una verità primordiale, quasi da «archetipo-Venere» – quel tipo di verità che il femminismo, malattia senile dell’illuminismo razionalista, vuole cancellare.Ha detto che la donna viene, letteralmente, «formata» dallo sguardo dei maschi. Che una femmina umana adolescente non esiste per sè, non ha individualità, ma che esiste quando viene plasmata da maschi umani. E’ la subordinazione archetipica, primordiale, che resiste ad ogni chiacchiera sulla «uguaglianza dei sessi», sulla «liberazione femminile», sul «corpo è mio e ne dispongo io».La verità è che, delle ragazze «liberate», dei loro «corpi», dispongono gli altri. I maschi. E la loro tragedia è che incontrano oggi troppi maschi, che non sono uomini. Come può distinguere i maschi dagli uomini, una ragazza? Non è facilissimo (2).Ma almeno questo si può dire: attente ragazze. I maschi, sono quelli che vogliono da voi quella cosa – diciamolo crudamente – che avete fra le gambe. «Solo» quella cosa, non voi come persona. Il guaio è che quella cosa ce l’hanno tutte. Ciò significa che, per i maschi non-uomini, siete intercambiabili. Una di voi vale l’altra. E c’è un’età in cui tutti i maschi non sono ancora uomini, in cui il testosterore urge e la responsabilità manca. Attente a chi vi sottomettete – visto che il vostro destino, femministe a parte, è la sottomissione. Che sia almeno un uomo.Ma come si fa ad attrarre un uomo, se ci si propone con «codici» e «segnali» come tatuaggini, collanine alla caviglia, piercing in quei posti lì? Per il solo fatto che «tutte» le ragazze che vanno a Lloret del Mar hanno gli stessi tatuaggini e le stesse collanine, vi presentate come «intercambiabili». Dei numeri, degli esponenti di una specie zoologica, la Femmina in cerca di Copulatore. Perciò attraete dei maschi sub-umani.Credete forse che i salmoni si scelgano la femmina? Le femmine di salmone sono tutte uguali, intercambiabili, e tutte egualmente attraenti quando raggiungono la maturità sessuale; posssedere una o l’altra è indifferente, per il salmone maschio che ha fatto un viaggio spaventoso, da turista no-Alpitour, risalendo mari e cascate, solo per… scopare.So che invece volete essere riconosciute come «uniche». E’ il vostro diritto più profondo: essere amate per voi stesse, come donne e non solo femmine. Amate da un uomo unico – quello che è destinato per voi – il quale, se non avrà voi, è pronto a ritirarsi in convento o finire nella Legione Straniera.Ai tempi in cui era adolescente Sophia Loren, queste cose le ragazze, più o meno, le intuivano. O meglio, lo intuiva la Afrodite che era sbocciata in loro; lo intuivano dagli occhi che gli uomini e i maschi in genere le incollavano addosso: un invito ad «essere», e insieme un’insidia, un alito rovente.Ma questo, era prima della pubblicità televisiva ripugnante e totale. Oggi, ho l’impressione che le ragazze si facciano plasmare non più dagli sguardi degli uomini, ma dalla pubblicità losca. Forse è qui il guaio.La pubblicità, questa predicatrice della «libertà sesuale» a scopo commerciale, mette in scherzo una cosa terribile e sacra – e il sacro è sempre vicino alla tragedia. A Perugia, a Lambrate e a Lloret del Mar sono morte ragazze che s’erano lasciate convincere che il sesso è un gioco come tanti, come una partita di calcetto. Ma il sesso non è mai un gioco. O se lo è, è un gioco mortale. E’ il gioco della danza col toro, il grande toro nero che soffia dalle narici fumanti, l’archetipo non-addomesticabile in eterno.E’ un gioco come lo è la corrida in Spagna (3), ultima propaggine di più antichi rituali che si perdono nella notte dei tempi; quel gioco che giocarono i danzatori e le danzatrici sui tori nella civiltà minoico-cretese, il gioco del dio Mitra che cavalca sul toro e gli piega la potente cervice.Non capire la profondità terribile del gioco che sono indotti a giocare dalla pubblicità, è quella che condanna i giovani a questa sorta di «autismo» di cui danno prova ogni giorno, quando finiscono in cronaca nera.L’autismo è un grave disturbo mentale, tipico degli schizofrenici. Essenzialmente, gli autistici non sanno capire cosa provano le altre persone. La mimica, il linguaggio del corpo, le smorfie o i sorrisi della faccia degli altri, a loro non dicono nulla. Per questo gli autistici sono capaci di crudeltà incredibili, o passano per insensibili indifferenti. Non è vero, sono solo malati.La maleducazione – oggi instillata da enti diseducatori, ideologici e pubblicitari – all’egoismo e all’edonismo, alla «spontaneità» come obbedienza agli impulsi, ha reso tanti nostri giovani dei malati di questo tipo.In grado diverso, sono – siamo (4) – autistici, nel mondo d’oggi. Ermeticamente chiusi agli altri, al loro vero sè, al loro soffrire o sorridere. E perciò sempre alla ricerca di «emozioni», sempre «forti»: è un tentativo disperato, patologico, di forare la coltre di indifferenza che gli ha sepolto l’anima – l’anima di un autistico che non capisce gli altri dalla faccia, ma solo dai loro codici d’abbigliamento e tatuaggini.Non funziona mai, questo tipo di indifferenza è imperforabile, perchè viene «da dentro»: dal buco vuoto che è aperto là dove dovrebbe esserci «l’io», e non c’è nulla. Viene da una carenza dell’anima.Occorrono dunque dosi più «forti»; fino alla la perdita del controllo, che è addirittura ricercata spasmodicamente. Così può finire che uno ammazzi la femmina con cui si stava «divertendo». E le ragazze, che accettino la dose di droga necessaria, l’abbrutimento della mente che serve per far tacere il disgusto, lo squallore di sè che – quando si danno a Lloret del Mar – non possono fare a meno di sentire.
1) Non si ha diritto di interloquire se non si capisce la differenza tra la padovanella in vacanza e Santa Maria Goretti. Non è ammesso, in questo sito, parlare a vànvera, tanto per dar fiato alla bocca. L’omicida di Maria Goretti si fece l’ergastolo, poi, finchè visse, portò fiori alla sua vittima e la pregò, sapendosi perdonato. Basta questo per gridare al miracolo.2) Può essere un indizio sentire, in un luogo di vacanza, un ragazzo che dice: no, stasera non vengo in discoteca perchè domattina faccio un’immersione, o devo lanciarmi col parapendio, o perchè mi interessano le pitture rupestri, o – persino – perchè il rumore mi rincoglionisce e tutto quell’alcol mi fa bruciare lo stomaco. Nei panni di una ragazza in fiore, mi farei incuriosire da un tipo così. Magari, vuoi vedere, ha un «io».3) Ora attendo rassegnato qualche dozzina di rimproveri animalisti: ma la corrida va abolita! E’ uno scandalo! Povera bestia! Lo dico subito: io sono a favore della corrida. Voglio che sia salvata come Venezia, come l’ultima tribù amazzonica, come un quadro di Leonardo, il segno di un passato pre-illuminista. Come un patrimonio dell’umanità in via di sparizione (con l’umanità). Perchè lo è: è un reperto archeologico dei tempi in cui l’Uomo combatteva col Maschio, anzichè servirlo. A salvare la corrida basterebbe il nome dell’abito che indossa la espada (o come diciamo noi, il torero): «Traje de Luz», abito di luce. «Vestite le armi della luce», gridava San Paolo, insomma, «tutti toreri!». Non a caso Paolo viene raffigurato con la spada in mano. La prima, temibile espada cristiana.4) Non dico infatti queste cose ai giovani dall’alto di non so quale superiorità. Le dico, diciamo, dal basso: delle esperienze vissute, degli sbagli accumulati. In modo da risparmiare a voi di ripeterli tutti; se non altro, per farvi risparmiare tempo e lunghi giri viziosi in sentieri smarriti.

