2 Ottobre – AUGURI A TUTTI I NONNI| Notizie ProVita

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La Festa degli Angeli Custodi e quindi anche dei… nonni!

I nonni, infatti, sono spesso una figura che protegge, che cura, che veglia sui nipoti con uno sguardo più lungimirante (la vita insegna a vivere…) e forse più benevolo rispetto ai genitori, sovente troppo affaccendati per fermarsi a contemplare i doni che sono i loro figli o troppo coinvolti nella relazione per riuscire a guardarla in maniera obbiettiva.

I nonni incarnano le nostre radici – e sarebbe bello che venisse insegnato ai bambini a interrogarli sul loro passato – e dunque, seppur indirettamente, rimandano il nostro far parte di una storia, di non essere frutto del caso. Una storia che ci dà sicurezza, e che dovremmo rispettare di più.

La figura dei nonni è oggi in continua evoluzione e, per necessità, in certe situazioni si trasforma in quella di baby-sitter sempre a disposizione. Se questo supera certi limiti dettati dal buonsenso, può rivelarsi sbagliato: in primis per i bambini, che avrebbero diritto di vivere con i nonni momenti privilegiati, e non relazioni troppo simili (o sostitutive) rispetto a quelle genitoriali; in secondo luogo per i genitori, che – per volontà o per costrizione – perdono in parte la loro prerogativa genitoriale; infine per i nonni stessi, che alla loro età avrebbero anche diritto a un meritato riposo e a del giusto tempo per coltivare le proprie passioni.

Ad ogni modo, ai nonni già “navigati” e ai nonni “in attesa” di conoscere il proprio nipotino vanno i nostri migliori auguri e un sentito GRAZIE!

P.s.: Ai nonni abbiamo dedicato due articoli nel numero di ottobre della nostra rivista Notizie ProVita. Fai una libera donazione alla nostra Onlus (vai qui), per ringraziarti te ne invieremo a casa una copia.

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Il vecchio nonno e il nipotino

(Fratelli Grimm)

Più di cento anni fa, in un grazioso paesino in cima alle montagne, viveva una famiglia simpatica e allegra. C’era Ottaviano, il papà, che faceva l’inventore e progettava magnifici macchinari; Margherita, dolce mamma casalinga che teneva tutto pulito e in ordine e si prendeva cura di tutti; nonno Gualtiero, che conosceva la montagna come le sue tasche, sapeva il nome di tutte le piante e degli animali del bosco ed era socievole e gioviale. A completare il quadro di questa famiglia felice, arrivò un bel bambino: fu chiamato Alessandro e rese, se possibile, ancora più lieta e piacevole la vita di queste persone.

Ottaviano e Margherita erano raggianti: avere un figlio era stato da sempre il loro desiderio più grande, e adesso si era realizzato. Il nonno, dal canto suo, adorava il suo nipotino e lo portava spesso a fare passeggiate all’aria aperta, cercando di infondergli, fin da piccolissimo, l’amore per la natura.

Le cose andarono bene per qualche anno, poi però tutto cambiò. Ottaviano non riusciva più a lavorare, la sua genialità si era come esaurita e le sue invenzioni non erano apprezzate. Margherita era sempre stanca, non faceva che lamentarsi tutto il giorno. Il nonno poi si era ammalato: era diventato molto vecchio, le gambe non gli reggevano, aveva perso i denti e non udiva né vedeva più come un tempo. In quella casa ormai nessuno era felice, nessuno sorrideva più.

Durante i pasti, mentre Ottaviano litigava sempre con Margherita per qualcosa, il nonno Gualtiero mangiava in silenzio con aria triste, nel tenere il cucchiaio la mano gli tremava e spesso versava il suo brodo sul tavolo. Il figlio e la nuora lo guardavano con insofferenza e lo rimproveravano: “Insomma, guarda cosa hai fatto!”, strillava Margherita mentre puliva il disastro.

Un giorno in cui era particolarmente stanca, Margherita perse la pazienza e mise il nonno a mangiare in disparte, ad un tavolinetto vicino alla stufa. Un’altra volta il nonno fece cadere per terra la sua ciotola di terracotta e questa si ruppe in mille pezzi: “Basta! Da oggi ne avrai una di legno!”, sbraitò la nuora. Gualtiero cercava di parlarle e di scusarsi: “Abbi pazienza cara, purtroppo non sono più il vecchietto energico di una volta, sono malato adesso”. Margherita faceva finta di non ascoltare, poi si voltava dall’altra parte e piangeva in silenzio.

Un giorno, il piccolo Alessandro, che aveva compiuto quattro anni da poco, stava giocando per terra con delle piccole assi. Il papà, che non aveva più l’entusiasmo di una volta e non giocava col figlio da tempo, fu incuriosito nel vedere il bambino tanto concentrato nel gioco. “Cosa stai costruendo, Alessandro?” gli chiese. “Oh papà, sto fabbricando una piccola mangiatoia”, rispose il bambino senza distogliere l’attenzione dal suo lavoro. “E perché mai?”, gli chiese Ottaviano sempre più stranito. “Servirà a te e alla mamma quando sarete vecchi”, fu la risposta innocente e immediata di Alessandro.

Ottaviano restò di sasso, prese il figlio tra le braccia, lo baciò e lo strinse forte forte, poi chiamò la moglie tra le lacrime e strinse anche lei. “Dobbiamo scusarci con il nonno!”, disse Margherita, “lo abbiamo trattato indegnamente, siamo stati ciechi e insensibili!”. E Ottaviano aggiunse: “Il nostro piccolo Alessandro ci ha osservati, ha percepito la nostra cattiveria e con un solo gesto ci ha aperto gli occhi; andiamo dal nonno prima che sia troppo tardi per rimediare!”.

Da quel momento, il nonno Gualtiero venne trattato col dovuto rispetto, riprese il suo posto a tavola e cominciò a raccontare storie belle e avventurose ad Alessandro.

La mamma e il papà li guardavano e sorridevano.

Nonno e nipotino insieme avevano compiuto un vero miracolo: ridare il sorriso alla loro famiglia!

Fonte storia: Filastrocche.it

Redazione