14 Maggio 1943 – Le bombe dei liberatori su Civitavecchia

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Vogliamo fare chiarezza, oltre che esortare tutti i civitavecchiesi a prendere coscienza della propria identità e a ricordare i propri morti, vittime di una strategia di guerra tanto vile quanto distruttiva. Vogliamo precisare che la nostra città non fu bombardata dai tedeschi – cosa di cui molti nostri giovani concittadini sono – incredibilmente – convinti, bensì dai “liberatori” anglo-americani. Nel maggio del 1943 il Regno d’Italia era infatti ancora schierato in guerra al fianco della Germania, anche se la recente sconfitta delle truppe dell’asse in Africa settentrionale e la ormai prossima invasione del territorio nazionale avevano minato la stabilità politica del governo. Le distruzioni e i sacrifici imposti dalla guerra, in particolare dalle criminali incursioni aeree degli Alleati, avevano dato alle popolazione molti patimenti ingenerando un sentimento di insofferenza nei confronti della guerra stessa, elemento che ingrossò le file dei voltagabbana dell’8 settembre che lo stesso anno avrebbero tradito la loro patria e il loro popolo. Nel maggio del ’43 l’Italia era ancora impegnata sui vari fronti di guerra al fianco dell’alleato germanico. Nell’ottica del piano di conquista, che prevedeva l’assoggettamento dell’intero continente europeo, gli alleati convennero che l’invasione dell’ Italia, considerata “il ventre molle d’Europa” fosse la via più rapida per ottenere tale obiettivo. Era tuttavia necessario “ripulire il terreno” prima dell’invasione, in quanto a dispetto della propaganda antifascista e anti-italiana, i nostri soldati, tutt’altro che vigliacchi e pronti alla resa, potevano ancora costituire – e costituirono – un forte ostacolo all’invasione. Per questa ragione gli inglesi e gli americani, forti di una netta superiorità aerea, attuarono sistematiche incursioni aeree e bombardamenti a tappeto (definizione inventata dal criminale Churchill) sul territorio Italiano, in particolare su tutti gli obiettivi quali porti, aeroporti, stabilimenti industriali e installazioni militari, che avrebbero ridotto le capacità difensive italiane.

Civitavecchia era gia all’epoca uno dei principali porti del Mar Tirreno, e durante la guerra era stata la base di partenza di numerose navi cariche di truppe e di rifornimenti dirette in Africa. Il 14 maggio del 1943 la città era affollata da truppe e mezzi militari in procinto di essere imbarcati per la Sardegna, che si temeva fosse il prossimo obiettivo dell’invasione anglo-americana. Alle 15 furono avvistate numerose formazioni di bombardieri americani B-17, conosciuti come fortezze volanti, provenienti dalle basi alleate in Tunisia. In 8 successive ondate la quasi totalità di Civitavecchia fu rasa al suolo (l’80% degli edifici) causando un numero di vittime imprecisato, poiché erano presenti in città un gran numero di soldati. Dopo i bombardieri giunsero formazioni di caccia americani, che sorvolando a bassa quota la città spararono sulle persone e i mezzi che riuscivano a individuare. Una autentica e inutile strage. I civitavecchiesi scomparsi in quell’occasione furono oltre 500, contemporaneamente vennero colpite anche le città di Olbia, Sassari, Alghero e Porto Torres, interrompendo così ogni collegamento marittimo tra la penisola e la Sardegna. La popolazione si ridusse rapidamente da ventimila a tremila abitanti, poiché i superstiti furono costretti ad abbandonare la città per evitare ulteriori incursioni aeree (dal 1943 al 1945 se ne verificarono ben 86, tuttavia la più violenta e distruttiva fu proprio la prima)

Ciò che occorre precisare è che questa azione non fu tesa esclusivamente al conseguimento di una vittoria militare, ma era deliberatamente rivolta contro obiettivi sia militari che civili, al fine di causare il maggiore numero di morti e distruzioni possibili. La nostra città non subì un trattamento diverso dalle città di Hiroshima e Nagasaki, delle centinaia di villaggi del Vietnam bombardati con il Napalm o dalle città irachene e afghane devastate e occupate da coloro che, venuti in nome della santa democrazia, si sono rivelati nient’altro che degli impostori. Dei colonizzatori che sotto la minaccia della distruzione totale hanno imposto la loro egemonia politica e militare, affermando la loro “cultura” e le loro usanze, infangando la memoria di coloro che anziché arrendersi alla loro volontà si sono battuti fino alla fine per salvare almeno l’onore della patria e del popolo italiano.

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Tutto questo è oggi drammaticamente estraneo alla memoria dei civitavecchiesi, tanto da poter tollerare la presenza nel miglior punto panoramico della città di un ridicolo idolo di cartapesta inneggiante alla distruzione della città.