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Ragazze, imparate i codici – di Maurizio Blondet

Tra la marea di commenti al mio articolo sul Rasta e la Cassazione (lettura deprimente, con tanti «esperti» di Ganja) , mi ha colpito uno. A proposito della ragazza ammazzata in Catalogna, Silvia scrive: «No, no, una ragazza con tatuaggio, diamantino nel dente, orecchino, è una ragazza molto solare, che lavora per pagarsi le vacanze all’estero, per fuggire dalla noia mortale della provincialità. Il Gordo però adesso ha sulla coscienza la morte di una ragazza che è andata a spegnere la sua solarità molto lontano…».Perchè mi ha colpito? Perchè il pericolo per tante ragazze è proprio in questo: nel non essere consapevoli del «messaggio» che emanano con il codice del vestiario o degli ornamenti. Una si fa delicati tatuaggi in certe parti, si fa mettere un brillantino sul dente ed è convinta di dire al mondo: «Guardatemi: sono una ragazza solare, che emana solarità». Ignara che per altri, per lo più maschi, nati in mondi lontani, il messaggio risulta: «Ecco un’altra di quelle che sono venute qui a farsi scopare». E non è un equivoco, da parte del Gordo.Anzitutto uno come lui, avventizio lavapiatti che bazzica a Lloret del Mar a caccia di donne, ha esperienza diretta di centinaia di ragazze, di impiegate provinciali, italiane o no, che sono venute lì proprio a scopare: ed hanno lo stesso diamantino, la stessa catenina alla caviglia, gli stessi tatuaggini sulla nuca o sul pube della ragazza «solare».Io stesso ho conosciuto decine di impiegate milanesi che sciamano due settimane nei «villaggi-vacanza», o posti come Lloret (tutti uguali), con lo scopo preciso di fare sesso. Non le giudico: la vita delle impiegate a Milano è squallida, l’incontro sessuale resta difficile o almeno impegnativo. Ma almeno, se non vogliono finire veramente male, quando «vanno all’estero» per la «vacanza» che si sono pagate lavorando, dovrebbero rapidamente imparare alcune cose.Anzitutto: «l’estero» è il vasto mondo, affollato di esseri che hanno radici, lingue, culture e società diverse, ed hanno un passato di cui le ragazze di provincia non sanno nulla. I voli charter hanno messo in grado di andare «all’estero» in poche ore troppi sprovveduti, che estendono questa facilità anche al vasto mondo. Il vasto mondo resta difficile.I mari tropicali celano pesci bellissimi con pungiglioni letali, le foreste piante carnivore, velenosi ragni, sui quali il viaggiatore avvertito si informa in anticipo; Uruguay e Venezuela non sono come la provincia di Padova; sono società guaste, devastate, dove la disperazione e la violenza sono endemici, dove la durezza vitale forma esseri umani addestrati ad abbrancare ciò che viene – alcool o altro – come viene, perchè domani non si sa.Almeno di questo, una ragazza di provincia deve essere avvertita. Altrimenti è meglio che, in vacanza, vada a Lignano Sabbiadoro. Lì potrà esercitare la sua «solarità» esibendo tatuaggini, con rischio diminuito. Perchè i codici del vestiario e del corpo sono linguaggi. E come tutti i linguaggi, vengono compresi solo dalla cerchia che frequentiamo.Magari fra i suoi amici padovani, la povera ragazza era considerata «solare», una allegra bonacciona; magari loro sanno dare il peso che meritano agli inviti sessuali impliciti nei tatuaggini (sono solo uno scherzo, è una brava ragazza che lavora tutto l’anno). Ma non si può pretendere che altri, che vengono da altri passati e società – di cui la ragazza non sa nulla – intendano i segnali allo stesso modo.Si aggiunga che gli stessi messagi, presunti «solari», assumono un significato tutto diverso quando sono esibiti di notte. Un tatuaggino pubico ha un senso sulla spiaggia, in piena abbronzatura; un altro in discoteca alle due del mattino. Il mondo notturno ha i suoi notturni abitanti, con le loro voglie