L’angolo della poesia……

Vecchi e i giovani

Via, combattete gli uni accanto agli altri, giovani,

non date abbrivo a fughe turpi, al panico,

fatevi grande e vigoroso l’animo nel petto,

bandite il gretto amore per la vita,

ché la lotta è con uomini; non lasciate, fuggendo,

chi non ha più l’agilità: gli anziani.

E’ uno sconcio che un vecchio cada in prima fila

e resti sul terreno innanzi ai giovani,

con quel suo capo bianco e il mento grigio, e spiri

l’animo suo gagliardo nella polvere,

con le mani coprendo le pudende insanguinate

(spettacolo indecente, abominevole),

nude le carni: nulla c’è che non s’addica a un giovane

finché la cara età brilla nel fiore.

Da vivo, tutti gli uomini l’ammirano, le donne

l’amano; cade in prima fila: è bello.

Resista ognuno ben piantato sulle gambe al suolo,

mordendosi le labbra con i denti.

Tirteo, poeta spartano, VII sec. a. C.

Pensieri Antimoderni

Nicolás Gómez Dávila, Pensieri antimoderni,
a cura di Anna K. Valerio, pp. 124. Edizioni di Ar. Collezione: Gli ‘inattuali’. Euro 11,00.

Nicolás Gómez Dávila: arcangelo iberico dell’assoluto, voce di ineguagliata purezza, nel Novecento, sprezzator cortese ma terribile, inumano poeta del sovrumano, pensatore della passione del vero, delle passioni di Dio per l’uomo incomune, mirabile – delle venture di Dio nelle venture del grande. Il suo disprezzo, estremo, ascetico, miliziano, immane, per il grottesco presepe della modernità – figurine prive di spessore, di sensi e di senso, e tumide di retorica – è contrabbandato a mezzo stampa come anticonformismo. In realtà questo scrittore perfetto, nemico di tutto ciò di cui l’oggi è amico (democrazia, umanitarismo, progressismo, egualitarismo, gregge), la più alta, spiegata voce-contro del Novecento, il più lucido confidente del bello arcaico, il più grave sprezzatore di chi ostenta i buoni sentimenti, che odiò sempre e sempre schernì l’intellettuale, il giornalista, il cortigiano delle masse, è la cattiva coscienza di ogni letterato e filosofo che non abbia detto un analogo, necessario no alle petulanze della modernità. http://www.edizionidiar.com/
Spartiacque da http://www.cultrura.net/ Se c’è una figura che nel suo scabro portamento italico effonde l’evoliana “efficacia per presenza”, questi è Vincenzo Campagna, noto presso il suo séguito per la decisione con cui ribadisce e incarna la disusata massima: “dove c’è una volontà c’è una via”. Ebbene, tale raro uomo di opere e non di sermoni ha fatto eccezione al suo fastidio per gli sprechi d’inchiostro e ci ha comunicato le sue impressioni sul volume appena uscito di Nicolàs Gòmez Dàvila, Pensieri antimoderni (Ar, 2008), in una lettera che ci colma di fierezza. Eccone la trascrizione: “Pensieri antimoderni è un testo che segna, con espressioni definitive per il nostro tempo, lo spartiacque tra due semi e tipi del genere umano, tra due forme etologiche e due strutture ideologiche. Quella di Nicolàs Gòmez Dàvila è una lettura che permette di puntare la mira – e di scoprire le proprie mire – su ciò che si ha da compiere. Nella figurazione metaforica dei significati di un ideale ordine di Sparta, essa traccia la linea netta di divisione (e di chiara decisione) tra chi ha di mira gli ‘spartiati’ e chi ha di mira gli ‘iloti’. Immediatamente oltre questa costellazione di stile da ammirare e di precetti da osservare, si stende l’orizzonte delle ‘idee senza parole’.”

Vedi anche:Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, Milano, Adelphi, 2001. Selezione da Escolios a un texto implícito del 1977
Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole,Milano, Adelphi, 2007. Selezione da Escolios a un texto implícito del 1977

AFORISMI

La volgarità dell’anima e del corpo è il castigo che l’ascetismo impone alla società che lo rifiuta.
I Vangeli e il Manifesto del partito comunista sbiadiscono; il futuro del mondo appartiene alla Coca-Cola e alla pornografia.
Al volgo non interessa essere libero, ma credersi tale.
Il popolo sopporta di essere derubato, purché non si smetta di adularlo.
Il popolo non elegge chi lo cura, ma chi lo droga. Non biasimiamo il capitalismo perché produce disuguaglianze, ma perché favorisce l’ascesa di tipi umani inferiori.

Un corpo nudo risolve tutti i problemi dell’universo.
Educare l’uomo è impedirgli la “libera espressione della sua personalità”.
La bruttezza di un oggetto è la condizione preliminare del suo moltiplicarsi su scala industriale.
La forma sublime del disprezzo è il perdono.
L’amore per il popolo è vocazione aristocratica. Il democratico lo ama soltanto in periodo elettorale.
Più che un cristiano sono forse un pagano che crede in Cristo.
La religione non è nata dall’esigenza di assicurare solidarietà sociale, come le cattedrali non sono state edificate per incentivare il turismo.
La società moderna si concede il lusso di tollerare che tutti dicano ciò che vogliono perché oggi, di fondo, tutti pensano allo stesso modo.
Lo storico democratico insegna che il democratico uccide solo perché le sue vittime lo costringono a farlo.
Quanto più gravi sono i problemi, tanto maggiore è il numero di inetti che la democrazia chiama a risolverli.
Quanto più una cosa è importante, tanto meno importa il numero dei suoi difensori. Se per difendere una nazione c’è bisogno di un esercito, per difendere un’idea basta un solo uomo.
Questo secolo di pedagogia proletaria predica la dignità del lavoro, come uno schiavo che calunnia l’ozio intelligente e voluttuoso.
Questo secolo sprofonda lentamente in un pantano di sperma e di merda. Per maneggiare gli avvenimenti attuali gli storici futuri dovranno mettersi i guanti.
Respiro male in un mondo non attraversato da ombre sacre.

Nicolás Gómez Dávila – Uno di noi!