notturne, parlano le lingue della notte.Abbiamo visto le foto della ragazza di Padova, scattate dall’amica (altra tenebra) nella discoteca finale: abbiamo visto il Gordo che le stava addosso, con tutti i suoi tatuaggi, biascicandole baci sulla faccia da brava impiegatina. Per il Gordo, una simile vicinanza, simili approcci accettati, avevano un solo sbocco naturale. Per la ragazza padovana no, magari.Ma allora, che cosa ci voleva a respingerlo? Lì in discoteca, fra tanti amici, uno spintone, una parola secca, era impossibile? Avrà pur sentito l’odore alcoolico del suo fiato, il pulsare sudaticcio del drogato. Non era poi irresistibile, il Gordo. Alla peggio, lo si poteva piantare lì e ci si poteva chiudere in albergo, a pochi passi: pazienza, una serata rovinata, domani è un altro giorno.Invece la povera padovana, esce con lui. Sta via qualche ora. Poi ritorna in discoteca. Che cosa c’è di «solare» in questo?A meno che «solare» non significhi, per Silvia, questo: ragazza improvvidamente fiduciosa. Che nella vita vede solo il sole ed esseri «solari» attorno a sè. Per cui tutto il mondo è il suo paese padovano, dove tutti si conoscono e si capiscono.Per ragazza molto solare, io intendo un altro tipo: una che sta al sole, che vive nel sole, che la sera – dopo tante nuotate, dopo tanto mare – magari è troppo stanca per andare in discoteca a farsi biascicare da uno sconosciuto ubriaco. Forse sbaglio io, dev’essere questione di codici.A me, a dirla tutta, il termine «ragazza molto solare» suona come una retorica falsa; la stessa retorica, vischiosa pietà che i TG hanno riversato sulla ragazza uccisa lasciata in un cespuglio: poveretta, era lì a «vivere la propria vita», voleva solo divertirsi, e invece… invece, il vasto mondo sconosciuto ha fatto scattare una delle sue mille trappole.Trappole che il viaggiatore avvertito, s’intende, riconosce, avendo magari appreso qualcosa prima: quella bella lucertola colorata del Kenia schizza veleno, la dolce antilope ha corna affilate e uno spirito aggressivo, i pesci variopinti non sono gli stessi dell’acquario e della fontana italiana.Con molto dispiacere, bisogna ammetterlo: il provincialismo uccide. Il provincialismo non rende capaci a sopravvivere nel vasto mondo. I suoi codici sono equivoci, portati altrove da un volo charter.Ne scrivo, e so già di sprecare fiato e inchiostro. Perchè i nostri giovani li ho conosciuti un po’, in scuole, in corsi di formazione, e conosco la loro chiusura ermetica ad imparare il vasto mondo. Conosco anche troppo l’importanza parossistica che danno al loro vestiario come «codice identitario», unita alla totale incoscienza del «messaggio» che il codice manca.Tante volte ho ripetuto a giovani disoccupati: quando vi presentate a cercare lavoro, non presentatevi con l’orecchino, i capelli lunghi, le treccine rasta. Quelli sono messaggi destinati ad altro ambiente, al «tempo libero», al «vivere la propria vita»; il lavoro richiede messaggi e codici diversi, e il messaggio che date è: questo non ha voglia di lavorare, è trasandato, dunque impreciso, è insubordinato, incapace di disciplina…Tutto inutile. Ci tenevano, al loro vestiario. Affidavano ad esso la loro «personalità», la loro «originalità». Originalità che coincide con il conformismo vigente nel loro ristretto gruppo. Perchè l’originalità del vestire è l’ultimo, non il primo tocco della originalità di una persona; prima, devono venire opere originali, originali scoperte, un modo originale – cioè profondo e non superficiale – di studiare, lavorare e capire.Troppo facile cominciare dalla cosa più facile, saltando tutte le tappe intermedie. Ed anche, alla fine, pericoloso: si rischia di vincere il Premio Darwin, che va a quelli che, incapaci, vengono eliminati dalla «selezione naturale» nel vasto mondo. Ma so di dire parole al vento. Lo vedo dai commenti.

Tratto da: http://www.effedieffe.com/

Artifex a Casperia

“..C’era una volta, tanto tempo fa, un Borgo incantato ai confini del bosco.
Era li che in una magica notte d’estate fate e folletti si incontravano
e danzavano insieme al suono dell’arpa …
..fino alle prime luci del giorno .”
Questo posto chiamato Casperia (RI) è il teatro della terza edizione del Casperia Festival, l’evento di musica e cultura irlandese
che caratterizza la prima settimana di luglio della verde terra Sabina.

5 Luglio 2008 ore 19:00, ingresso libero

Programma:
Ore 18:30
Apertura delle botteghe nel Borgo Fatato..(Per chi vuole catapultarsi in questo meraviglioso viaggio saranno a disposizione dei truccatori).
Ore 19:30 Apertura Stand gastronomico
Ore 21:00
Inizio esibizioni musicali e danze tradizionali nelle piazze del centro storico con: Fimm FolkWillow’s the Wisp – Rincigi Linne
Come arrivare
IN AUTO
provenendo:dal Nord e dal Sud Italia, attraverso l’ autostrada A1 Roma/ Firenze,uscita Ponzano Soratte.
Proseguire verso Cantalupo in Sabina e poi per Casperia(10 km dalcasello dell’ A1)
Da Roma
percorrere la Via Salaria (S.S. 4) fino a Passo Corese (Km 35,5). DaPasso Corese la via Ternana (S.S. 313) conduce a Casperia (20 Km circada Passo Corese).
IN TRENO DA ROMA :
– prendere la linea ferroviaria Roma Tiburtina/Orte o servizio metropolitano che collega l’aereoporto di Fiumicino con la stazione Sabina, facendo attenzione che le stesse facciano scalo alla stazione di Poggio Mirteto. Dalla stazione di Poggio Mirteto il Festival dista circa 12 Km che si potranno percorrere tramite il servizio Cotral (per le coincidenze consultare il sito internet del Cotral).
a cura de l’ Associazione Culturale Radici Sabine
www.casperiafestival.it/HOME.htm
Le ragazze del Cuib femminile di Raido saranno presenti con un loro stand